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In Gut We Trust · May 31, 2025

Un intestino felice, una mente serena: la verità o il mito della serotonina intestinale

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Francesco Fratto · In Gut We Trust

Oggi parliamo di testa. Di emozioni, di serenità, di benessere e anche del suo contrario. Parliamo di quando l’umore si fa così nero da oscurare buona parte del nostro mondo e, per farlo, chiamiamo in causa la Serotonina.

Serotonina?

L’ormone del benessere, quello che quando c’è ci fa sprizzare serenità da tutti i pori, e quando manca ci toglie il buonumore, la voglia di uscire, e perfino - nei casi più gravi - la voglia di vivere.

Sappiamo che la serotonina è l’ormone del benessere e del buonumore: quando cala lei, lo fa anche lui. E sappiamo anche che:

  • solo il 5% della serotonina è prodotta del cervello;

  • e il restante 95% è prodotta molto più giù, dal nostro intestino.

Però il legame tra pancia in equilibrio e serenità mentale non è così immediato perché per anni ci è stato detto che la serotonina prodotta nell'intestino non poteva influenzare direttamente il cervello. E questo per via della barriera ematoencefalica, una specie di "dogana" super selettiva che decide chi passa e chi no.

Tutto questo fino a ieri e per molto tempo.

La ricerca sull'asse intestino-cervello parte dal lontano 1937 e arriva ai giorni nostri rivelando man mano la complessità e la meraviglia di questa relazione.

Vediamo le tappe fondamentali.

  1. 1937 - la scoperta dell'enteramina - il farmacologo italiano Vittorio Erspamer identifica per la prima volta una amina biogena nell'intestino, che chiamerà enteramina. Si scoprirà poi che è presente nelle cellule enterocromaffini dell'epitelio gastrointestinale, suggerendo un ruolo nella motilità intestinale.

  2. 1948 - la scoperta della serotonina - Maurice Rapport e il suo team isolano da sangue di bovino un fattore vasocostrittore che chiamano “serotonina”: la molecola sarà poi identificata chimicamente come 5-idrossitriptamina (5-ht).

  • 1952 - il “rebranding” - l'unificazione di enteramina e serotonina. Si dimostra che l'enteramina intestinale e la serotonina del sangue sono in realtà la stessa molecola. Contestualmente, si scopre la presenza di serotonina anche nel cervello dei mammiferi, consacrando la 5-ht come neurotrasmettitore centrale.

  • Anni 1960-1970 - l'ipotesi monoaminergica della depressione. Nasce la teoria che un deficit di serotonina centrale contribuisca ai sintomi depressivi. La ricerca si concentra sul sistema nervoso centrale (SNC), mentre l'intestino viene considerato soprattutto per la sua funzione digestiva (all’insegna del “tu stai buono e occupi dei rifiuti”).

  • 1978 – recettori e SERT nell'intestino. Vengono identificati i recettori specifici per la serotonina (5-ht) sulle cellule nervose enteriche e il trasportatore SERT su enterociti e neuroni enterici. E da qui si comprende che la 5-ht regola importanti riflessi enterici e che anomalie in questo sistema possono dare sintomi gastrointestinali.

  • Anni 1990 – Il "secondo cervello" e l'asse intestino-cervello. Nel 1998 il professor Michael D. Gershon, docente alla Columbia University, pubblica “Il secondo cervello”, un saggio con il quale presenta la teoria dei due cervelli e spiega perché l’intestino sia il secondo e sia autonomo. Gershon sottolinea che l’ENS utilizza oltre 30 neurotrasmettitori identici a quelli cerebrali, serotonina in primis. Ne ho parlato in uno dei miei primi post di questo blog.

  • Inizio 2000. Scoperta di TPH2 e compartimentalizzazione della serotonina: si scopre la triptofano idrossilasi 2 (tph2), una seconda isoforma dell'enzima limitante per la sintesi della serotonina. In pratica, la TPH2 è l’altra "fabbrica" di serotonina e da questo momento sappiamo che l'intestino (TPH1) e il cervello (TPH2) producono serotonina in modo separato, con enzimi diversi.

  • 2004-2010 – prime evidenze microbiota-comportamento. Gli studi dimostrano che senza batteri intestinali (microbiota), gli animali reagiscono male allo stress e cambiano le sostanze chimiche nel cervello. Ma un probiotico può ridurre ansia e depressione agendo sul nervo vago1.

  • Ultimo decennio (2010-2020) – esplosione della ricerca sull'asse intestino-cervello. Si collegano batteri, serotonina e disturbi mentali come depressione e autismo. Trovati batteri "buoni" che influenzano il cervello e indicatori di squilibri intestinali (se vuoi i nomi dei suddetti batteri buoni, leggi le note). Nel 2016 nasce il termine "psychobiome" per l'influenza dei microbi sulla mente2.

  • 2020-oggi – verso nuove terapie gut-targeted. Gli studi confermano direttamente il legame tra serotonina intestinale e funzioni neuropsichiatriche. Sono in corso trial clinici su dietary interventions, prebiotici e probiotici per la depressione.

E oggi?

