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🔍 Pubblicata una nuova ricerca su competizione e sinergia tra tetti verdi e fotovoltaico con il caso studio di Padova
🎓 Due tesi di dottorato che impiegano il remote sensing per analizzare il gas flaring e la coltivazione della palma da olio africana
🛢️ La prima Padova Climate Action Week con due eventi sul ruolo della società civile e dell’accademia per il phase-out dai combustibili fossili
🇪🇺 Un intervento sull’Italia alla conferenza “Leadership europea nell’eliminazione graduale dei combustibili fossili: lezioni apprese e direzioni future”
📚 È aperta la seconda call della laurea magistrale Erasmus Mundus CCD-STeDe per l’anno accademico 2026/2027!
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Buona lettura!
È stato pubblicato sulla rivista Urban Climate il nuovo studio "Equity-oriented GIS-MCDA mapping of urban rooftops for green roofs and photovoltaic systems: competition and synergies in Padua, Italy" redatto da Abdullah Ahmadi, Daniele Codato, Francesca Peroni e Massimo De Marchi del gruppo di ricerca Cambiamenti climatici, territori e diversità del Dipartimento ICEA dell'Università di Padova.
L’articolo introduce un framework analitico basato su GIS denominato modello RT4ES (Rooftops for Equity and Sustainability) che, applicato alla città di Padova ma replicabile ovunque, offre una delle valutazioni più complete fino ad oggi sul potenziale dei tetti urbani come strumenti di resilienza al cambiamento climatico, sia come tetti verdi che come superfici solari fotovoltaiche. Lo studio va anche oltre la semplice fattibilità tecnica per porsi una domanda più difficile: dove dovremmo intervenire, e per chi?
Le città di tutta Europa sono sotto pressione per adattarsi ai cambiamenti climatici riducendo al contempo le emissioni di carbonio. Le tecnologie per i tetti (tetti verdi e pannelli solari fotovoltaici) sono ampiamente promosse come parte della soluzione. Eppure, la maggior parte delle analisi esistenti le tratta in modo isolato.
Inoltre, le infrastrutture verdi e le soluzioni di energia rinnovabile, se implementate senza attenzione all’equità sociale, rischiano di approfondire le disuguaglianze esistenti: rinverdire i quartieri più abbienti trascurando quelli svantaggiati, o generare energia per chi può già permettersela.
Il modello RT4ES funziona in due fasi. Nella prima, identifica quali tetti sono strutturalmente adatti per quattro tipi diversi di interventi:
Tetti Verdi Estensivi: sistemi vegetati leggeri per tetti residenziali a bassa pendenza
Tetti Verdi Intensivi: sistemi a substrato più profondo per edifici non residenziali più grandi e strutturalmente robusti
Giardini sui Tetti: spazi verdi accessibili per la produzione alimentare o l’uso comunitario, su tetti piani
Sistemi Fotovoltaici: pannelli solari su tetti piani, a bassa pendenza e moderatamente inclinati
L’analisi utilizza modelli del terreno derivati da rilievi LiDAR, immagini satellitari e immagini aeree ad alta risoluzione, dati pubblici sugli edifici e dati scaricati da OpenStreetMap, tutti disponibili pubblicamente, elaborati tramite Google Earth Engine e QGIS. Le falde del tetto esposte a nord sono state escluse dai calcoli dei Sistemi Fotovoltaici e sono state applicate soglie di area minima per ciascuna tipologia tecnologica.
In secondo luogo, costruisce due indici compositi di vulnerabilità, un Indice di Vulnerabilità Socio-Economica (SEVI) e un Indice di Vulnerabilità Ambientale (EVI), e li combina con l’idoneità dei tetti per produrre mappe di priorità ponderate per l’equità a livello delle 40 unità urbane di Padova (aree amministrative sub-comunali).
Il SEVI si basa su indicatori quali reddito basso, provenienza migratoria, anzianità, famiglie numerose e isolamento sociale. L’EVI cattura i fattori di stress ambientale: temperatura della superficie, copertura impermeabile, mancanza di spazi verdi e parchi pubblici limitati. Il punteggio di priorità finale pesa la vulnerabilità sociale al 40%, la vulnerabilità ambientale al 35% e l’idoneità fisica dei tetti al 25%.
