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Fritto Misto · Jan 28, 2026

Casalinghitudine

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Monica Campagnoli · Fritto Misto

Voglio iniziare l’anno e questa lettera, che parla di casa e di cibi invernali che scaldano il cuore, con una breve riflessione personale.

In questo momento, scrittura e cucina sono un esercizio di consapevolezza per non perdermi tra le ombre di un mondo brutto che spaventa.

Casalinghitudine non è un invito alla chiusura. E la cucina non è mera distrazione.

Non do per scontato quello che ho. Lo celebro come forma di gratitudine.

Cucino con intenzione, lasciando briciole che tracciano sentieri.
Forse penserai che cucinare non sia abbastanza, che non porti da nessuna parte. Io credo il contrario.

Il cibo è un linguaggio che unisce, accoglie, cura. È la mia rivoluzione gentile.

Invece di accumulare, condivido. Se ho un grammo di felicità, lo faccio lievitare. Faccio la mia parte perché ho bisogno di un mondo civile. Scritto a mano libera su fogli di carta colorata. Per i bambini che saranno adulti domani, per noi che siamo qui adesso.

Tu trova la tua strada per fare la differenza, che comunque, per tutti, inizia dalla gentilezza. Senza rimandare a domani.

Anche lasciare un cuore, un commento o condividere questa lettera è un gesto di gentilezza e riconoscimento del mio lavoro. Grazie.

☀︎☀︎☀︎ ⛄︎⛄︎⛄︎ ☆☆☆ ☂︎☂︎☂︎ ♡♡♡

Frequentavo la prima elementare quando, al termine delle vacanze di Natale, scoprii che avrei dovuto abbandonare il tepore della cucina per tornare a scuola. Nel cuore gelido dell’inverno, quando gennaio invita alla casalinghitudine, fui messa sul pulmino giallo nonostante la mia proposta di andare in pensione.

A quel tempo, non sapevo dare un nome alla sensazione che per me, da sempre, accompagna gennaio.

Per raccontarti l’essenza della mia casalinghitudine, devo parlarti di un tempo che rallenta per osservare, pensare, ascoltarmi, cucinare, leggere. È un sentimento che abbraccia gesti, parole e spazi che tendo a dare per scontati. Tempo per stare nelle cose così come sono, qui e adesso.

In tempi così difficili, è una fortuna poter abbracciare la mia casalinghitudine. Il piacere di stare e tornare a casa, toccare i miei libri, sedermi alla scrivania, entrare in cucina e allacciare il grembiule.

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Clara Sereni, autrice dell’omonimo libro, è la persona che ha inventato il neologismo poi accolto anche nel dizionario della lingua italiana.

Se non l’hai già fatto, ti consiglio di leggerlo. Per il modo in cui Sereni tratteggia i chiaroscuri della casalinghitudine delle donne sempre in bilico tra costrizione e scelta, soddisfazione e frustrazione.

E per l’uso del cibo come un linguaggio. Ogni ricetta evoca un vissuto: l’infanzia, la famiglia, la difficile maternità, l’impegno politico.

A quasi quaranta anni dalla prima edizione (1987), rimane un piccolo capolavoro letterario che combina vita personale e ricette. Un compito tutt’altro che facile e con il quale mi sto misurando mentre scrivo appunti del libro che sarà, il mio.

Home di India Knight, già autrice di una newsletter di successo su Substack. Il libro spinge a guardare con altri occhi i diversi spazi della casa. Il racconto è infarcito di aneddoti e consigli pratici. Se leggere in inglese non è un problema, te lo consiglio.

Le minestre romagnole di ieri e di oggi è il libro di Graziano Pozzetto, autore romagnolo che nutre mente e pancia, che uso più spesso. Seguo una storia e trovo una ricetta.

Per capire di quale cibo scrivere e quali ricette condividere, ho bisogno di cucinare. Non a caso, in questo mese ho trascorso molte ore in cucina.

Faccio test rigorosi su vecchie e nuove ricette per trovare il focus culinario del nuovo anno, prendo appunti e vedo cosa funziona. A volte va tutto bene, a volte no.

In ogni caso, mi piace il processo creativo che ruota attorno a questa newsletter e al blog. E la condivisione del cibo, con relative discussioni, con i miei assaggiatori dietro le quinte (famiglia e amici).

Piatti che ho cucinato

  • Polenta, più e più volte

  • Minestre e zuppe

  • Stufati e polpette, nonna li chiamava intingoli

  • Ciambelle da credenza

Il lavoro di gennaio

A novembre dell’anno scorso la maestra Giovanna, insegnante presso una scuola materna comunale di Bologna, mi ha invitata a partecipare al programma di educazione alimentare che sta svolgendo con le classi di 3, 4 e 5 anni. In gennaio c’è stato il primo incontro di cucina con i quattrenni. Sapevo che non sarebbe solo stato un lavoro diverso ma una sfida rigenerativa. Così è stato.

Ho scritto piani editoriali e liste di ricette da provare mentre guardavo la neve scendere e poi sciogliersi. E la pioggia cadere, quanta pioggia.

Bologna. A sinistra, Via Oberdan. A destra, Via Quadri

Mi sono occupata della manutenzione tecnica del blog. Un lavoro lungo e noioso che invece di procrastinare ho già terminato. Non posso credere di essere stata così brava! Nel 2025 Tortellini&Co, il blog da cui nasce anche questa newsletter, mi ha regalato due grandi soddisfazioni. Più di un milione di lettori e la citazione tra le pagine di una ricerca universitaria che parla (bene) del mio progetto. L’unica cosa che posso fare è ringraziare i miei lettori.

