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Vola Mio Mini Pippony · Jul 15, 2026

Guerra e Pace - La parte “Pace”

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Giorgia Fumo · Vola Mio Mini Pippony

il sondaggio che ha visto vincere Guerra e Pace contro I Promessi Sposi nel gruppo di lettura

Di cosa parla questa Newsletter: delle necessità del lavoro artistico, di personaggi tridimensionali che sono persone orribili, di privilegiati che erano un po’ meglio dei nostri.

Questa newsletter è divisa in due parti. La prima, questa, riguarda l’inizio dell’avventura e la parte “Pace”. Dura comunque tantissimo, quindi leggila con calma.

La stesura di questo immenso affresco storico e sociale è iniziata nel 1863 ed è terminata nel 1869, richiedendo ben 6 anni di intenso lavoro da parte di Tolstoj e della moglie, Sof’ja Andreevna (Sonya), la quale si dedicò a decifrare la grafia quasi illeggibile del marito e ricopiò a mano l’intero manoscritto per ben 7 volte.

Sonya ha probabilmente aggiunto anche parecchie sue osservazioni personali (non ci credo nemmeno se arriva il dottor Who e mi riporta a quell’esatto momento della Storia che Tolstoj sapeva quanto ci vuole a fare un orlo ad un vestito da ballo).

Questo ci porta subito ad un punto: cosa serve per scrivere. Non tutti quelli che sono pazientemente assistiti in tutto per sei anni escono con Guerra e Pace, ma per scrivere Guerra e Pace ti servono sei anni, soldi (tanti, tanti soldi), un editor dedicato esclusivamente a te, qualcuno che si occupi di ogni minuscolo aspetto della tua vita in modo che tu possa passare le giornate e girottolare fra le isbe, occuparti un po’ dei tuoi possedimenti, pensare e scrivere gli appunti. Non credo che Tolstoj tornasse a casa alle otto di sera a scongelare le fettine sotto l’acqua del rubinetto mentre caricava una lavatrice. Tolstoj ha creato seicento personaggi (seicento) perché era sì più acuto di noi, ma anche perché non ha mai dovuto recuperare una password.

Una matita, un taccuino, più supporti. Libro fisico, libro digitale, audiolibro, maggese.

Da Einaudi si erano probabilmente domandati come mai stessero vendendo improvvisamente centinaia di copie di romanzi dell’Ottocento, e Stefano di Einaudi ha scoperto noi Raccoon Readers nell’incavo di un albero di un parco pubblico di Instagram (eravamo seimila) e ha deciso che il progetto gli piaceva, quindi ha iniziato a mandarmi i libri.

Non lo ringrazierò mai abbastanza, perché adesso tutti i miei libri del book club hanno un’estetica identica e le traduzioni sono coinvolgenti.

Ho alternato la lettura su carta (1584 pagine, ET Classici Einaudi) all’audiolibro de Il Narratore Audiolibri letto da Moro Silo. Questa alternanza è stata seguita da molti, e anche se le traduzioni non erano perfettamente identiche (quella di Einaudi di Emanuela Guercetti è un po’ più spiritosa e usa il vezzeggiativo “colombello” che non uscirà mai più dal mio dizionario) la lettura di Moro Silo è stata talmente coinvolgente che anche nel testo ogni “Urrà!! Urrà!! Evviva l’Imperatore!” Oramai ci suona in testa con la sua voce. L’audiolibro traduce già le parti straniere facendole sfumare romanticamente sotto la versione italiana, un bell’aiuto soprattutto nelle lunghe lettere.

Prima sfida infatti è il fatto che i nobili parlino in francese (ma anche in tedesco) oltre che in russo (cioè italiano) e che ciascuno abbia quattro nomi. La soluzione è immediata quando capisco che i nomi funzionano come funzionavano per mia nonna Rina: se ti chiami Giuseppe sei Giuseppe per le istituzioni, Peppino in famiglia, Peppinuzzo se sei il piccolo di casa, Peppino ‘u figli i Gaetano in società, Peppi’ al vocativo quando qualcuno ti chiama per dirti qualcosa.

La seconda sfida è l’alternanza delle parti “Guerra” e delle parti “Pace”. Ora dirò una cosa da intellettuale: a me sono piaciute anche le parti “Guerra”, spiegherò a breve perché. Fra di noi ci siamo fatti forza per superare prima la battaglia di Austerlitz (6 CFU) e poi BORODINO (12 CFU con elaborato finale). Qui il gruppo è stato fondamentale perché per leggere quelle parti c’è voluto lo stesso tempo che è servito per combatterle.

