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La moda, il sabato mattina · Jun 27, 2026

Cosa ho imparato dal mio debutto su YouTube

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Federica Salto · La moda, il sabato mattina

Vi dico la verità, io i video non volevo farli, ero convinta non facessero per me. Avevo paura di impappinarmi, di dire cose stupide, di sembrare antipatica. E invece una settimana fa io e J abbiamo aperto il canale YouTube: l'idea frullava nella nostra testa da qualche tempo, ma io facevo fatica a decidermi. Sette giorni dopo, con batterie sociali ricaricate e voce ripresa dopo i vari sbalzi di temperatura, vi dirò che mi sono proprio divertita. Se non li avete ancora visti fatelo, dai.

Di tutte le cose che ho fatto da quando lavoro, mai mi ero misurata con il video, volontariamente, o quasi. Un paio di TikTok per Vogue, un breve video corso, poco altro. Tra l'altro io YouTube per molto tempo non l'ho neanche frequentato come utente. È stato solo negli ultimi mesi e in particolare durante la maternità in cui ho cambiato le mie abitudini: ho smesso quasi del tutto di ascoltare podcast e ho cominciato a guardarli, o comunque in generale a mettere in sottofondo un video. Mi è sembrato come se YouTube mi venisse incontro, ho consumato tutta l'offerta della mia creator preferita, Mina Le, che mixa moda, beauty e cultura in un modo magico, e ho fatto incetta di quello che offre il panorama italiano sugli argomenti a me più vicini.

Mi è piaciuto soprattutto perché fare le cose insieme, in particolare con la tua persona, già cambia tutto. E i brand con cui ci siamo interfacciati si sono mostrati entusiasti, dandoci accesso e, quindi, la possibilità di raccontare qualcosa in più. Stiamo sperimentando: io amo i format lunghi e statici, J è più orientato verso un montaggio ritmato, vedremo chi vincerà. Lo diranno i dati. Di sicuro abbiamo già imparato che ogni secondo è oro, che ci dobbiamo buttare, che è fondamentale valutare momento per momento se ciò che succede davanti ai nostri occhi può essere interessante per chi guarderà. Per me, che devo fregarmene se non riesco a portare la borsa con il rossetto perché mi servono le mani libere per il microfono e che il mio viso sarà sempre rosso finché ci sono 35 gradi fuori.

Chiaramente quello che ho fatto, il racconto in video di un evento, non me lo sono inventata. Sono pur sempre figlia del TG5. E di Vanessa Friedman, come sapete se mi leggete da un po’. Proprio Friedman, direttrice moda del New York Times, si sta dedicando da qualche tempo a un formato video per l’account Instagram Nytstyle: la si vede in alcune reel camminare per la città mentre commenta una specifica fashion week, con le immagini delle sfilate di sottofondo. È l’esempio di un media tradizionale, anzi IL media tradizionale, che si muove nella stessa direzione che stiamo sperimentando noi, quella di raccontare mostrando.

Su YouTube, nel frattempo, stanno conquistando sempre più attenzione creator come Bliss Foster, Fashion Roadman, Tuba Avalon. Cos’hanno in comune? Sono i re degli spiegoni, innanzitutto. Hanno cominciato a parlare di moda dalla propria cameretta, l’hanno fatto anche in modo molto libero e sperimentale, fuori dalle dinamiche di chi nasce e cresce nel sistema. E ora tutti e tre stanno cominciando a esplorare il mondo esterno: Foster, quasi 500mila iscritti al canale, è stato a Milano per la prima volta lo scorso febbraio. Roadman, 149mila, era da Prada con me settimana scorsa e sono sicura che qualcosa pubblicherà (oltre ad aver già raccontato il re-see su Instagram). Avalon, 60mila, è stata invitata e ha presenziato alla sfilata Cruise di Chanel, a Biarritz. Aggiungiamo a questo panorama Law Roach, stylist star famosissimo che questa settimana ha fatto quasi 200mila views con un vlog che racconta una sua giornata shopping insieme alla sua pupilla, Zendaya, in alcuni negozi vintage di Zurigo.

Questi sono esperimenti che stanno facendo una cosa molto chiara: si stanno sforzando di avvicinarsi a chi sta fuori. È una moda che esce dal sistema, dagli addetti ai lavori, dai pr, e prova a parlare a chi potrebbe volerla ascoltare.