Su 29.493 edifici di Padova, il modello identifica 11,67 km² di superficie di copertura netta idonea. Suddividendo per tecnologia:
I sistemi fotovoltaici hanno la più ampia applicabilità: 11,93 km² su più di 30.000 tetti
I tetti verdi estensivi coprono 7,25 km² su circa 24.000 tetti, prevalentemente residenziali
I giardini sui tetti sono adatti su 3,69 km²
I tetti verdi intensivi, limitati a grandi edifici non residenziali, rappresentano 2,71 km²
Se tutte le opzioni di rinverdimento praticabili venissero attuate, combinando tetti verdi estensivi su tetti a bassa pendenza con giardini pensili su superfici piane, Padova potrebbe guadagnare circa 10,94 km² di nuova superficie vegetata, ovvero 1094 ettari pari a 10,94 milioni di metri quadrati di verde. Ciò corrisponderebbe a quasi il 21% dello stock esistente di spazi verdi al livello del suolo della città, portando potenzialmente la copertura vegetata complessiva della città dal 56% a circa il 68%.
Sul fronte energetico, il potenziale stimato di generazione fotovltaica sui tetti, circa 0,84 TWh all’anno, coprirebbe circa il 302% del consumo elettrico domestico attuale di Padova. I tetti della città, in altre parole, potrebbero generare molta più energia solare di quanta i suoi residenti attualmente utilizzino.
Sui tetti residenziali a bassa pendenza, i tetti verdi estensivi e i sistemi fotovoltaici si escludono a vicenda: installare uno significa rinunciare all’altro. Ciò crea un dilemma pianificatorio, poiché si tratta proprio dei tetti che si trovano sopra comunità diverse con esigenze differenti. La zona di competizione copre una quota significativa dello stock residenziale di Padova, con una sovrapposizione che raggiunge il 90% dell’area idonea in alcune unità urbane.
Sui tetti piani non residenziali il quadro è più ottimistico. I tetti verdi intensivi, giardini pensili e sistemi fotovoòtaici possono essere co-implementati sulla stessa superficie, creando quelle che gli autori e le autrici chiamano configurazioni “biosolari”. La vegetazione raffredda i pannelli, aumentandone l’efficienza; i pannelli forniscono ombra, riducendo lo stress idrico delle piante. Il potenziale di sinergia in queste aree industriali raggiunge fino all’80% della superficie del tetto idonea. Questi co-benefici non sono puramente teorici: ricerche citate nell’articolo mostrano che combinare i sistemi fotovoltaici con i tetti verdi può migliorare il comfort termico interno di circa il 6% rispetto ai pannelli convenzionali da soli, abbassando al contempo le temperature operative dei pannelli fino a 8°C.
Le aree ad alta priorità per l’intervento si concentrano nella fascia urbana orientale, nord-orientale e in parte di quella centrale, aree caratterizzate da maggiori concentrazioni di residenti a basso reddito, migranti, anziani che vivono soli, e temperature superficiali del suolo più elevate con una copertura verde limitata. Queste sono comunità che sono contemporaneamente più esposte allo stress da calore e meno attrezzate per finanziare privatamente misure di adattamento.
Al contrario, il centro storico, pur avendo tetti tecnicamente idonei, ottiene un punteggio di priorità inferiore perché la sua vulnerabilità socioeconomica e ambientale è comparativamente modesta. Le aree periferiche, sebbene meno stressate dal punto di vista ambientale, ottengono anch’esse punteggi inferiori a causa del limitato stock di tetti idonei.
Implementare infrastrutture verdi dove offrono il massimo ritorno ambientale senza chiedere chi ne beneficia rischia di riprodurre o addirittura aggravare le disuguaglianze sociali. La gentrificazione verde è un rischio documentato che i quadri di pianificazione devono contrastare attivamente.
Una delle scelte progettuali deliberate di RT4ES è la sua dipendenza esclusiva da dati ad accesso aperto e software open source, rendendo il flusso operativo replicabile in altre città europee.
Il modello supporta direttamente il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima di Padova (PAESC), che impegna la città a significative riduzioni delle emissioni entro il 2030 e alla neutralità climatica entro il 2050. Si allinea inoltre alla Strategia UE sulla Biodiversità, alla Strategia UE per il Suolo al 2030 e al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici dell’Italia.
