Addirittura un intero week end. Al Santuario di Lourdes, i mosaici dell’abusatore seriale Marko Rupnik, ex gesuita sotto processo canonico per le violenze sessuali commesse nei confronti di diverse religiose, saranno finalmente coperti, come chiedono da tempo le vittime. Sì, ma soltanto per un fine settimana: il tempo che papa Leone arrivi e riparta dalla cittadina degli Alti Pirenei, dove farà tappa a fine settembre il suo viaggio apostolico.
Apprendiamo l’incredibile colpo di scena alla fine di un lungo articolo de La vie sui preparativi della visita papale, da cui apprendiamo quanto costano le camere d’albergo in città (molto) e quanti pellegrini sono attesi per l’evento.
«Il rettore del santuario ci ha confermato che i mosaici della basilica di Nostra Signora del Rosario, realizzati da Marko Rupnik — il sacerdote gesuita accusato di aggressioni sessuali — saranno coperti per tutto il fine settimana, d’intesa con Jean-Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes.
L’obiettivo è duplice», spiega padre Michel Daubanes: «creare un’atmosfera di festa e, allo stesso tempo, nascondere opere ormai inseparabili dal dramma delle aggressioni sessuali commesse da Rupnik».
Le visite apostoliche di un papa sono sempre fonte di grande fermento e lavoro organizzativo per garantire la sicurezza e un’efficace comunicazione dell’evento, ma di questi tempi sembrano piuttosto occasione di grattacapi. C’è sempre la possibilità, infatti, che a qualcuno venga in mente di fare domande scomode sugli abusi: magari qualche vittima che non si rassegna al perdono, se non addirittura qualche giornalista, con grande imbarazzo del pontefice ospite, che si vede costretto a riproporre qualche buona intenzione ecclesiastica con il rischio di essere immediatamente smentito. Era successo in modo clamoroso a Francesco durante la visita in Belgio, come abbiamo raccontato qui:
Il Papa raccontò di aver incontrato delle vittime di abusi come se si fosse trattato di un abbraccio fraterno e solidale, ma la sera stessa il telegiornale belga principale intervistò le stesse persone, ed erano inferocite, dissero che Bergoglio li aveva presi in giro rifiutando ogni assunzione di responsabilità della Chiesa per le imprese erotiche dei suoi sacerdoti sui bambini belgi.
Uno di loro, Jean-Marc Turine, addirittura ha fatto il verso a Bergoglio, ritraendolo (in prima serata) come un imbroglione nemmeno tanto lucido. Intanto il premier belga Alexander De Croo diceva al Papa, a brutto muso, “le parole non bastano più, vogliamo fatti concreti, le vittime hanno bisogno di essere ascoltate e hanno diritto alla verità, non possiamo più accettare gli insabbiamenti e le coperture [dei preti pedofili]”.
A Leone in Spagna non è andata tanto meglio, con una vittima lasciata fuori dalla Nunziatura Apostolica a protestare per il silenzio del papa sugli abusi avvenuti nell’Abbazia di Montserrat:
La foto e il portone
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Jun 15
Il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna si è concluso il 12 giugno con una scia di amarezza per le vittime e molti imbarazzi nel trattare il tema degli abusi nella Chiesa, come abbiamo raccontato qui.
Con questo poco rassicurante curriculum alle spalle, papa Leone si appresta ad andare in Francia per un viaggio apostolico che toccherà Parigi, Lourdes e Metz, dal 25 al 28 settembre. Francesco aveva con la Francia un rapporto a dir poco freddino, tanto che non è mai andato a Parigi durante il suo pontificato, neanche per la riapertura di Notre-Dame, l’8 dicembre 2024, a quasi cinque anni dall’incendio che aveva devastato la cattedrale. Bergoglio per l’occasione si era limitato a mandare un messaggio, salvo poi volare ad Ajaccio la settimana seguente. Preferire la ribelle Corsica alla grandeur della capitale: un messaggio chiaro che certamente i francesi non hanno mancato di registrare.
