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Giochetti · Jul 2, 2026

God of War e la dignità del cubo

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Stefano Besi · Giochetti

Bentornati a Giochetti, la newsletter che di regolare ha ben poco, anche quando si parla di cubi (che invece dell’essere tipi in ordine fanno la base della propria identità). Oggi devo fare un annuncio: Giochetti entra in modalità estiva. Lo so che è un duro colpo da sopportare, già Massimiliano Di Marco si è preso un periodo di riposo dicendo “non siete voi, sono io” ed è stato come se suonasse un campanello: ecco, è arrivata l’estate. Che mondo difficile. Saranno contenti quegli iscritti che mi hanno seguito dopo la segnalazione di Alessia Del Freo nell’ultima uscita di NdN. A voi che siete appena entrati in questo club esclusivo, sappiate che dopo ogni pausa sono sempre tornato. E non escludo di fare una comparsata di tanto in tanto anche con questo caldo torrido. Visto? C’è ancora speranza. Buona lettura!

Da tanto tempo cerco un modo per occuparmi anche di attualità. Intendiamoci: siamo su Giochetti quindi attualità legata ai videogiochi e all’arte, ma comunque, fino ad ora, non ci sono mai riuscito. E, spoiler, non ci riesco neanche oggi. Perché parlare di attualità, di news, sarebbe scorretto. Tre settimane sono già passate da quando è accaduto il fattaccio: Sony ha presentato il nuovo episodio di una delle sue serie più importanti, God of War, e al suo interno c’era un personaggio che ha scatenato un infinito (e al 99,99% inutile) dibattito. Il suo nome è Phranque, ed è un cubo.

All’inizio del video mostrato da Sony Phranque ha una spada infilzata nel suo corpo gelatinoso, ma poco dopo la cede alla protagonista. L’effetto che fa osservarlo su schermo è un po’ strano: la protagonista Laufey e il dio della guerra mongolo Begtse stanno combattendo, mentre Phranque il cubo si muove intorno a loro con uno stile tutto boing-boing e squisch-squisch.

Phranque (per gli amici Franco, come Franco Aquini) finisce per partecipare alla battaglia con uno stile molto gommoso.

Franco colpisce come una BigBabol furiosa

Questo cubo di gelatina cosmica riuscirà a far breccia negli appassionati di God of War? Per ora ha creato una grande confusione intorno a sé. A sua difesa sono scesi in campo gli amanti di Dungeons & Dragons perché nel mondo di D&D il cubo gelatinoso è un’icona leggendaria. Ma altri hanno risposto che Phranque, con le sue movenze gommose, ammoscia tutta la virile epicità dei combattimenti. Questo è il dibattito, in caso ve lo foste chiesti.

Santa Monica Studio (data da annunciare) God of War Laufey [Videogioco] [Action-adventure] (PlayStation 5) Sony Interactive Entertainment

Qualcuno fatica a prendere Phranque sul serio. Ma se l’arte contemporanea ci ha insegnato qualcosa è che una forma geometrica semplice può avere infiniti significati (ed è portatrice di sintomatico mistero, come direbbe il poeta). E allora lasciamo per un momento i problemi divini di Kratos e Laufey e spostiamoci a Venezia, dove la Biennale d’Arte 2026 è in corso. Quanti cubi ci sono in questa edizione della Biennale? Immagino che vi siate posti spesso questa domanda e solo per voi fortunati, sono qui per rispondere.

Gala Porras-Kim (2022) The Michael C. Rockefeller Wing at the Met 1982–2021 fragment [Polvere e residui] Biennale d’Arte 2026

Il primo cubo che vi presento è un agglomerato di residui raccolti durante il rifacimento di un’ala del Metropolitan Museum of Art di New York, la parte che ospita arte dell’Africa, delle Americhe antiche e dell’Oceania. Durante i lavori Galas Porras-Kim ha raccolto quello che restava a terra e ne ha fatto un cubo che testimonia il passaggio delle opere, dei visitatori e della vita del museo. E voi che svuotate l’aspirapolvere nel secchio.

Un lungo corridoio rosso ci porta verso un cubo nero. A volte la teatralità fa parte dell’opera. Con un po’ di timore ci avviciniamo e scopriamo che in realtà il cubo nero è un piedistallo e sopra c’è un piccolo cubo splendente.

È lui il secondo cubo che vi presento. Composto da strati sovrapposti di minerali (vedi nomenclatura dell’opera), è posto al centro di una stanza che ricorda la navata principale di una cattedrale. Circondato di rosso, che aumenta di un pizzico la drammaticità della scena, posto sopra un altare nero, il cubo è l’oggetto del desiderio globale: minerali, minerali, minerali. Estratti da miniere immense che bucano la terra, e col progetto di andare a prenderli anche sulla Luna, tutti questi minerali sono al centro delle forti tensioni tra potenze che stiamo vivendo in questo periodo storico.

Alfredo Jaar (2023,2024) The End of the World [Manganese, rame, stagno, litio, nichel, terre rare, cobalto, germanio, coltan e platino] [4 cm x 4 cm] Biennale d’Arte 2026

Il punto è che il cubo ci può lasciare perplessi, ma è qui per rimanere. Non c’è niente di più confortante di un cubo, anche quando fa boing-boing o quando è in mezzo a una sala in un luogo che non gli appartiene. Non sottovalutate il cubo. Mai.

Ma non voglio lasciarvi con qualcosa che abbia così tanto senso. Mi viene in soccorso un terzo cubo, di cui parlerò davvero poco perché il suo mistero va preservato. O forse perché non c’è niente di sensato da dire, a voi la scelta.

Carrie Yamaoka (2025) Black cube [Film termoretraibile nero e pluriball su pannello di fibra MDF] Biennale d’Arte 2026

E adesso com’è l’ala del MET che è stata restaurata? Di sicuro sembra molto pulita.

Dietro Franco di God of War Laufey c’è un attore conosciutissimo: Jack Quaid. Tra le ultime cose che ha fatto c’è The Boys, per dire. E non ha prestato solo la voce, ha proprio recitato la parte del cubo. Se non ci credete vi lascio una prova fotografica.

Cosa posso aggiungere sul cubo? Forse doveri scrivere qualcosa che ne ricordi la forma. Forse potrei chiudere con quattro frasi, come i lati del quadrato da cui è formato. Ma non arriverei mai a raggiungere la sua perfezione. Sarà un caso che la parola “cubo” ha quattro lettere? Io non credo. Al prossimo episodio, ciao!

Read the original on giochetti.substack.com

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