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Questa newsletter è nata per fare cronaca, per prendere spunto dai miei appunti settimanali sulle novità per tenere traccia di quanto sta accadendo, ma il problema è che l’AI è una tecnologia che si adatta a vari fattori, si dice una tecnologia general purpose, ma cresce in maniera esponenziale e si sa che l’esponenziale non è una cosa facilmente intuibili da noi.
Di fatto, non fa come la legge di Moore che raddoppia ogni 18 mesi, qui quadruplica la potenza anche in meno tempo!
La cosa è spaventosa.
In questo ultimo mese e mezzo ho raccolto quattro interviste che non ho potuto pubblicare nel mio podcast. Interviste a personaggi importanti, con anticipazioni importanti. Alcune delle cose dichiarate sono tutt’ora non pubblicabili, altre sono scadute a causa degli eventi.
Ovviamente ogni tanto rivelo qualche aneddoto, pescando tra quelli pubblicamente dichiarati, come è accaduto settimana scorsa a CX Now, ossia ho dichiarato come oggi ci siano aziende anche in Italia che fanno un uso incredibile di codice creato dall’AI, non solo Anthropic. Aziende grandi, ma anche medie, che revisionano il proprio codice con l’AI agentica e che oltre il 50% (ma sto basso, molto basso) del codice è scritto dalle macchine. Quando dico che il 70% del codice di Satispay viene scritto dall’AI la gente si stupisce, piuttosto che l’80% delle richieste di modifica del codice dei prodotti di Bending Spoon è gestito da macchine.
Non entro in questo caso nelle implicazioni tecniche, di business e sociali, ma vorrei fare notare semplicemente che l’innovazione è già qui e non è un caso che aziende che hanno crescite abnormi la utilizzino, e non solo per generare codice. Anthropic sta aprendo la sede in Italia perché in questo momento è in grande crescita, l'Italia è il quarto paese al mondo per esportazioni (superando il Giappone) e possiede un settore manifatturiero di grande eccellenza che potrebbe avvantaggiarsi della physical AI in maniera incredibile.
Ma anche le piccole e medie imprese italiane possono trarre il massimo vantaggio dall'AI, ottenendo capacità, come analisti finanziari, sviluppatori, consulenti legali, che prima non potevano permettersi di assumere. Sarà sufficiente? ovviamente no, serviranno sempre competenze e pareri di grandi esperti, ma può aiutare a validare e mettere a terra un’idea in poco tempo.
Questo aspetto del tempo non è banale.
“La tua idea vale zero senza esecuzione”, ve lo ricordate questo mantra? Anni fa era vero: servivano anni di studio, competenze tecniche, team, budget. Oggi? Bastano un prompt ben scritto e la voglia di sporcarsi le mani.
E qui arriva il paradosso. Perché se da un lato l’esecuzione è diventata accessibile, dall’altro qualcosa si sta spegnendo.
Le idee non esplodono più: si addomesticano. Sempre più persone hanno smesso di chiedersi “qual è l’idea giusta?” per chiedersi “cosa posso fare con l’AI?”.
Vedete il cortocircuito? Il mezzo è diventato il punto di partenza. Il filtro. La gabbia.
Un’idea che nasce già pensando a come l’AI la realizzerà non è un’idea più libera: è un’idea addomesticata in anticipo, che si piega allo strumento invece di usarlo come leva.
Il rischio non è che l’AI ci rubi il lavoro. Il rischio è che ci rubi la capacità di immaginare prima di eseguire. E quello, cari miei, è un prezzo che nessuna automazione vale.
Vi invito a rifletterci.
Mentre l’Europa si interroga sulla sovranità tecnologica (oggi per il cloud siamo a circa il 15% mentre si vorrebbe arrivare al 100%), Alibaba Cloud lancia la sua regione cloud in Francia, la terza hub europea dopo Germania e Regno Unito, cosa simile con altri hyperscaler. Un segnale forte al mercato.