Il 2 gennaio ero già al pc per collazionare le diverse parti del libro che, nel 2025, ho inviato a puntate agli iscritti a pagamento della newsletter. Poi ho corretto le bozze, in italiano e inglese (come il blog, anche Fritto Misto è in doppia lingua), e inviato Una cucina sui tetti di Bologna (45 ricette per ogni occasione).

Piano gratuito

Alla fine di ogni mese, gli iscritti riceveranno una lettera che parla di un tema o un ingrediente. Ci sarà sempre anche una ricetta. Qualche volta avrà la forma di Via Emilia, spin off di Fritto Misto dedicato a cose da fare, vedere e assaggiare in Emilia-Romagna.

A pagamento

  • Ai lettori che scelgono questo abbonamento invierò, a inizio mese, una newsletter più personale, sempre arricchita da una ricetta. Questo sarà uno spazio dove condividere aneddoti sul dietro le quinte del mio lavoro, anticipazioni dal libro che sto scrivendo.

  • Da febbraio attiverò anche la chat di Substack. Una volta al mese sarò disponibile per rispondere a domande di cucina, oltre che su Bologna e l’Emilia-Romagna.

  • Per i vecchi e nuovi iscritti a pagamento resta disponibile l’intero archivio del 2025.

Polenta con il ragù Polenta con il ragù
Polenta con il ragù

Specialità versatile e dal sapore inconfondibile, profuma e riscalda la giornata più fredda.

Una volta era un mangiare tipico della cucina povera. E nelle zone del nord Italia dove la polenta scondita era l’alimento principale, le persone si ammalavano. La mancanza cronica dei nutrienti necessari causava una malattia chiamata pellagra che era ancora endemica a inizio Novecento.

Prima della diffusione del mais nel XVI secolo, la polenta si faceva anche con farro, miglio, segale, orzo, grano saraceno. Oppure con legumi quali i ceci. E poi, non solo di mais giallo ma anche bianco diffuso in Friuli Venezia-Giulia, Veneto (e per vicinanza geografica in certe parti della Romagna), Campania.

Nella mia casa d’infanzia, la polenta si faceva spesso. Gialla, bianca, di ceci. Per quella di castagne dovevo andare a trovare la nonna paterna, nata e cresciuta in montagna che, per noi gente della bassa pianura pianura, è l’Appennino.

La polenta gialla, con ragù o formaggio fuso, servita con salsicce cotte nel sugo di pomodoro o funghi, era un classico. E cosa dire di quella fritta accompagnata da squacquerone e piadina che faceva zia Iole?

Non è mai semplice condividere questi ricordi. Mettono fame e nostalgia alla stessa maniera.

Nel mese di gennaio ho cucinato la polenta più volte. Di solito nel fine settimana, quando ho più tempo per progetti di cucina che lo richiedono.

Se cuoci ancora la polenta sul fornello alla vecchia maniera, come faccio io, ti lascio tre consigli + uno che valgono oro:

  1. Impugna il cucchiaio di legno come se fosse un bastone. Questo movimento impegna meno il polso e, alla lunga, fai meno fatica;

  2. lascia perdere il cellulare e, con la mano libera, tieni un libro che ti farà compagnia durante la cottura;

  3. scegli un tegame antiaderente dal fondo spesso e bordi alti;

  4. compra un tegame che non ti obblighi a mescolare.

Piatto tipico del Nord Italia, in particolare di Lombardia e Valtellina, si prepara mescolando farina di mais e grano saraceno che conferisce al piatto un colore più scuro.

A fine cottura, si aggiungono burro e formaggi come Casera e Bitto ma anche gorgonzola. Anche il Brie va bene, così come una robiola.

Io ho utilizzato burro e un formaggio Camoscio d’Oro che non compravo da almeno un decennio. Del formaggio trovi indicata la quantità, poi decidi tu cosa utilizzare.

Il piatto finale è robusto e cremoso. Questa polenta sostanziosa è un piatto unico e non ha bisogno di ragù o altra compagnia.

Prima della ricetta, una curiosità. Il nome deriva dal tarai, il bastone con cui si girava la polenta nel paiolo.

Polenta taragna Polenta taragna
Polenta taragna

per 4 persone
Ingredienti

1,5 l di acqua
3 g di sale grosso
130 g di farina gialla bramata
130 g di farina di grano saraceno (fine o rustica)
200 g di formaggio tagliato a cubetti tipo Casera, Bitto, Brie, Crescenza, Stracchino, Gorgonzola
70 g di burro a tocchetti

Procedimento

Metti l’acqua in una pentola antiaderente e con bordi alti, aggiungi il sale e porta a bollore.

Quando l’acqua bolle versa in una sola volta, mescolando, le due farine.

Mescola per sciogliere eventuali grumi ma, nel malaugurato caso si formassero, risolvi in questo modo. Spegni il fornello, sciogli velocemente i grumi con il frullatore a immersione e riprendi senza indugio la cottura su fornello piccolo e fiamma bassa per 45 minuti.

Durante la cottura la polenta va mescolata per evitare che schizzi bollenti di acqua e farina sporchino anche i fornelli del vicino di casa.

Dopo 35 minuti dall’inizio della cottura, aggiungi il burro e mescola per scioglierlo.

Poi unisci il formaggio o un mix di formaggi e mescola incorporando.

Spegni il fornello, lascia riposare la polenta per due minuti prima di mettere nei piatti e servire.

Spesso, i piatti che cuciniamo acquistano maggiore complessità di sapore grazie al riposo e conviene cucinare in anticipo. Con la polenta, soprattutto la Taragna, è diverso. Per me è un piatto da fare e mangiare.

Read the original on frittomisto.substack.com

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