Sono al mio quinto anno di regime forfettario.
Ho iniziato nel 2021, con il limite di fatturato a 65.000€.
Il primo anno ho fatturato 30.000, il secondo anno ho fatturato 50.000.
Poi hanno alzato il limite a 85.000.
E nel 2023 le cose mi sono andate bene, ma mi sono dovuto fermare poco sopra gli 80.000 di fatturato.
Lo stesso nel 2024, e sono sulla stessa scia quest’anno.
Ho scelto consapevolmente di non superare il limite di fatturato.
Chi vive la mia stessa situazione o chi conosce un minimo il sistema fiscale italiano capirà il perché.
Negli ultimi mesi ho ascoltato diversi professionisti criticare il regime forfettario, chi per le inequità fiscali che genera, chi per il fatto che sia un incentivo a “non crescere”.
Hanno ragione, soprattutto sul fatto che sia un incentivo a non crescere.
E in effetti la mia esperienza lo conferma.
Che succede se superi la soglia degli 85.000?
Fatturare 85.001€ ti catapulta nel regime ordinario, dove la pressione fiscale aumenta di bvutto.
Non passi semplicemente a un gradino successivo, ma passi a un altro pianeta fiscale.
Questo salto non è progressivo, e nemmeno proporzionale.
È proprio un cambio di gioco.
Per i non addetti ai lavori, faccio due conti al volo:
se vuoi guadagnare lo stesso netto che guadagni fatturando 85.000 nel forfettario, nel regime ordinario devi fatturare circa 120.000.
Quei 35.000 e oltre di scarto se ne vanno in tasse :)
Così, quando ho scelto di restare sotto la soglia del forfettario l’ho fatto non solo per motivi razionali, ma perché sono stato mosso da una domanda che apre ad un discorso che nella critica Fast al forfettario non viene mai considerato.
“Questa crescita… mi serve davvero? O voglio crescere solo perché ho la possibilità di farlo?”
È lo stesso dilemma tra rimanere freelance o diventare imprenditore: da freelance gestisci te stesso, da imprenditore gestisci responsabilità che esistono a prescindere da quanto fatturi.
Per alcuni ha senso.
Per altri è solo un modo per riempire la vita di complessità mascherate da ambizione.
Sì, probabilmente nel regime ordinario si guadagnano più soldi, si è più competitivi, più importanti blabla… ma che impatto ha questa crescita sulla vita del professionista?
Questa è una domanda che quasi nessuno (si) fa, perché nella narrativa professionale Fast la crescita è un dogma e va inseguita a prescindere.
Entri nel mondo del lavoro e la scaletta è sempre quella:
fai esperienza → cresci → scali → aumenti il team → aumenti i costi → aumenti la struttura → aumenti la complessità → ecc.
Piano piano ti costruisci una gabbia dorata.
Da quando ho partita iva mi sono guardato bene dal rischio di diventare il dipendente della mia azienda, o il datore di lavoro di me stesso.
Per me la partita iva è sempre stato un mezzo per costruire un business che supportasse lo stile di vita che volevo fare.
Ma nella cultura del lavoro italiana c’è un paradosso che ho osservato per anni, prima di toccarlo con mano.
Quando semplifichi, quando ottimizzi, quando hai pochi clienti con cui stai bene, quando il tuo reddito netto è sano, quando hai tempo libero… qualcosa ti persuade a complicare tutto di nuovo.
È come se “lavorare poco” fosse un livello intermedio, e non un punto di arrivo.
“Sii più produttivo per fare più cose in meno tempo, così puoi sfruttare il tempo che hai recuperato per fare altre cose di lavoro. Se non arrivi stanco e svuotato a fine giornata allora hai margine per lavorare ancora di più”
Ogni volta che il tuo lavoro smette di essere pesante, qualcuno (spesso te stesso) ti suggerisce di complicare le cose.
E fare di più.
Perché? Per il mero denaro?
A un certo punto ho capito che questa non è ambizione: è inerzia intellettuale.
Uno dei problemi del dibattito sul forfettario è che si usa la parola “crescita” senza porsi la domanda più semplice:
“Crescita ok, ma in che direzione?”
La teoria della Fulfillment Curve spiega che esiste un punto soggettivo di ottimo psicologico in cui spendere (o guadagnare) più soldi non aumenta la qualità della vita… ma anzi, l’abbassa.
Ecco, io con il forfettario sono riuscito a toccare lo sweet spot.
La mia attività genera abbastanza reddito per condurre una vita appagante.
Ho margine per risparmiare e investo in un anno quello che probabilmente l’italiano medio non investe in una vita intera.
Mi avanza anche grano, che rimacino nella crescita della mia attività.
Crescita che ha questa direzione → tempo libero e qualità della vita.