Sapete che per le olimpiadi di Milano-Cortina il cloud e l’infrastruttura era di Alibaba, ma aveva difficoltà a causa delle varie norme europee. In pochi mesi l’offerta si è evoluta e ora Alibaba offre servizi cloud garantendo la sicurezza e la sovranità dei dati, in conformità con le normative europee.
Sarà un nuovo elemento di discussione sui tavoli per la definizione delle regole per Dati, AI, Cloud e business.
Nel frattempo, mentre parliamo di AI e di futuro, i laboratori Sandia National e Quantinuum hanno pubblicato i risultati della performance del computer quantistico Helios da 98 qubit, che ha raggiunto fidelità del 99,9975% e 99,921% per operazioni con uno o due qubit, segnando un progresso verso il quantum computing tollerante agli errori.
In pratica, la computazione per come l’abbiamo conosciuta fino ad ora rischia di essere spazzata via. Ci vorrà tempo, non sarà per tutti, non sarà per tutti i settori, ma è chiaro che i passi in avanti iniziano ad essere significativi.
Sono stato tirato in ballo in una discussione, tanto vale che espliciti anche qui il mio pensiero (che non è necessariamente, come per tutto, una verità incrollabile), ma d’altronde quella vecchia intervista a Lasseter ha fatto decisamente clamore.
Toy Story 5 presenta come cattivo un tablet una sorta di iPad senza citarlo, un’idea interessante. Il film funziona sia come storia sia come analisi seria dei pro e contro del tempo trascorso davanti allo schermo. Toy Story 5 esplora il rapporto dei bambini con la tecnologia attraverso la storia di Bonnie, che ha 8 anni, e che riceve un tablet Lilypad. Il film non demonizza i dispositivi, ma mostra come l’uso che ne facciamo possa rubare spazio all’immaginazione, sottolineando che “siamo noi a scegliere come interagire con la tecnologia”.
I giocattoli si sentono sostituibili e reagiscono. La tecnologia 'è un elemento inevitabile della nostra realtà, ma il film tenta proproo di enfatizzare l’importanza di scegliere come utilizzarla. I giocattoli di Bonnie, come Woody e Jessie, lottano per rimanere rilevanti in un mondo dove la tecnologia sta cambiando tutto.
La provocazione: anche i genitori dovrebbero esserlo, o no?
Fermati un secondo.
Il 49% degli americani oggi usa chatbot AI: erano il 33% appena due anni fa. Lo dice Pew Research 2026. Roba da triplicare in un battito di ciglia. Eppure la maggioranza è convinta che l’intelligenza artificiale avrà un impatto negativo sull’umanità. Come si spiega? Semplice: le persone hanno imparato a distinguere. Usano ChatGPT per scrivere email, preparare presentazioni, ottenere diagnosi veloci. Ma odiano la musica AI generata che invade Spotify, i video slop su YouTube Shorts, le immagini false che inondano i social. ChatGPT ha vinto la guerra dei brand: 44% degli utenti, è diventato il “Kleenex” dell’AI. Ma il sospetto di fondo resta.
Se pensavate che l’open source fosse una categoria a parte, ripensateci.
ZAI ha rilasciato GLM 5.2, un modello da 753 miliardi di parametri con licenza MIT. Su SWE-Bench Pro supera GPT 5.5, nella Web Dev Arena è secondo solo a Claude Fable 5. E il bello è il prezzo: 1,40 per milione di token in input e 4,40 in output, quasi un ordine di grandezza in meno di costo rispetto alla concorrenza. Quello che stupisce è il tasso di allucinazioni, che è il più basso tra tutti i modelli frontier: circa la metà di Claude Fable, un terzo di GPT 5.5. Per applicazioni legali o mediche, dove sbagliare costa caro, è una manna.