In ogni caso ora la tappa cruciale del viaggio apostolico francese non è certo Parigi, dove Leone avrà modo di ricucire gli strappi simbolici del suo predecessore, ma Lourdes. Qui infatti la domenica pomeriggio il papa celebrerà una grande messa pubblica davanti al Santuario, cioè davanti ai mosaici di Rupnik che campeggiano in bella vista sulla facciata della Basilica del Rosario.
Un’opera imponente, realizzata dall’ex gesuita nel 2007 e dedicata alla memoria di Giovanni Paolo II, e che rappresenta alcune delle scene più importanti della vita di Gesù. Questi mosaici, riprodotti in tutto il mondo, sono diventati un bella grana per il vescovo di Tarbes e Lourdes Jean-Marc Micas, che negli ultimi anni si è trovato a dover fare i conti con le proteste di molti visitatori del Santuario, che testimoniavano disagio e sofferenza nel trovarsi faccia a faccia con le opere di un abusatore.
Monsignor Micas, a differenza di altri vescovi responsabili di chiese e santuari marchiati dalle opere di Rupnik (un esempio per tutti, il Santuario di Fatima in Portogallo), ha provato almeno ad affrontare il grattacapo: insieme al rettore del Santuario Daubanes tra maggio e ottobre 2023 aveva infatti messo in piedi una commissione incaricata di decidere il futuro dei mosaici di Marko Rupnik, dopo le accuse di abusi rivolte al sacerdote gesuita sloveno. Il 2 luglio 2024 Micas disse in un’intervista a Kto Tv che per il momento si era deciso di non rimuoverli per non aggravare le tensioni ma che, in attesa di arrivare a una decisione condivisa, veniva tolta l’illuminazione che «li valorizzava durante il pellegrinaggio serale». Il 31 marzo dell’anno successivo, Micas fece poi un passo ulteriore, oscurando i mosaici che sormontano il portone d’ingresso e le due porte laterali. L’occasione propizia era il Giubileo e soprattutto il fatto che Francesco, amico e protettore di Rupnik, era all’epoca in condizioni di salute molto critiche. Lo abbiamo raccontato nell’episodio 5 del podcast La Scomunica:
Il lungo discernimento della commissione - togliamo i mosaici sì o no? - non è comunque ancora finito: d’altronde, se i tempi per il processo canonico a Rupnik sono così lunghi, cosa vorrà mai dire aspettare un po’ a decidere delle sue opere?
Oggi comunque arriva la notizia che tutti i mosaici saranno coperti in occasione della visita papale di settembre. Forse si potrebbe suggerire a tutte le vittime di accorrere a Lourdes proprio in quel fine settimana Rupnik free: non sarebbe magari una soluzione al problema delle opere incriminate ma di sicuro il Santuario registrerebbe numeri mai visti.
Basterà sottrarre a papa Leone, «pellegrino fra i pellegrini», la visione degli inquietanti occhi neri delle figure di Rupnik per evitargli il problema? C’è infatti un enorme elefante che soggiorna da un pezzo nelle stanze vaticane, e che ora diventerà evidente con Prevost a Lourdes: come fa il papa a parlare di lotta agli abusi se non si decide a condannare Rupnik per le ripetute, documentate violenze commesse ai danni di almeno una trentina di donne?
Vestire la Basilica di provvidenziali lenzuoli che ne coprano la vergogna dei mosaici renderà ancora più evidente a vittime e osservatori l’incapacità del Vaticano di prendere una posizione seria sul tema degli abusi. Coprire le opere di Rupnik «per tutto il fine settimana», come ha dichiarato tutto serio il rettore del santuario, è insomma quello che in francese chiamano patate chaude e che in italiano si può tradurre con un bel pannicello caldo.
(Nella foto, la facciata della Basilica del Rosario a Lourdes, Fczarnowski)
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