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Linea di faglia · Aug 28, 2026

L’incapacità di leggere la folla

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Giacomo Lagona · Linea di faglia

Uno dei pochi temi capaci, in questo momento, di mettere d’accordo elettori e politici dei due principali partiti americani è quello dei data center. Secondo un nuovo sondaggio pubblicato la scorsa settimana da Heatmap Pro e Embold Research, tre americani su quattro sarebbero contrari alla costruzione di un data center vicino alla propria abitazione.

La questione ha creato anche alleanze politiche insolite: Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders hanno presentato al Congresso una proposta di legge per una moratoria temporanea sulla costruzione di nuovi data center. Anche il governatore ultraconservatore del Texas Greg Abbott, intervenendo alla trasmissione This Week della ABC, ha sostenuto che la loro crescente impopolarità sia in parte una conseguenza delle loro stesse scelte.

Dall’altra parte c’è Donald Trump, che continua a essere uno dei principali sostenitori dell’espansione dei data center. In un’intervista con il suo occasionale collaboratore Michael Cohen, ha sostenuto che le comunità dovrebbero accettare queste strutture perché producono posti di lavoro, investimenti e nuove entrate.

Non è stata un’uscita isolata. La settimana precedente Trump aveva ribadito che, dal punto di vista di un sindaco o di un governatore, attirare un grande impianto di intelligenza artificiale o un data center rappresenterebbe un’opportunità importante per l’occupazione e per le entrate fiscali, pur riconoscendo che il settore avrebbe bisogno di una strategia migliore per affrontare le critiche dell’opinione pubblica.

La posizione è insolita soprattutto per Trump, perché lo mette dalla parte opposta rispetto a una crescente forma di populismo. Nel 2016, invece, gran parte della sua forza politica era nata proprio dalla capacità di intercettare opinioni che altri politici consideravano elettoralmente complicate. Trump aveva promesso di proteggere Medicare e Social Security, si era schierato contro gli accordi di libero scambio e aveva imposto il protezionismo al centro della propria agenda, entrando in contrasto anche con molti esponenti del Partito Repubblicano. Su queste questioni, così come sulla sua disponibilità a incoraggiare e praticare il razzismo più esplicito, aveva dimostrato che esisteva una domanda politica molto più ampia di quanto l’establishment avesse immaginato.

Con i data center è successo il contrario. All’inizio molti politici li sostenevano perché sembravano offrire esattamente ciò che Trump continua a vedere: posti di lavoro, investimenti e nuove entrate fiscali. Poi l’opinione pubblica ha cominciato a cambiare, spinta dalla crescente diffidenza verso l’intelligenza artificiale, dalle preoccupazioni ambientali, dai timori per l’aumento dei prezzi dell’elettricità e dal vecchio riflesso del NIMBY, Not In My Backyard, “non nel mio cortile”. Di conseguenza, anche diversi politici hanno cambiato posizione, come documenta il Wall Street Journal nel ricostruire il passaggio di alcuni sostenitori dei data center a posizioni apertamente critiche.

Perché Trump non sembra essersene accorto? Una spiegazione possibile è l’ambiente nel quale oggi prende le proprie decisioni. È circondato da figure dell’industria tecnologica come David Sacks e Larry Ellison, entrambi fortemente coinvolti nel settore dell’intelligenza artificiale. Le grandi aziende tecnologiche hanno investito molto in Trump all’inizio del suo secondo mandato, finanziando anche la cerimonia di insediamento e la nuova sala da ballo, mentre il presidente ha adottato politiche favorevoli ai loro interessi. D’altra parte anche lo stesso Trump potrebbe avere un interesse economico diretto nel boom tecnologico: le sue dichiarazioni finanziarie mostrano che è diventato progressivamente un investitore più attivo nel settore tecnologico.

Il presidente ha sempre avuto la tendenza a seguire l’ultima idea che lo colpisce. La differenza è che in passato era anche disposto a scontrarsi con interessi economici molto potenti quando intravedeva un vantaggio politico, mentre oggi sta ascoltando meno gli elettori che potrebbero segnalargli dove si sta spostando l’opinione pubblica. Durante le campagne elettorali i suoi comizi funzionavano come un sistema di rilevazione in tempo reale: Trump trasmetteva il proprio messaggio, e contemporaneamente osservava il pubblico per capire quali temi suscitavano una reazione. Oggi viaggia meno, appare meno in pubblico e deve affrontare maggiori limitazioni legate alla sicurezza. Quel circuito di feedback si è indebolito.

Nel 2016 Trump spiegava al New York Times che, se durante un comizio percepiva che il pubblico si stava annoiando, bastava dire che avrebbe costruito il muro col Messico per ottenere immediatamente una reazione. Il resoconto del New York Times citato nell’articolo, raccontava proprio questa capacità di leggere la folla. Un episodio del luglio 2022 mostra lo stesso meccanismo: durante un discorso presentato come il lancio di una nuova agenda politica, Trump e il pubblico apparivano annoiati; quando improvvisò una digressione sugli atleti transgender, la sala si animò. Trump se ne accorse e insistette sul tema, che sarebbe poi diventato uno degli argomenti centrali della sua campagna elettorale del 2024.

L’incapacità di leggere la folla | Linea di faglia
Donald Trump all’Energy and Innovation Summit della Carnegie Mellon University a Pittsburgh, Pennsylvania. REUTERS/Nathan Howard

Donald Trump è sempre stato vulnerabile alle fake news e poco incline a filtrare le informazioni che riceve, ma i comizi gli offrivano almeno un riscontro immediato sulla propria base. Oggi anche quel filtro si è indebolito. Tra le persone che gli forniscono informazioni c’è Natalie Harp, un’assistente descritta come molto adulatrice e poco interessata a sottoporre il presidente a critiche. Trump aveva già dimostrato di saper leggere i dati sull’opinione pubblica, ma con il calo della sua popolarità ha iniziato a sostenere che i sondaggi siano falsi, posizione che probabilmente considera ormai attendibile.

Man mano che il suo ambiente si restringe, anche la capacità del presidente di intercettare l’umore della propria base sembra essersi ridotta. È stato eletto due volte promettendo di evitare nuove guerre, ma ha autorizzato attacchi contro Venezuela e Iran. Con il protrarsi dello stallo in Medio Oriente, ha mostrato difficoltà nel cogliere il malcontento dell’opinione pubblica. Ha minimizzato la preoccupazione per l’aumento del prezzo del carburante dicendo di non pensare alla benzina e in precedenza aveva definito l’accessibilità economica una “bufala”. Quando sono emerse notizie sulle difficoltà dei marinai della USS Abraham Lincoln, impegnati da molto tempo nella missione, Trump rispose che non erano stati impiegati “abbastanza a lungo”. E il fallimento dei negoziati commerciali con il Canada della settimana scorsa rischia di complicare le prospettive dei Repubblicani negli Stati di confine, specialmente in Michigan e Ohio.

Presi singolarmente, questi episodi mostrano un crescente distacco tra Trump e una parte dei MAGA, ma nessuno è più significativo della questione dei data center. Le strutture che dovrebbero alimentare l’economia dell’intelligenza artificiale raccolgono ed elaborano quantità enormi di dati. Il paradosso è che il presidente che più di ogni altro ha costruito la propria carriera politica sulla capacità di leggere l’umore degli elettori sembra oggi avere difficoltà ad accedere proprio alle informazioni di cui avrebbe bisogno.

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