Ma attenzione: non è il miglior modello per tutto. Su LiveBench è sotto Opus e Gemini, soffre in ragionamento e instruction following. Su LMArena è decimo. Morale? Scegliete lo strumento giusto per il lavoro giusto.
Esistono già versioni compresse del modello su GitHub, che possono girare su macchine dalle prestazioni ragionevoli (sebbene costose), con una perdita di prestazioni accettabili.
L’open source corre veloce.
Chi se lo sarebbe aspettato? Midjourney, quella che usate per generare immagini, ha annunciato uno scanner full-body a ultrasuoni. Il dispositivo funziona così: vi immergete in una vasca d’acqua, circondati da mezzo milione di sensori grandi come granelli di sabbia, che emettono ultrasuoni da ogni direzione e ricostruiscono una mappa 3D interna del corpo in 60 secondi. L’obiettivo? Democratizzare la diagnostica, fare ciò che fa un’MRI ma cento volte più veloce.
Ma il modello di business è ancora più interessante: non venderanno macchinari agli ospedali. Apriranno una “Spa” a San Francisco nel 2027, con vasche calde, saune e via di seguito integrate alla scansione. L’idea è trasformare la diagnostica in un rito di wellness settimanale, non più in una visita medica che rimandate per mesi.
C’è chi ha dei forti dubbi sulla riuscita della cosa: gli ultrasuoni non penetrano i polmoni (l’aria rimbalza le onde sonore), non sostituiscono TAC o risonanza magnetica per certi tumori. E al momento non c’è AI nel sistema: è pura ingegneria hardware. Se volete il thread critico di Hank Green su X, fate un salto. Midjourney finanzia tutto da sola, senza investitori esterni. La roadmap prevede approvazione FDA progressiva e espansione nel 2028. Da tenere d’occhio.
Avete mai passato settimane a sporcarvi le mani con Excel? Google NotebookLM ora accetta fino a 300 fonti personali contemporaneamente, anche disordinate. L’AI le analizza e produce grafici e slide puliti. Basta chiedere in linguaggio naturale.
Vi ricordate il roboto che giocava a Ping pong? Sony ACE batteva un professionista.
AGIbot A3 fa la stessa cosa, ma su due gambe. E va oltre, visto che siamo nel pieno svolgimento dei mondiali di calcio, l’azienda si è spinta oltre. La sfida qui è enormemente più complessa: deve bilanciare tutto il corpo mentre colpisce.
La domanda è: il futuro dei robot domestici passa da qui?
UME di Alibaba Ant Group è un esoscheletro che insegna ai robot a fare cose in casa. Non cattura solo dove si muove il braccio, ma cosa sente quando tocca, spinge o tira oggetti. Informazione cruciale per robot che devono operare in ambienti non strutturati: le nostre case, insomma.
Non ve lo dico io, ve lo dirà un’infografica chiara.
L’Evoluzione del canale ICT: insieme a Vincenzo Bocchi ( TD SYNNEX ), analizziamo come il ruolo del distributore stia passando da semplice intermediario a vero e proprio centro di competenze, con un focus su modelli a sottoscrizione e specializzazione.
Retail 4.0 e innovazione del punto vendita fisico: direttamente da Praga, Mario Davalli e Marco Domenico Gorla ( Cegid ) ci presentano il concetto di “Super App” per il retail: come il software può semplificare la vita degli addetti alle vendite e migliorare drasticamente la customer experience in negozio.
Cybersecurity e AI specializzata: Marco Rottigni ( SentinelOne ) ci guida nel complesso scenario del rischio cyber. Scopriremo perché l’AI non deve sostituire l’analista umano, ma potenziarlo (come l’armatura di Iron Man per Tony Stark) per rendere il triage e la risposta agli attacchi più veloci e precisi.
Qui la versione Youtube con i capitoli.
Qui l’ultimo disponibile in formato podcast. Provo a farli #live alle 11 sui miei profili social o in quelli di alcune associazioni manageriali, ma con scarsa assiduità…
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