Di questa notizia non avrete letto perché in Italia non è ancora uscita. Quando mi ha raggiunta, qualche ora fa, mi trovavo fuori per lavoro, in un luogo sconosciuto, in una minuscola stanza con la mia famiglia, e volevo solo scrollarmela di dosso. Volevo solo aver capito male.
Quando mi ha raggiunta non ho pensato alle inchieste, ai post, alle segnalazioni infinite, alla voce grossa. Ho pensato, perché l’ho sentito nello stomaco, a quanto intenso può diventare il dolore che provoca l’inutilità di tutte queste azioni messe insieme.
Lì, in quelle azioni che erano allarme, si annidava la possibilità della tragedia. Ma quell’allarme non ha scalfito l’ottimismo ingannevole dei social, l’illusione di una maternità senza regole, la promessa di una natura che si muove sempre per il nostro bene.
Due anni fa, il 4 Agosto del 2023, usciva sul mio profilo Instagram un mio post in cui problematizzavo l’operato di un’ostetrica, Bibi Enrica Kupe, nota sui social-dove è molto seguita- come «Ostetrica Senza Filtri», che oggi vive in Australia ma opera in Italia digitalmente, assiste gestanti a distanza, e ha creato persino un’applicazione dedicata alla sua Mamma Informata Academy, il portale dove tiene corsi di formazione per mamme e ostetriche italiane. Il suo lavoro mi sembrava ogni giorno più pericoloso, ma, paradossalmente, sempre più indisturbato.
Non era servito a molto, quel post.
Così ho raccolto materiale per un anno e, il 28 Giugno 2024, su The post internazionale, è stato pubblicato un mio lungo articolo sulle guru della maternità che sfidano la scienza. Era la quarta parte di una fitta inchiesta, ed era quasi interamente dedicata a lei.
Lei, la protagonista della notizia che mi ha raggiunta poche ore fa e che non mi fa dormire stanotte.
L’ostetrica Bibi è stata arrestata ieri, con l’accusa di omicidio colposo e di lesioni gravi per negligenza.
Secondo quanto riportato da un notiziario australiano, l’ostetrica avrebbe assistito una donna a Wallsend, nella zona occidentale di Newcastle, il 2 ottobre 2024 per un parto in casa. Nei due giorni di travaglio, però, non avrebbe risposto ai segnali di complicazioni né alle richieste della partoriente di recarsi in ospedale.
La donna, stremata, riesce a recarsi comunque al John Hunter Hospital- due giorni dopo l’inizio del travaglio- dove è stato necessario ricorrere ad un parto cesareo d’emergenza. Le sue condizioni di salute erano gravemente compromesse, ma è sopravvissuta.
Il neonato, invece, è morto.
L’ostetrica è stata arrestata ieri, il 14 agosto 2025, a quasi un anno dal fatto, e il suo caso tornerà davanti alla corte di Newcastle il 15 ottobre 2025.
Torniamo ad un anno fa.
Rileggo le parole dell’ostetrica Alessandra Bellasio, che è stata l’unica ostetrica, o almeno la prima e la più ostinata, a denunciare a gran voce l’operato della sua collega, che prontamente rispondeva con toni scanzonati, offensivi e scomposti. Alessandra è la prima persona che ho avvisato dell’arresto, e anche lei stanotte è sveglia.
Rileggo le segnalazioni, innumerevoli, che ho ricevuto su Bibi, e che sono cadute nel vuoto, oscurate dal cono di fiducia cieca che si stringeva attorno a lei.
Oscurate da donne felici mentre cancellavano le raccomandazioni mediche, convinte di liberarsi dalle catene di una medicina che non le rassicura più. Ho letto le frasi di gratitudine verso chi le invitava a far entrare il rischio in casa con il passo leggero di un ospite atteso.
Rileggo, anche, uno stralcio della mia inchiesta, che oggi mi fa male.
Mi fa male soprattutto la parte in cui un’utente ringrazia l’ostetrica per averle consentito di partorire in casa anche in una circostanza in cui ben tre ospedali le avevano detto che avrebbe avuto necessariamente bisogno del cesareo. Solo che il suo bambino è ancora vivo.