La parte “Guerra” ossia “come Tolstoj ha descritto il tuo ufficio pure se viveva nell’800” sarà nella prossima newsletter.

Tolstoj ha un modo articolato e indimenticabile per dire “questo è un coglione”.

In questo libro scopriamo la passione dell’autore per il bodyshaming, pari solo a quello di una signora boomer che commenta a voce alta le persone ad un evento: la principessina Marja “così brutta che lo sapeva persino lei” (viene ribattezzata Mariacessa nella mia mente per aiutarci a identificarla) suo fratello, il principe Andrej “non tanto alto” , la piccola principessa con “il baffetto sul labbruzzo”. Anche di Emma Bovary si parlava dei baffetti. Questa passione ottocentesca per i baffi sfugge alla mia comprensione. Nessuno descrive le braccia flaccide, i busti lunghi, i visi smunti come lui, dopo questa lettura non andrai più ad una festa senza notare i dettagli di tutto. Questa era una delle sorprese: Tolstoj fa un sacco ridere.

Pierre Magia della Mindfulness e altri personaggi con mie osservazioni

Pierre

Grande, grosso e giuggiolone. Se noi non stiamo capendo nulla degli intrighi da salotto, Pierre per gran parte del libro ne sa quanto noi. Credo sia il personaggio più ricco di tutti perché se avesse il budget degli altri sarebbe eliminato al capitolo tre causa tracollo e indigenza. Ogni dieci pagine ti viene da dire “Pierre cosa cazzo combini”.

Come osserva una commentatrice del gruppo, egli si ritrova “suo malgrado”, nell’ordine: miliardario, sposato, massone, in guerra, prigioniero, sopravvissuto.

In ogni passaggio lo vediamo in una veste nuova: Pierre Magia dei Soldi, Pierre Sogno d’Amore, Pierre Sogno di Pace, Pierre Mollezza dei Costumi, Pierre Dalla Russia Con Timore.

Pierre è costantemente distratto e concentrato solo sul filo dei suoi pensieri. Vorrebbe migliorare la vita dei suoi contadini ma lo fa solo seguendo la filosofia e senza mai aprire un libro contabile, con l’unico risultato di essere regolarmente truffato dagli amministratori e peggiorare (suo malgrado, ovvio) la vita dei contadini.

Pierre osserva la società pur facendone parte e la mette in discussione. E vede cosa succede quando gli uomini acquisiscono un certo grado di comfort: fuggono dalla vita, chi con le carte, chi col mangiare, chi col bere. Pierre, avresti amato osservare persone assorbite dallo scrolling.

Pierre è grosso, confuso e ha bisogno di trovare qualcosa che gli dia una ragione d’essere e agire, ma alla fine quando la trova diventa imbattibile. Pierre è il guerriero dragone.

Boris

Campione nel leggere esattamente il tipo di convenzioni che ho appena decritto. Boris è sveglio, nobile ma di scarsi mezzi che analizza lucidamente la sua situazione: gli ideali sono per il suo amico Rostov,, nepobaby ricco di famiglia che può permettersi di non prendere ruoli da lacché, ma lui che deve farsi strada è deciso ad apparire sempre al meglio e coccolare ogni ego di persona potente gli capiti a tiro pur di sfruttare ogni occasione. Boris è come le modelle che si devono sciroppare tutte le sfilate mentre le figlie di ex modelle possono scegliere quali fare.

Mariacessa

La principessina Marja (Mariacessa per rispettare i desideri del suo autore nel farci ricordare che è “così brutta che lo sa persino lei”) ci viene presentata come religiosissima, ricchissima, vittima del padre che vuole insegnarle a forza la matematica con il metodo educativo del terrore. La scena di Mariacessa che fa i compiti di matematica con il padre che le urla addosso risveglia più di un trauma scolastico da circa un secolo e mezzo. Mariacessa suscita immediatamente simpatia perché almeno una volta tutti ci siamo sentiti il brutto anatroccolo: il padre che la deride a cena spezza il cuore.

Ma c’è un Ma.

Mariacessa è, a conti fatti, l’unica persona in tutto il romanzo che trae beneficio dalle tragedie che le capitano. Parte come ricca, brutta e sola e riesce a finire il romanzo ricca, non più brutta e non più sola solo perché intorno le muore la gente che impediva questa trasformazione (impedimento involontario ma presente).

Quel che si vede però a mano a mano che si va avanti è che la bruttezza di Mariacessa era una protezione ampiamente usata dal padre un po’ perché non voleva separarsi dalla figlia e un po’ perché sa che sua figlia è ricchissima e preda facile per cacciatori di budget come i Kuragin.

