RSS Amplifier

SPAZIO NEGATIVO · Apr 1, 2026

Ordine 227

0
Sign in to vote or save

Gianluigi Merlino · SPAZIO NEGATIVO

Non devi “provare” a fare una cosa, falla e basta!
Fallo come se ne andasse della tua vita!
Non mollare mai, insisti fino a che non funziona, non pensare ad altro!

Ma…

…le alternative ci tranquillizzano, è un meccanismo semplice: l’idea che quella che abbiamo davanti non sia una scelta definitiva, che si possa sempre tornare sui propri passi senza danni irreversibili, alleggerisce enormemente il peso emotivo di ogni decisione.

In negoziazione è addirittura codificato come strumento strategico: ogni buon negoziatore deve avere la sua BATNA (Best Alternative to a Negotiated Agreement), vale a dire “mal che vada ripiego su...”. I benefici sono reali. Non vivere il momento come un’ultima spiaggia ha vantaggi psicologici evidenti, riduce l’ansia, migliora la qualità della trattativa, non drena energie vitali.

Il problema nasce se esageriamo.

Cercare sempre un’alternativa, o credere di averla, ci rende attendisti, poco focalizzati, troppo generosi con il tempo che spendiamo a tenere aperte le opzioni invece di percorrerne una fino in fondo. E dico “credere di averla” perché a volte quelle alternative non esistono davvero, non nell’immediato, ma ci comportiamo come se ci fossero: è un meccanismo di difesa dall’ansia che, visto dall’esterno, assomiglia un po’ al fatalismo (e che ottiene esattamente il contrario: ne parlerò).

Fin qui, niente di sorprendente.
Beh, si fa per dire, perché la mancanza di alternative ne ha combinate delle belle…

Xiang Yu, un comandante dell’esercito ribelle Chu, si trovava nell’inverno del 207 a.C. a dover attraversare il fiume Zhang, nel nord della Cina, per andare a rompere l’assedio di Julu, tenuto dall’esercito Qin con forze di gran lunga superiori. Dopo averlo attraversato con le truppe, diede un ordine che nella storia militare cinese è rimasto come idioma*: affondare tutte le barche, distruggere pentole e fornelli, tenere razioni per soli tre giorni.

Non fu un atto clandestino, una sorpresa notturna ai danni delle truppe (e a favore della sua strategia): fu un atto dichiarato, eseguito davanti ai soldati, nel momento stesso in cui veniva disposto. Tutti capirono simultaneamente che non c’era ritorno. Le opzioni erano due: vincere o morire.
Xiang Yu proseguì la sua campagna annientando gran parte dell’esercito avversario.

*”Po Fu Chen Zhou - Rompere i pentoloni e affondare le barche”: indica la ferma determinazione a non tornare indietro. Si usa per descrivere un impegno assoluto e senza possibilità di ripensamento.

La battaglia di Stalingrado, 1942-1943, è uno dei capitoli più studiati della Seconda Guerra Mondiale. Dal punto di vista geografico i sovietici si trovavano in una situazione paradossale: Stalingrado sorge sulla sponda occidentale del Volga che scorreva quindi alle loro spalle, non tra loro e il nemico come vorrebbe il manuale. Nessuna via di fuga naturale, problemi tattici e logistici enormi.

A questo si aggiungeva il noto Prikaz n. 227 di Stalin, l’ordine conosciuto come “Neanche un passo indietro”. I tedeschi, che combattevano casa per casa in quello che chiamavano sprezzantemente Rattenkrieg, guerra di topi, avevano di fronte uomini che, se anche avessero voluto, non potevano ritirarsi né geograficamente né per decreto.

Scoprirono a loro spese cosa ciò significasse e noi sappiamo com’è finita.

Entrambe le storie finiscono con una vittoria. Ed entrambe lasciano dietro morti a valanga: sono variazioni dello stesso meccanismo, applicato in condizioni diverse.

In entrambi i casi il vincolo c’era, reale e senza sconti. A Stalingrado pure doppio e il costo dipese da variabili controllate solo in parte.

Questo perciò non è un discorso contro il vincolo, né a favore. È la descrizione di come funziona: quando non hai alternative, reali o percepite, smetti di sprecare energia a cercare uscite che non esistono. Quella energia si ridistribuisce. La qualità dell’attenzione cambia, la soglia di tolleranza alla fatica si sposta, il calcolo costi-benefici si semplifica fino quasi a scomparire: è la meccanica che crea l’”eroismo”.

Xiang Yu, che la storia non ricorda come il condottiero più amato, vinse nove battaglie consecutive. I sovietici a Stalingrado tennero la città compiendo un’impresa la cui portata ancora oggi è difficile da comprendere nella sua interezza. In entrambi i casi, chi non aveva scelta ha fatto cose che chi l’avesse avuta probabilmente non avrebbe fatto.

Arrivato sin qui mi vengono allora tre osservazioni, a seconda di dove ti trovi.

Se sei già nella morsa senza averla scelta: dare un nome a quello che sta succedendo e riconoscerlo non cambia la situazione, ma cambia il rapporto con quello che stai facendo. Smettere di cercare un’uscita inesistente non è rassegnazione, è risparmio: quell’energia serve altrove.
Ed è qui che arriva il dubbio più insidioso: e se l’uscita ci fosse e fossi semplicemente io a non vederla? La domanda è legittima, ma è proprio così che funziona il meccanismo di difesa. Il punto è riconoscerla per quello che è; va posta una volta, con onestà e con pienezza: tenerla aperta a tempo indeterminato è alibi. Se dopo una verifica seria non vedi uscite, non vederle direi che (per te) è già una risposta.

Se tendi ad accumulare alternative come strategia di protezione il costo nascosto non è solo l’ansia da scelta: è dispersione a livello strutturale. Ogni scenario alternativo che tieni aperto consuma una quota di attenzione, di energia cognitiva, di presenza. Non in modo drammatico, eclatante o misurabile ma in modo silenzioso e continuo. Il sistema disperde le sue risorse in più rivoli contemporaneamente e nessuno di quei rami riceve tutto quello che sarebbe disponibile e, probabilmente, risolutivo.

Se invece bruci i ponti per abitudine o per temperamento, convinto che un’inflessibile determinazione sia già di per sé una virtù, ricorda che Xiang Yu aveva un obiettivo chiaramente definito prima di affondare le barche: il punto di non ritorno era uno strumento al servizio di una direzione già chiara. Eliminare le alternative senza sapere dove si sta andando, o avendone solo un orientamento generico, non è determinazione, è una trappola senza uscita che assomiglia alla morsa ma non ne assolve la funzione. La struttura è la stessa, il risultato è diverso. Qui la formazione dell’obiettivo è centrale, vitale, ma attenzione: un obiettivo ben formato deve anche essere ecologico (cioè deve preservare quanto di già funzionale ed efficiente esista nel sistema) il che non sempre è compatibile con l’all-in del Po Fu Chen Zhou.

In definitiva, dunque, non è in discussione l’opportunità di avere una BATNA (e come negarlo?), anzi procuratene una appena possibile.
Ma il punto è un altro ed è riconoscere, in ogni momento, se le alternative che stai tenendo aperte stanno lavorando per te o contro di te.

Read the original on gianluigimerlino.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.