Oggi, quella testimonianza, mi sembra una profezia capovolta e mi mette i brividi.
“[...] Lo scopo della pagina dell’ostetrica è quello di sfatare quelli che definisce falsi miti della ginecologia e ostetricia italiana, sovvertendo di fatto le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ad esempio, in più video presenti sui suoi canali social suggerisce alle gestanti di interrompere le ecografie ad inizio gravidanza e di non portare i neonati dai pediatri.
L’Ostetrica Senza Filtri definisce il ricorso al cesareo quando il feto si presenta in posizione podalica un errore da attribuire alle procedure adottate in Italia, dove «non utilizzano le vere evidenze scientifiche». A suo dire, invece, un parto podalico potrebbe addirittura avvenire in casa. Questa procedura in Italia non si attua, e ci sarà un perché.
Il negazionismo dell’ostetrica riguarda ogni sfera della cura di gestante e neonato. Consiglia di sostituire gli integratori di vitamina D (che i pediatri prescrivono ai neonati) con pillole del marchio Juice Plus, che molti ricorderanno per l’inchiesta che lo ha investito. Riguarda anche patologie come diabete gestazionale e toxoplasmosi, rischiosissime per gestante e feto e per le quali si effettuano numerosi e attenti controlli periodici.
«Fatevi dei bei panini con il prosciutto crudo e mandatemi delle foto, vi aspetto!», recita un post pubblicato sui social dell’ostetrica il 15 aprile 2024. Per i non avvezzi al mondo della gestazione, i salumi non si possono mangiare in gravidanza, proprio per il rischio di toxoplasmosi, che può provocare al feto malformazioni incompatibili con la vita.
Sotto al video in questione centinaia di donne scrivono di aver seguito il suo consiglio. «Avevo visto questo video mesi fa e ho iniziato a mangiare crudi in gravidanza, in effetti mio figlio è nato sanissimo. Grazie Bibi per avermi liberata, grazie grazie!», scrive, tra le tantissime, un’utente. Convinta che la propria singola e fortunata esperienza faccia statistica.
Sul portale dell’Ostetrica Senza Filtri un’utente scrive: «Grata per questo progetto. Bibi mi ha seguito passo a passo in questo percorso. Ben 3 ospedali mi han confermato che avrei dovuto eseguire il taglio cesareo. Ma io sapevo che c’era un’alternativa. E così è stato. Ho partorito a casa mio figlio podalico. Consiglio a tutti di iscriversi alla Mamma Informata Academy.». È la dimostrazione del fatto che la comunicazione di questa ostetrica funziona: le persone si fidano di lei, al punto da trasgredire le linee guida del sistema sanitario nazionale pur di starle dietro. [...]”
Quando è uscita l’inchiesta l’ostetrica mi ha sbeffeggiata sul suo profilo, e la cosa mi tormentava non tanto per lo sberleffo, figuriamoci, quanto per l’impunità che perseverava a caratterizzare il suo operato, anzi aumentava nonostante tutto quel lavoro che avevo fatto, che non era servito a niente.
Il grido di tutte le segnalazioni, le inchieste, le denunce, è caduto nella polvere, e lì è rimasto, finché non è stato coperto dal peso insopportabile di una bara piccola.
E penso che, forse, questa è la condanna di cui farci collettivamente carico: non sapremo mai quanti altri silenzi, quanti altri allarmi perduti, si trasformeranno in tragedia.
Quella morte non è solo la fine di una vita, è il sintomo di un contagio più grande. L’ostetrica non è un caso isolato: è il volto di un’epidemia silenziosa che non possiamo più ignorare. La tragedia della morte di questo neonato si unisce a quelle che caratterizzano il punto più oscuro di una storia che stiamo ancora scrivendo, quella della dilagante piaga dell’affidarsi ai guru.
Si tratta di una deriva che dilaga come muffa sui muri: l’abitudine di consegnare la propria vita, e quella dei figli, a mani che non conoscono né scienza né responsabilità. Li chiamiamo “guru”, ma sono specchi deformanti: riflettono il nostro bisogno di sentirci al sicuro, mentre trasformano le nostre paure, i nostri traumi, i nostri sogni e desideri in brand e soldi facili, spesso sporchi, impregnati di menzogna. Come la muffa, inizia dai muri, e pian piano si prende le nostre case, si insinua nel nostro respiro.