Ben venga la crescita della mia attività, ma a patto che non cannibalizzi il mio tempo libero e la mia pace mentale.
In che senso?
D: “GGN saresti disposto a lavorare il doppio per fatturare il doppio?
GGN: “No.”
Certo, i soldi non bastano mai e più ne hai meglio è, ma ad un certo punto della propria carriera, se vuoi guadagnare più soldi devi pagare un prezzo.
Devi trasferirti in una città lontana.
Devi rinunciare ad una mansione che ti piace.
Devi lasciare dei colleghi con i quali ti diverti.
Devi assumerti più responsabilità e dedicare più tempo al lavoro.
Ma fino a dove vale la pena?
Negli ultimi 3 anni è successo questo al mio lavoro: arrivato a Settembre/Ottobre, riducevo consistentemente il numero di ore dedicate al lavoro.
Perché essendo quasi al limite, non potevo più fatturare.
Lavoravo di meno, perché avevo un tetto contro il quale non volevo sbattere la testa.
Mi è stato suggerito di rimuovere quel limite per fatturare di più, con una srl magari.
Ma rimuovere quel tetto avrebbe significato rimuovere un limite che per me è funzionale al tipo di crescita che volevo ottenere.
NB: questa è la mia curva di utilità, che sono al limite del regime forfettario; magari se fatturassi 15.000€/anno (la media nazionale di chi è in forfettario) probabilmente avrei una curva di utilità differente.
Il regime forfettario ha mille limiti: non è progressivo, il salto è traumatico, la soglia è arbitraria, è fiscalmente ingiusto in certi casi, la gestione del passaggio è mal progettata ecc.
Io non difendo il modello fiscale, io difendo l’occasione di lucidità che offre.
È un sistema che ti obbliga a chiederti: cosa ti serve davvero, cosa vuoi proteggere, quanto vale il tuo tempo, quanto vale la tua serenità.
Reputo che il regime forfettario sia una metafora perfetta della Slow Life: scegliere di partecipare ad un gioco con regole favorevoli a quello che è il tuo fine, e impegnarsi per fare un risultato migliore della media, ma senza cadere nella trappola del proprio ego che guida ad una crescita perpetua senza senso.
Quello che tiri fuori non è il miglior risultato possibile, ma è un ottimo compromesso.
Una persona tarata sulla Fast Life penserebbe che questo significa accontentarsi.
E probabilmente ha ragione.
Però penso che per essere soddisfatti nella vita, devi arrivare ad un punto in cui dici “ho abbastanza e non sono disposto a pagare il prezzo che serve ad andare oltre”.
Perché che cos’è l’insoddisfazione, se non quell’abitudine a focalizzarsi su quello che non hai ancora ottenuto e dimenticarsi di apprezzare gli sforzi fatti per ottenere quello che hai?
Dal 2022 PartitaIva24 è lo studio commerciale che mi segue nella gestione fiscale della mia attività. Hanno una web app completa e un team di consulenti dedicati, preparatissimi e soprattutto non-boomer.
Se stai pensando di aprire partita IVA (o di cambiare commercialista), puoi chiedere una consulenza gratuita sul loro sito web:
→ Richiedi una consulenza gratuita per aprire Partita Iva
🎤 Un mese fa sono salito sul palco del magico Teatro Piccinni di Bari per lo Storytelling Festival. Ho raccontato di come il culto della carriera ci ha reso più soli, poveri e infelici.
Una storia che inizia 14 Miliardi di anni fa e che arriva fino ai giorni nostri. Ti lascio qui sotto il video integrale del mio intervento:
🇮🇹 Ma solo io ho notato che l’Internet si sta riempiendo di contenuti che provano in tutti i modi a convincere i giovani ad andar via dall’Italia? Siamo falliti politicamente a tal punto che non c’è proprio modo di vivere “bene” in questo paese? Ma soprattutto, fino a che punto è narrazione e dove inizia la realtà? Essendo una persona che è tornata da circa un anno, me lo chiedo spesso. Ecco un video del buon Mr. Rip sul tema.
😶 Ma cosa diavolo sta succedendo alle nostre passioni?
💰 10 segnali che hai un rapporto col denaro migliore della media degli italiani
🥶 In questo video del buon Douglad Mortimer invece 7 segnali che sei povero
📖 Cosa sto leggendo? Questo, in pieno mood slow life
Se ti è piaciuto questo numero della Slow Newsletter puoi suggerirla ad amici e colleghi che vivono un po’ troppo Fast :)
Ci sentiamo per gli auguri di buon anno nuovo :)
GGN
Ps. Il tuo capo mi odia ancora vero? Bene, giusto che sia così… Continuerò a dargli motivi per odiarmi continuando a tentarti con siti che ti fanno staccare un po’ dal lavoro. Ecco quello di questo numero della Slow Newsletter :)
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.