Oggi lo studio pubblicato su gastroenterology3 ha dimostrato che modulare la serotonina nell'epitelio intestinale può migliorare ansia e depressione attraverso il nervo vago, la via neurale/autostrada dell’asse intestino-cervello:

  • quando il nervo vago è disattivato, l’effetto scompare;

  • quando la produzione intestinale di serotonina è inibita, ansia e depressione aumentano.

Questa scoperta è importante, anzi importantissima perché apre nuovi scenari per trattamenti mirati, capaci di agire localmente sull'intestino per modulare l'umore, evitando non solo gli eventuali effetti collaterali dei farmaci sistemici, ma soprattutto superando lo stigma nei confronti della malattie mentali e delle relative cure che purtroppo ancora persiste.

Eh già, lo stigma4 non molla: chiedere aiuto per un malessere che non si vede e non si tocca è ancora oggi fonte di vergogna, ed è per questo che chi inizia a soffrire di disturbi della sfera psichica e mentale non corre subito a farsi curare, il che non può certo portare miglioramenti.

“La medicina moderna è in grado di sondare il nostro corpo e fotografarci fino a livello cellulare; eppure del nostro cervello sappiamo ancora molto poco. È per questo che le malattie mentali, pur essendo oggi molto più accettate di un tempo, restano uno stigma che colpisce più persone di quanto si creda. Quante? Secondo una ricerca dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 2019, si stima che nel mondo almeno 450 milioni di persone siano affette da disturbi mentali o comportamentali.”

Tiziana Corteccioni - “Ho bisogno di una pillola”

Ma oggi, anche grazie a questo studio, si apre una chance in più. Anzi, una “chiave”.

La serotonina nell'intestino non serve solo a digerire ma ha un ruolo fondamentale nella regolazione dell'umore, dell'ansia e persino del comportamento sociale. Se qualcosa va storto con la sua produzione, può esserci un legame con:

  • Depressione: chi ne soffre spesso ha livelli bassi di serotonina intestinale.

  • Ansia: l'intestino e il cervello iperattivi possono farti sentire sempre in allerta.

  • Autismo: problemi con i batteri intestinali e la serotonina potrebbero avere un ruolo.

  • IBS: se la serotonina intestinale non è regolata bene, ecco che arrivano dolore, gonfiore e problemi intestinali.

Capire la serotonina intestinale ci apre un mondo di possibilità per stare meglio, riequilibrando l'asse intestino-cervello.

Ecco le star del futuro:

  • BUONE ABITUDINI ALIMENTARI: mangiare sano, con fibre (magari conoscendole…), pre e probiotici, nutre i batteri buoni, migliorando serotonina e dialogo tra intestino e cervello.

  • PROBIOTICI POWER: ceppi specifici migliorano umore e cervello, aiutando contro i disturbi mentali.

  • FARMACI SMART: arrivano medicine che agiscono solo nell'intestino, alzando la serotonina senza effetti collaterali sul cervello.

  • PSICHIATRIA GOURMET: curare l'intestino è cruciale per la mente, combinando cibo sano, integratori e supporto psicologico.

La ricerca sulla serotonina ci dice di dare un'occhiata più da vicino alla nostra salute mentale, con un approccio a 360 gradi tra corpo e mente.

Dare retta alla pancia, notando cosa ci dice, è un primo passo per stare meglio nel corpo e nella mente.

Ricorda: l’elisir di lunga vita esiste ed è più vicino di quanto credi.

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1

Studi iniziali su modelli animali germ-free (es. Sudo et al., 2004) rilevano che l’assenza di microbiota causa iper-reattività allo stress e alterazioni nei livelli di BDNF e neurotrasmettitori cerebrali. Bravo et al., 2011 dimostrano per la prima volta che un probiotico (Lactobacillus rhamnosus) può ridurre comportamenti ansiosi e depressivi nei topi attraverso l’asse vagale (effetto abolito dalla vagotomia), suggerendo che i batteri intestinali possono inviare segnali neurochimici al cervello modulatori dell’umore. Questi studi aprono la strada al concetto di psychobiotics, probiotici mirati al miglioramento della salute mentale.

2

Con il progresso delle tecniche “omiche” e di neuroimaging, vengono condotti numerosi studi clinici e su modelli animali che collegano il microbiota e la serotonina intestinale alla patogenesi di depressione, ansia, autismo e altre condizioni neuropsichiatriche. Vengono identificati specifici batteri benefici (ad es. Bifidobacterium longum, Lactobacillus helveticus) capaci di modulare la neurochimica cerebrale attraverso metaboliti che influenzano la serotoninafrontiersin.org. Si accumulano evidenze di marker periferici: ad esempio, l’alterazione della produzione di serotonina intestinale e dei suoi metaboliti (come la 5-idrossiindolacetato fecale) in pazienti con depressione rispetto a controlli, oppure correlazioni tra varianti genetiche del trasportatore SERT (polimorfismo 5-HTTLPR) e vulnerabilità sia a IBS che a disturbi d’ansiajournals.sagepub.com. Nel 2016 viene coniato il termine psychobiome per indicare l’insieme delle influenze microbiche sulla mente.

4

Per approfondire il tema dello stigma sulle e intorno alle malattie mentali, consiglio il saggio divulgativo della psichiatra Tiziana Corteccioni, “Ho bisogno di una pillola”

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Read the original on francescofratto.substack.com

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