La ricerca offre alla pianificazione urbana una traiettoria chiara e basata su prove per individuare gli interventi sui tetti:
Grandi tetti piani non residenziali (aree industriali, magazzini) sono i candidati principali per sistemi biosolari combinati, massimizzando sia la produzione energetica che l’erogazione di servizi ecosistemici.
Nelle aree residenziali compatte ad alta densità con elevata vulnerabilità sociale e ambientale dovrebbe essere data priorità ai tetti verdi e ai giardini pensili, alla gestione delle acque piovane e ai benefici per la biodiversità, che sono i più urgenti.
I tetti residenziali a pendenza bassa o moderata nelle aree in cui la povertà energetica è un problema, potrebbero essere più adatti all’impiego esclusivo di impianti fotovoltaici.
Gli autori e le autrici sottolineano anche che il raggiungimento di risultati equi richiede più della semplice localizzazione tecnica. Sussidi finanziari, procedure autorizzative semplificate, incentivi fiscali e investimenti pubblici mirati sono necessari per rendere questi interventi accessibili ai proprietari privati e ai residenti nelle case popolari nei quartieri ad alta vulnerabilità.
Scarica l'articolo completo (in inglese)
A febbraio e marzo 2026, i colleghi Francesco Facchinelli e Edoardo Crescini del gruppo di ricerca Cambiamenti climatici, territori e diversità hanno discusso le rispettive tesi di dottorato presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità ed il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova.
Entrambe le ricerche sono state sviluppate nel contesto dell’Amazzonia ecuadoriana e hanno riguardato:
l’analisi degli impatti del gas flaring sulla salute delle popolazioni e sugli ecosistemi, con una riflessione centrata sul territorio e sull’agroecologia come possibile alternativa;
ed il telerilevamento e la mappatura dell’epansione della palma da olio nella regione amazzonica, per comprenderne dinamiche e ricadute territoriali.
Nel 2026 si terrà la prima edizione della Padova Climate Action Week, con la missione di unire una rete diversificata di stakeholder per alimentare un dialogo costruttivo e accelerare l'azione congiunta sui temi del cambiamento climatico.
Il 25 febbraio 2026 si è tenuto l’evento “European leadership on fossil fuel phase out: Lessons learned and future directions”, organizzato dal programma di ricerca SUS-POL dell’Università del Sussex e dal Comitato Economico e Sociale Europeo. Il Centro di Eccellenza Jean Monnet per la Transizione Giusta dai Combustibili Fossili ha contribuito con un intervento di Daniele Vezzelli (dottorando all’Università di Padova) nella sessione “Lessons from EU first movers”.
L’evento si è svolto in un momento critico per la transizione energetica, a seguito degli esiti della COP30, in un contesto di crescenti richieste di tabelle di marcia concrete per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e in vista del primo vertice mondiale sulla transizione giusta dai combustibili fossili nel 2026. Le discussioni si sono concentrate su come la leadership, le politiche e l’esperienza dell’UE possano accelerare l’azione sia in Europa che a livello globale.
L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni UE, imprese, sindacati, organizzazioni della società civile e importanti ricercatori e ricercatrici che lavorano sull’eliminazione graduale dei combustibili fossili, per discutere le lezioni apprese all’interno dell’Unione e individuare possibili traiettorie future su questo tema.
La presentazione si è concentrata sull’esperienza dell’Italia con le politiche di offerta di combustibili fossili e sui dilemmi politici che circondano i tentativi di limitare la produzione nazionale di petrolio e gas. Sebbene l’Italia dipenda fortemente dalle importazioni di combustibili fossili, con oltre il 90% di petrolio e gas importati e l’estrazione nazionale che copre solo una piccola quota della domanda nazionale, il caso illustra con quanta facilità la produzione nazionale di petrolio e gas possa riacquistare centralità politica in un contesto di sicurezza energetica, nonostante il suo contributo limitato alla domanda complessiva.
