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Giochetti · Mar 18, 2026

Tutto quello che una mosca può insegnarci sulla vita

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Stefano Besi · Giochetti

Bentornati su Giochetti, il secondo posto preferito dalle mosche. Il primo è… be’, lasciamo perdere. Gli esseri umani da secoli cercano di darsi un tono davanti alla morte: le cerimonie, gli abiti, le musiche commoventi (quelle mi distruggono). Per non parlare dei fiori che collassano con grande dignità. Poi una mosca ronza nella stanza e fa crollare tutta quella presuntuosa epicità. Chissà, forse la mosca ci sta facendo un favore. Sia chiaro: non sono l’avvocato delle mosche, sto solo introducendo un episodio in cui un protagonista minuscolo si è preso più spazio del solito. Se volete sapere perché, basta iniziare. Buona lettura.

Balthasar van der Ast (1622) Natura morta con cesto di frutta [Pittura] [Natura morta] [Olio su tavola] [49.5 x 81.3 cm] North Carolina Museum of Art, Raleigh, US

Mi ha sempre colpito la differenza tra il nome italiano di questo genere di quadri, natura morta, e il nome inglese: still life (che tradotto letteralmente sarebbe “vita ferma” o “vita immobile”). Da una parte l’attenzione è tutta rivolta al picciolo tagliato, al frutto che anche se sembra colorato e bellissimo ormai è staccato dalla pianta, è morto. C’è poco da fare. Still life invece mette l’accento sull’immobilità. La vita è bloccata nel quadro e lontana dal movimento che caratterizza ogni essere vivente (è sufficiente un movimento minimo, tipo quello del bradipo o il mio alle 7 di mattina). In un certo senso, la vita immobile è una vita resa immortale.

Giovanna Garzoni (circa 1650) Melone su un piatto con uva e una lumaca [Pittura] [Natura morta] [Tempera su pergamena] [35.5 cm x 49.5 cm] Palatine Gallery, Florence, Italy

Il Melone su un piatto con uva e una lumaca di Giovanna Garzoni è un esempio perfetto di quanto accennavo nell’introduzione. Tutto sembra delizioso, anzi, sembrerebbe delizioso, se non fosse per la mosca. La lumaca ha almeno la decenza di andare verso le foglie. La mosca no. Lei deve prendersi la scena e ricordarci che cosa stiamo guardando: non una scena di opulenza, di festa, non un trionfo della vita. Ma un banchetto che sta per guastarsi, in cui tutto sta già scivolando verso il marcio.

Tutti i pittori che nel diciassettesimo secolo hanno deciso di dipingere oggetti, frutta, fiori meravigliosi, lo hanno fatto con l’intento di ricordarci che tutto è in decadimento. Maledetti. Guardate quel melone. A proposito di simboli. I pittori ci attraggono con colori sgargianti e solo dopo che siamo arrivati ci accorgiamo che il tempo è già atterrato con le sue zampette minuscole sopra tutta quella meraviglia.

Time Flies ci mette nei panni di quelle zampette. Forse controllare una mosca non è la vostra più grande aspirazione, ma datemi un attimo. Le mosche di Time Flies hanno una lista di compiti che sembra una di quelle liste di cose da fare almeno una volta nella vita. Eccone una (nel gioco ce ne sono anche altre).

Il divertimento sta nel capire come realizzare certi desideri, alcuni decisamente ambiziosi per una creatura che di solito viene ricordata soprattutto per dove si posa.

Ok, ma che c’entra questa mosca intraprendente con le mosche delle nature morte? Quelle avevano tutta un’altra postura esistenziale. Ci arrivo subito dopo l’intervallo.

Il tempo è un aspetto fondamentale di Time Flies e una partita non dura mai più di due minuti. La vita di una mosca è breve e i secondi che vi restano sono in bella mostra nell’angolo in alto a sinistra.

Come se non fosse abbastanza evitare le lampadine troppo calde, le ventole troppo veloci, le gocce che precipitano dai rubinetti chiusi male, ci si mette anche il tempo a impedirci di vedere tutte le meraviglie nascoste nel mondo di gioco.

L’avete riconosciuta? Time Flies prima o poi avrà anche una puntata all’interno della rubrica ExhiBit. Per forza.

È qui che il gioco tira fuori il suo trucco più cattivo. La mosca di un quadro, presagio della putrefazione, ci ricorda che anche un frutto meraviglioso al picco della sua bellezza ha il destino segnato. Ci ricorda che la morte è universale. E va bene. Muoiono i re, muoiono i contadini, muoiono i meloni, muoiono le mosche, prima o poi muore perfino la persona che dice “i videogiochi sono stupidi” e quella che dice “i videogiochi sono intelligenti”.

Time Flies conserva intatto quel vecchio memento mori (dal latino: ricordati che devi morire), ma aggiunge un dettaglio che rende tutto molto più difficile da contemplare a distanza di sicurezza: non tutti ricevono la stessa quantità di tempo.

All’inizio di ogni partita il giocatore deve decidere un paese d’appartenenza e a seconda della scelta avrà più o meno secondi. Stessa mosca, stessa lista di cose da fare, accordo diverso.

il gioco vi dirà l’aspettativa di vita per quel paese convertendola in secondi.
L’aspettativa di vita è basata sui dati della World Health Organization.

In questo modo un gioco che sembrava ingegnoso diventa spietato. Un perfetto esempio di giochetto da Giochetti. Un memento mori può ricordarci che tutti svaniamo. Vero, ma anche comodo. Le verità universali sono eleganti anche perché riescono a nascondere il caos che c’è sotto. Time Flies si rifiuta di farlo. Mantiene universale la morte, ma rende diseguale il tempo. La mosca diventa un’abitante di un luogo. Appartiene a un paese, a una statistica, a un insieme di condizioni che non ha scelto. Scegliere un paese piuttosto che un altro significa non avere tempo a sufficienza per imparare qualcosa di nuovo. O per vedere un bellissimo panorama.

Michael Frei, Raphaël Munoz (2025) Time Flies [Videogioco] [Adventure] [2 ore] (Nintendo Switch 2) [PlayStation 5, Nintendo Switch, Windows, Mac] Panic

L’aspettativa di vita cambia in base al luogo, ma se vi dicessi che cambia anche da una fermata all’altra del treno? Ecco un’infografica per l’area di Manchester.

Il memento mori più famoso del cinema italiano è in un film comico con Massimo Troisi: Non ci resta che piangere.

Alla gente piace scrivere “la vita è breve” perché suona saggio e sta bene su tazze, poster e sotto le foto del tramonto su Instagram. Scrivono “La vita è breve” perché “La vita è breve e in più è profondamente influenzata da geografia, classe, infrastrutture e abbandono” è molto meno elegante (ed è anche più costoso da stampare su una borsa in tela).

Per questo forse mi piace così tanto scrivere Giochetti, perché posso parlare di un melone con sopra una mosca e di un videogioco in cui ronzare contro i mobili; perché mi permette di mostrare le cose migliori che arte e videogiochi possono fare. Tipo prendere idee che pensiamo di avere già capito e costringerci ad avvicinarci. A volte così tanto da sentire il ronzio.

Al prossimo episodio, ciao!

Read the original on giochetti.substack.com

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