Oggi siamo chiamati, e lo credo sentitamente, a porci precise domande su questo fenomeno.
Che cosa spezza, in un genitore, il filo della ragione al punto da consegnare i figli, il bene più prezioso, a mani che non offrono garanzia alcuna?
Quando è accaduto che una boccetta d’olio essenziale, un cristallo, una tisana e teorie strampalate siano diventati rifugio preferibile alla medicina, che è stata la più luminosa conquista del nostro tempo?
Non è più il vezzo di una piccola setta di diffidenti: è un fiume che straripa, che trascina via anche chi mai avrebbe pensato di seguirne la corrente.
E io, che ogni giorno ascolto madri, vedo questo fiume allargarsi. Mi chiedo, oggi più che mai, dove la medicina abbia lasciato crepe così profonde da far entrare la diffidenza. In quale momento la fiducia si sia frantumata, e di chi sia la colpa di questo crollo.
È un allarme, ma pure una sconfitta. Perché forse siamo stati anche noi a spingere il carro nella direzione sbagliata. Abbiamo pagato corsi di svezzamento e di sonno tenuti da consulenti “autocertificate”, capaci di comunicazioni ben più accattivanti di quelle del nostro medico di famiglia.
Abbiamo pensato che in effetti sì, quella consulente sa quello che dice. Forse più del nostro pediatra.
E così, piano, abbiamo quasi smarrito il confine tra il desiderio di sperimentare nuove forme di genitorialità e il pericolo dell’incuria.
Quel confine è fragile, sottilissimo, e quando si tratta dei bambini, oltrepassarlo può voler dire consegnarli al rischio. E non possiamo permettercelo.
Gli spazi sanitari, la medicina, più nello specifico, a volte è deficitaria, soprattutto in termini di umanità. Ma abbandonarla per abbracciare pratiche insicure e private non è ribellione, è resa.
La risposta non è fuggire dal sistema, ma pretendere che si trasformi: che il Servizio Sanitario diventi più umano senza smettere di essere sicuro.
Questo non accadrà finché ognuno pagherà, in solitudine, il proprio guru, trasformando la cura in privilegio.
Non accadrà finché rinnegheremo la medicina e lo spazio di salute pubblica.
Accadrà solo se ci uniremo, se torneremo a difendere insieme ciò che è giusto. E dobbiamo farlo non solo per le vite di cui abbiamo la responsabilità, ma anche per ogni vita che oggi vita più non è, che è stata tradita dall’illusione.
Quel pianto mai nato ci urla in faccia che non si gioca con la vita, e che ogni guru trova forza nel silenzio di chi minimizza, derubrica, ignora gli allarmi. Che qui ci sono stati, ed erano forti e chiari.
Non permettiamo mai più che altre mani accolgano la vita solo per consegnarla, irrimediabilmente, nelle mani scarne della morte. Non giriamoci dall’altra parte, non sentiamoci migliori di chi casca in queste reti, abbandonandolo nelle maglie del rischio.
Non si da così una notizia.
Giornalisticamente, un fatto si dovrebbe raccontare restando fuori dalla sue pieghe, per evitare che si scompagini l’ordine del tempo e delle cose.
Io non ci riesco.
Riesco solo a sentire il dolore di una tragedia che non siamo riusciti ad evitare, pur avendoci provato con forza. Riesco solo a sentire il dolore di tante, troppe voci che gridavano all’allarme forte e chiaro. Non è servito a niente. Non ce l’abbiamo fatta, e adesso un bambino è morto.
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Ps: prima di salutarci, voglio dirvi che, se lo desiderate e ne avete la possibilità, potete offrirmi un caffè virtuale. È un piccolo gesto di sostegno al mio lavoro, ma non sentitevi in alcun modo obbligati: il mio obiettivo è mantenere questi contenuti aperti e accessibili a chiunque. E così sarà per sempre.
Spero di tornare presto con nuove riflessioni condivise, intrecciando ancora una volta le nostre voci in un percorso di cura collettiva.
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