Il PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) ha interrotto le nuove esplorazioni petrolifere, limitato quelle del gas e introdotto criteri ambientali spaziali per definire le aree idonee e non idonee all’estrazione. A seguito della crisi energetica del 2022, il piano è stato annullato nel 2024 dal TAR del Lazio a seguito di ricorsi da parte dell’industria ed è stato poi abbandonato dal governo con il Decreto Ambiente, che ha riassegnato un ruolo centrale alla produzione di gas in risposta alle preoccupazioni relative alla sicurezza energetica. I permessi sospesi sono stati riattivati e le aree precedentemente soggette a restrizioni sono state riaperte, segnando una nuova apertura all’estrazione di gas.
La presentazione ha evidenziato tre lezioni chiave dell’esperienza italiana per il dibattito europeo:
in primo luogo, le narrative sulla sicurezza energetica a breve termine possono prevalere sugli obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine. La sicurezza energetica viene spesso utilizzata per giustificare nuove estrazioni nazionali, anche quando la produzione è marginale e non riduce sostanzialmente la vulnerabilità. Per l’UE, ciò implica la necessità di ridefinire la sicurezza energetica, spostando l’attenzione dalle nuove infrastrutture di estrazione e gas all’elettrificazione, allo stoccaggio, all’integrazione della rete e alla riduzione della domanda, supportata da segnali politici europei chiari e coerenti. L’ambiguità sul ruolo dei combustibili fossili, in particolare del gas definito come “combustibile di transizione”, consente agli Stati membri di interpretare la politica climatica ed energetica dell’UE in modo flessibile. In Italia, ad esempio, le importazioni di GNL e le relative infrastrutture sono state ampliate nonostante il calo della domanda interna di gas, a dimostrazione di come le considerazioni sulla sicurezza energetica possano influenzare le decisioni di investimento e creare potenziali rischi di sovracapacità e di attività inutilizzate.
In secondo luogo, le politiche nazionali che incorporano criteri di sostenibilità sono strutturalmente fragili e facilmente reversibili quando operano in modo isolato, mancano di un ampio consenso tra le parti interessate e non sono integrate in un quadro sovranazionale solido e di supporto. Un quadro europeo esplicito sulle misure dal lato dell’offerta potrebbe, in linea di principio, ridurre la probabilità di inversioni di tendenza.
In terzo luogo, la durabilità politica delle azioni dal lato dell’offerta dipende dalla giustizia territoriale. In Italia, l’estrazione è geograficamente concentrata: la Basilicata da sola rappresenta circa l’80% della produzione petrolifera nazionale e ospita il più grande bacino petrolifero onshore dell’UE. Tuttavia, il sostegno alla transizione per i territori produttori di petrolio e gas rimane limitato sia a livello nazionale che europeo. Affinché le politiche dal lato dell’offerta siano durature, devono essere integrate in strategie di diversificazione regionale credibili. Sebbene il meccanismo per una transizione giusta si sia concentrato principalmente sulle regioni carbonifere, anche i territori petroliferi e del gas necessitano di un sostegno strutturato per evitare di diventare punti di veto politico. A questo proposito, il rafforzamento della diversificazione territoriale contribuirebbe a ridurre la dipendenza economica monoculturale e a impedire che l’estrazione venga considerata indispensabile per l’occupazione locale e la stabilità fiscale.
La registrazione video dell’evento è disponibile sul sito web del CESE.
La seconda chiamata per l’anno accademico 2026-2027 dell’Erasmus Mundus Joint Master CCD-STeDe chiude il 1 aprile 2026.
Questa call è aperta a candidati/e di tutto il mondo (UE e non UE).
Eccezionalmente, sono disponibili borse di studio per i seguenti Paesi: 2 borse
3 borse per Bhutan, Brunei, Cambodia, China, Democratic People’s Republic of Korea, Hong Kong, India, Indonesia, Japan, Korea, Laos, Macao, Malaysia, Maldives, Mongolia, Myanmar, Nepal, Pakistan, Philippines, Singapore, Sri Lanka, Taiwan, Thailand, Vietnam.
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CCD-STeDe è una laurea magistrale internazionale e multilingue di 2 anni, organizzata in 4 diversi percorsi accademici, che permette di approfondire il tema del cambiamento climatico in diversi contesti culturali e geografici (Italia, Sudafrica, Portogallo, Burkina Faso, Ecuador).
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