C’è un tessuto che negli ultimi anni è riuscito a costruirsi un’immagine quasi rassicurante. Morbido, leggero, fluido, spesso descritto come “naturale” perché deriva dalla cellulosa degli alberi. È la viscosa, presente ovunque: dagli abiti estivi alle camicie, dai pantaloni ai foulard.
Ma la realtà è un po’ più complessa.
La viscosa appartiene alla famiglia delle fibre cellulosiche artificiali. La materia prima è effettivamente naturale: legno proveniente da alberi come faggio, eucalipto, pino o bambù. Tuttavia, per trasformare quella cellulosa in una fibra tessile è necessario un processo industriale piuttosto intenso, che utilizza solventi chimici e grandi quantità di acqua ed energia.
Per questo motivo la domanda giusta non è se la viscosa sia naturale o sintetica.
La domanda giusta è: quale viscosa?
Per anni una parte della produzione globale è stata collegata alla distruzione di foreste antiche e ad alto valore ecologico. Organizzazioni come Canopy hanno documentato come alcuni produttori acquistassero cellulosa proveniente da ecosistemi fondamentali per la biodiversità e per l’assorbimento della CO₂.
Nel frattempo, però, il settore ha iniziato a cambiare. Oggi esistono produttori che utilizzano legno certificato FSC o PEFC, filiere più trasparenti e processi produttivi con sistemi di recupero dei solventi molto più efficienti.
Il problema è che, sull’etichetta, tutto questo raramente si vede.
Scrivere semplicemente “viscosa” non racconta nulla della foresta da cui proviene il legno, né delle condizioni in cui è stata prodotta.
Ecco perché la vera sostenibilità non sta nel materiale in sé, ma nella filiera.
Un altro aspetto interessante riguarda il confronto con il cotone. Spesso la viscosa viene presentata come l’alternativa problematica al cotone “naturale”. In realtà il cotone convenzionale continua a essere una delle colture più intensive al mondo in termini di consumo idrico e utilizzo di pesticidi.
Di conseguenza non esiste una graduatoria semplice in cui il cotone sia automaticamente virtuoso e la viscosa automaticamente dannosa.
Esistono invece produzioni migliori e peggiori.
Tra le fibre più interessanti troviamo oggi il Lyocell, conosciuto soprattutto con il marchio TENCEL™, che utilizza un processo produttivo a ciclo quasi chiuso in cui gran parte dei solventi viene recuperata e riutilizzata. Anche ECOVERO™, prodotta da Lenzing, rappresenta un’evoluzione della viscosa tradizionale grazie a una maggiore tracciabilità delle materie prime e a impatti ambientali ridotti.
La lezione, come spesso accade nella moda sostenibile, è che diffidare delle semplificazioni è sempre una buona idea.
Perché una fibra che nasce da un albero può comunque nascondere una filiera poco sostenibile. E una fibra prodotta industrialmente può, in alcuni casi, rappresentare una soluzione migliore di quanto immaginiamo.
Ecco tre alternative sostenibili che ho selezionato per voi.
Fondata in Germania da Claudia Lanius, LANIUS è uno dei marchi pionieri della moda sostenibile europea. Le sue collezioni privilegiano fibre biologiche e certificate, tra cui TENCEL™ Lyocell ed ECOVERO™, selezionate per ridurre l’impatto ambientale rispetto alla viscosa convenzionale. Il brand pubblica informazioni dettagliate sulla filiera e aderisce a rigorosi standard sociali e ambientali.
Fondato a Barcellona con una forte vocazione ambientale, TWOTHIRDS costruisce gran parte delle sue collezioni attorno a materiali certificati come TENCEL™ Lyocell ed ECOVERO™. Il brand adotta un modello produttivo orientato al preordine per limitare gli sprechi e la sovrapproduzione, uno dei principali problemi dell’industria della moda. La trasparenza sui materiali e la misurazione degli impatti ambientali rendono TWOTHIRDS una delle realtà europee più interessanti nel panorama della moda responsabile.
Nato in Italia da un progetto al femminile, CASAGiN realizza capi essenziali, principalmente intimo utilizzando materiali a basso impatto come TENCEL™ Modal e TENCEL™ Lyocell. La produzione avviene principalmente in laboratori italiani selezionati, con particolare attenzione alla qualità, alla durabilità e alla trasparenza della filiera.
Tutti e tre li trovi anche su Besustainable.net
Se sei arrivatə fino in fondo, grazie di cuore 💚
E ora mi piacerebbe sapere tu come la pensi ….
Ogni vostra riflessione per me è per me spunto di analisi!
Grazie 💚

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