Mi dispiace davvero notare quanto la moda risulti respingente a chi non ci lavora. E sono convinta che farla vedere da vicino possa renderla più comprensibile, e molto più interessante. Il problema della moda è che produce troppo e poi non ha tempo per raccontare. Questo è ciò con cui mi sono scontrata ogni giorno della mia vita lavorativa, ancora oggi. Apro Instagram e vedo eventi, campagne pubblicitarie, borse, sfilate, interviste, e mi chiedo: tutto questo in un solo giorno? La cosa più assurda è che il giorno dopo si ricomincia uguale, e tutto ciò che è stato prodotto e raccontato il giorno precedente non esiste più. Ed ecco perché la moda non sfonda più il muro del suono: il muro si è rafforzato, l’attenzione è centellinata, e niente è abbastanza forte per entrare davvero nella vita delle persone, stimolare l’immaginazione, creare un desiderio. Magari a volte lo sarebbe davvero, a volte no. Però se non ci si prende il tempo per raccontarla, come si può pretendere che qualcuno la ascolti? È un peccato se ci pensate: chissà quanti vestiti, accessori, sfilate, campagne pubblicitarie, editoriali, interviste, sarebbero stati apprezzati da più persone se gliene fosse stata data la possibilità?

Ormai l’avete capito, la soluzione che sto provando ad applicare è costringermi a scegliere cosa andare a vedere, leggere, ascoltare e dunque, eventualmente proporvi. È un esercizio che sto provando a fare, e che ho raccontato in una puntata dedicata.

Neanche io, però, sono immune al ritmo odierno: se vuoi raccontare una sfilata in video non è che puoi pubblicarlo un mese dopo. Torni a casa, ti metti a montarlo, sai che a un certo punto devi andare online. E poi c’è il lungo e il lento. Ok, forse dieci minuti di me che parlo in macchina sono troppi e magari devo eliminare qualche volo pindarico, ma ci vuole tempo per dire le cose. Sono stata su TikTok abbastanza per affermare con decisione che nessun contenuto da 15 secondi mi ha mai soddisfatta, ed ecco il perché di quella sensazione di scrolling infinito (eppure mai sazio) con cui conviviamo.

C’è un altro pezzettino di questa storia che non possiamo ignorare. A causa dell’utilizzo sconsiderato dell’AI, i contenuti si stanno omologando. Purtroppo ci hanno consegnato il mezzo ma non il metodo. La conseguenza è che siti e social si stanno riempiendo di contenuti che suonano tutti uguali, chiaramente figli di una ricerca rapida, con il timone lasciato allo strumento invece che a chi crea. Non sono contraria in toto all’utilizzo dell’AI ma sono convinta che se non impariamo a utilizzarla la conseguenza sarà chiara: spariranno i contenuti originali, e noi con loro. Solo i contenuti che coniugano approfondimento e personalizzazione sopravviveranno a questa rivoluzione. Per questo ho sviluppato un metodo mio, non è perfetto, sicuramente evolverà, ma è dove sono adesso e l’ho raccontato nella newsletter Insider di questa settimana che trovate qui sotto.

La moda, il sabato mattina è la mia ancora. Questa newsletter arriva puntuale alle 7.30, più o meno uguale alla forma iniziale, quella concepita nel 2020 durante il lockdown per combattere la frustrazione e la solitudine. È la casa che mi sono costruita pezzettino per pezzettino, con dentro quel tipo di approfondimento curioso e senza fronzoli che cerco quando fruisco contenuti altrui, e la voce mia e solo mia, con le fisse che imparate a conoscere e gli argomenti che tornano perché mi stanno particolarmente a cuore. È me e voi davanti un caffè, ovunque siate, una chiacchiera tra amiche. Un rituale che mi è mancato quando l’ho interrotto, e che ora che ho ripreso da quasi due mesi mi ha fatto sentire ritrovata. YouTube è andare all’avventura, insieme. È vedere le facce, ascoltare le voci, toccare i vestiti. È sempre profondità, ma in movimento. Sono sempre io, un po’ più concitata. Le due cose, nella mia testa, stanno insieme alla perfezione. Se mi chiudo nel mio adorato studio e tutto quello che so lo so davanti a uno schermo, l'informazione che vi do resta monca. Se invece comincio a trottare 24 ore su 24 a ogni evento del pianeta, non ho più il tempo di riflettere su quello che vedo. La verità sta nel tenere insieme le due cose.

È una scommessa, la mia, che spero mi porti dove sono convinta di dover andare. Quel territorio del reportage che stranamente è ancora vuoto ed è quello dove la moda incontra la vita vera. Dove sfonda il muro del suono, dicevamo. Perché questi primi due mesi di vita di nuovo insieme mi hanno mostrato chiaramente che la moda ha perso tanto della sua magia, sì, ma che ci sono molti di voi, lo so, che la aspettano. Più creativa, più aperta, più comprensibile. Più, semplicemente, bella ed emozionante.

Andate a vedere com'è venuto questo canale YouTube, dunque. Cosa vi piacerebbe vedere? Mi interessa la vostra opinione, scrivetemelo nei commenti o rispondete alla mail se vi va.

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