Mariacessa suscita la mia simpatia per quasi due volumi finché non si arriva alla fine. La frase che me la fa crollare miseramente non la dice nemmeno, la pensa: “Allora non cambierà mai”, riferito ad un altro personaggio che osa emergere dalla sua disperazione e fino a quel momento era stato travolto da una serie non indifferente di disgrazie fuori dal suo controllo (l’unica su cui avrebbe controllo viene architettata da una persona anni luce più sveglia e che la vede come merce di scambio ops ho rivelato che è un personaggio femminile).

Per Mariacessa, concentrata sull’elevazione della propria anima e rigidissima nel valutare se stessa e gli altri, non esista una dose di dolore sufficiente a giustificare una risalita di chi deve scontare ai suoi occhi il privilegio della bellezza e dell’affetto ricevuto.

Mariacessa è, ahimè, una rosicona. Ma una rosicona che prova a migliorarsi.

L’epilogo in cui dimostra apertamente di disprezzare e compatire Sonja mi ha fatto dire “Mariace’, sei come tuo padre e manco te ne accorgi”.

Rappresenta benissimo quelle persone che non appena emergono dalla loro situazione di sofferenza attribuiscono questa risalita esclusivamente alla loro superiorità morale, ignorando ciò che si è mosso a favore loro e le persone che soffrono a causa della loro felicità. Non essendo abituati a godersi la gioia, ricadono sempre nel tormentare di predicozzi tutti e si costruiscono artificiosamente problemi a cui pensare perché è il loro stato naturale (mio commento finale se fosse amica mia: “Mariace’, datte pace”.

La vita non finisce a 31 anni” ossia il principe Io Me ne Andrej.

Mio personaggio preferito perché ha la tendenza alla riflessione ma è anche molto pratico. Detto principe Io me ne Andrej perché non appena c’è qualcosa di calmo e stabile nella sua vita deve cercare qualcosa di diverso. Una volta te dovevi sposta’ davvero, Andre’, e non l’hai fatto mannaggia a te. Migliora la vita dei contadini delle sue tenute ed è disposto a riconsiderare le sue posizioni e le persone che ammira o disprezza durante tutto il romanzo.

Fun Fact: la differenza d’età fra Andrej e Natasha è minore di quella fra i protagonisti di Scusa Ma Ti Chiamo Amore. Esatto, in adolescenza ci venivano rifilati dei modelli più tossici di quelli presenti in un romanzo dell’Ottocento quando effettivamente le ragazze si sposavano a diciassette anni.

Scena tenera: Il principe Andrej accartocciato sulla sediolina che prova a dare le gocce al bambino con la febbre. Queste sono le scene che ti fanno dire “caspita questo è un romanzo eterno”. Le persone sono sempre state persone.

Scena significativa: Il principe Andrej che presenta il suo trattato militare ma viene rimbalzato di continuo perché scopre che non sono le idee a essere rilevanti.

Scena ABSOLUTE CINEMA: lui che torna sotto la neve.

Poi vabbé non spoilero ma ci sono un mucchio di scene poetiche ma che ne sapete voi che amate Sally Rooney.

Il padre di Mariacessa e Andrej, e in generale i padri.

Altro personaggio fra i miei preferiti per caratterizzazione e arco narrativo è il padre di Mariacessa e Andrej. Pur nel suo delirio da boomerone ante litteram spesso ci azzecca: ha capito che Anatole ha puntato Madamoiselle Burina e sposerebbe Mariacessa solo per soldi, vuole che la figlia sia istruita e la obbliga a studiare geometria, ha un carattere rigido e impossibile ma è fermamente convinto che una ragazza debba essere libera di scegliere chi sposare. Una bella contrapposizione con il padre di Anatole e Hèlene, che tratta i figli come deficienti e la figlia come merce di scambio.

Ecco, in questo romanzo ci sono molti padri buoni che vogliono sinceramente il bene delle loro figlie. Papà Rostov è il capo di questa fazione.

Scena badass: lui che fa rimettere la neve che era stata spalata prima dell’arrivo dei Kuragin perché non vuole fargli pensare neanche per un secondo che è accogliente nei loro confronti.

Sonja

l’unica differenza fra Sonja e Mariacessa è che Mariacessa è ricchissima, mentre Sonja dipende dalla generosità dei suoi zii, i conti Rostov. Sonja è il Villaggio. Quando sentite qualcuno dire “ci vuole un Villaggio” ciò che intende segretamente è che ci vuole una persona che molli completamente la sua esistenza e sacrifichi il suo tempo e le sue energie per gli altri. Sonja mette completamente da parte se stessa perché, di fatto, non ha alternativa per il 95% del libro, e quando le viene proposta un’alternativa è ancora illusa che per lei il sogno principale possa realizzarsi. Sonja è il sacrificio, colei che spera e sogna e che può contare solo sul suo essere il più perfetta e irreprensibile possibile per essere apprezzata. Salva Natasha dalla rovina e libera l’uomo che ama sperando che il suo gesto generoso venga ripagato dal destino, vedendoselo ritornare in faccia come un boomerang. Alla fine saranno proprio le persone che ha aiutato di più a parlarne come di un “fiore sterile”. Non vi perdonerò mai, brutte stronze.

La scena più bella: la gita in slitta con i baffi fatti col turacciolo

Dolochov

Ragazzi io non mi so spiegare perché mi sia simpatico questo psicopatico, non posso farci niente.

Natasha

Tutti vogliono che le donne siano belle, gioiose e che credano in loro finché non incontrano una giovane donna bella, gioiosa e che crede in se stessa. Natasha è la bellezza e la gioia più pure, che viene disprezzata da molti lettori perché siamo abituati a ritenere solo la tristezza un’emozione profonda mentre la gioia un’emozione superficiale. Natasha è odiata perché è un’adolescente bella e felice, e cresce solo attraverso il dolore.

RIP Natasha, avresti beneficiato di una diagnosi di ADHD.

La scena più tenera: lei sul lettone che fa le confidenze alla mamma.

La scena LOL: Natasha che inventa le situationship nel 1809

La scena mille lacrime: Natasha, che fino ad ora aveva solo corso, nel momento della tragedia fa la calza, l’attività più lunga e complicata da fare a maglia, a lume di candela. Serviva un grande motivo per farglielo fare.

Spoiler: il fatto che finisca come una pancina che rinuncia a se stessa mi ha spezzato il cuore, è un personaggio scritto talmente bene che mi dimentico sia una ragazza di centocinquant’anni fa e mi arrabbio se non fa quello che secondo me dovrebbe fare. Ma quante Natasha ci sono anche oggi. La mia consolazione è che verrà vendicata da Elle Woods in Legally Blonde, dove finalmente un personaggio femminile gioioso e felice rifiuta di rimpicciolirsi e ottiene ciò che vuole.

I conti Rostov

Le loro feste dovevano essere meravigliose. Loro sono i ricchi troppo buoni per il loro stesso bene. Ogni giorno hanno circa venti scrocconi a pranzo, offrono balli e pranzi, sono benvoluti da tutti e i loro figli adorano i genitori. Vedere confuso il conte Rostov, detesto vedere incattivita la Contessuccia mi è dispiaciuto tantissimo.

Vera e Berg

I mediocri che vogliono solo essere come tutti gli altri, e infatti svaniscono non appena la faccenda richiede presenza di spirito. Comunque si sono trovati. Entrambi si sentono superiori all’altro e si interrompono a vicenda.

Osservazione sui personaggi nobili di questo libro

Forse non ci rendiamo conto di quanto siano ricche queste persone. Per darvi una misura, qualcuno nei Raccoon Readers ha fatto il conto e Nicolaj perde l’equivalente di 800.000 Euro in una notte a carte. Brutto eh?

Eppure questi privilegiati suscitano la mia simpatia, perché li trovo un po’ meglio dei ricchi di ora: leggono, studiano, parlano quattro lingue, sanno ballare e cantare. Parlano il francese così bene che Dolochov può farsi passare per un ufficiale francese quando va in missione. Hanno oggetti raffinatissimi e fatti su misura, ma probabilmente ne avevano meno di noi. Hanno dei modi così eleganti che Pierre, quando prova a travestirsi da cocchiere, viene beccato dopo otto secondi perché sembra un cosplayer.

I ricchi buoni di questo libro usano il loro tempo per studiare e migliorare la vita agli altri, quelli che usano tempo e soldi per vino balli e mignotte vengono chiaramente identificati come i cattivi. I ricchi di questo libro trovano volgare e disonorevole essere pagati per i loro ruoli pubblici (vi lascio un secondo per assorbire questa informazione). Insomma, le disuguaglianze non sono mai una cosa facile da commentare, ma oh almeno questi erano colti e vestiti bene che vi devo dire.

Fatemi sapere se vi è venuta voglia di leggerlo, se siete arrivati fin qui nella newsletter avete la forza di leggere tutte quelle pagine.

Alla prossima per la parte che insospettabilmente potrebbe piacervi: la parte GUERRA, ossia il vostro ufficio.

Biglietti del tour Out Of Office 2026/27

Read the original on giorgiafumo.substack.com

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