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Facciamo Scintille · Aug 8, 2026

Avevo una situationship coi desideri

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Margot Deliperi · Facciamo Scintille

Tra pochi giorni è San Lorenzo, e la tradizione ci vuole tutti col naso all'insù a cercare una stella cadente cui affidare i nostri desideri, quelli condivisibili e anche quelli indicibili.

Anzi, soprattutto quelli indicibili, con la scaramanzia che se lo dici ad alta voce non si realizzerà mai più.

Io, con i desideri, ho avuto una storia complicata..
Usando un termine moderno potrei dire che la nostra è stata una situationship - relazione indefinita dove non ci si dice cosa si è, cosa si fa, dove si va.

Per gran parte della mia vita l’unica cosa che ho odiato con costanza è stata la sensazione di sentirmi bisognosa e mostrarmi bisognosa

Ero convintissima che aver bisogno di qualcosa o di qualcuno mi avrebbe messo in una posizione di inferiorità e debolezza.

Due parole che, anche solo a scriverle qui, mi danno un fastidioso torcimento di pancia.

Ho imparato a non aver bisogno di niente.
O, meglio. Ho imparato a non ammetterlo.
Neanche a me stessa.

A suon di tarpare i miei bisogni facendo finta di non averne è successa però una cosa imprevista.

Ho smesso di sentire anche i desideri.

Ci ho messo molto tempo a capire che bisogni e desideri non sono la stessa cosa e che riuscire a distinguerli mi avrebbe cambiato la vita.

Partiamo, come spesso facciamo qui, dalle parole.
Anche questa volta l'etimologia ci è amica.

Desiderio deriva dal latino de-sidere, dove sidera sono le stelle.

Desiderare significa (circa) essere senza stelle.
Guardare il cielo cercando qualcosa che ancora non c'è, o non c’è più.

E, proprio a ridosso di San Lorenzo, è bello che sia proprio questa parola a portarci col naso all'insù

Il bisogno, invece, sta più in basso.
Ma non per questo è meno importante.
Ha a che fare con ciò che ci serve per stare in piedi: sicurezza, cibo, riposo, affetto, amore, appartenenza.

È quella pianta, che forse hai anche tu, con i rami protesi verso il sole.

Il bisogno è radice.
Il desiderio è slancio

Bisogni e desideri sono diversi, e non sono in competizione.

Vanno maneggiati con amore.
Perché confonderli o, peggio, negarli una come facevo io, ci lascia scissi a metà.

Chi si vergogna dei propri bisogni finisce con l'anestetizzarsi. L’ho imparato e vissuto in ennemila giorni senza sentire niente.

È un’anestesia totale questa, non locale.

Quando si tratta dell'impalpabile meraviglia dell'essere umano - oltre la sua dimensione fisiologica - c’è una cosa che non funziona.

Quello che non funziona è tagliarsi a pezzettini e credere di poter addormentare solo la parte bisognosa, tenendo invece sveglia solo la parte desiderante.

Quando smetti di sentire il bisogno perché ti credi debole o dipendente, smetti di sentire anche il desiderio - la parte più vitale che abbiamo.

Il bisogno, nella sua semplicità, è di un’onestà disarmante.
Dice: mi manca qualcosa, ho bisogno di aiuto, non ce la faccio da sola.

Ma chi, come me, si è convinto di non aver bisogno di niente e di nessuno, ha bisogno (appunto) di un supplemento di Clemenza.

Questa convinzione infatti si è incistata dopo un momento, o anche più momenti, in cui quel bisogno non è stato accolto.

E allora, che senso aveva sentirlo?
Che senso aveva manifestarlo, se non c'era nessuno che poteva prendersene cura?

Tanto valeva illudersi di non averne, così il problema era risolto, no?

Sì, per un po’ funziona.
Ma la vita è un gioco che si gioca nel lungo periodo, non nel breve.

Il bisogno opera principalmente su un piano individuale e solitario.
Il desiderio lavora sulla connessione, sulla creazione della realtà, sullo spazio.

Deleuze diceva “desidero perché mi connetto”, non necessariamente perché mi manca qualcosa.

Ecco che, quando c’è questo spazio di connessione, si inizia a origliare un “mi piacerebbe” detto sottovoce.
Poi, con più coraggio, emerge un “vorrei” che prende forma e sostanza.
Fino ad arrivare a un “Voglio” che, dopo tanto silenzio, sembra l’atto di inizio di una rivoluzione.

Desiderare è un atto di fiducia nel futuro.
E solo gli dèi sanno quanto, in questi nostri tempi bui, ci manca il senso di fiducia e di possibile.

Desiderare, allora, è anche dire ad alta voce che qualcosa di bello può ancora esistere.

Desiderare è guardare le stelle sapendo che, anche se non ne hai ancora vista una cadere, tra tutti quei puntini luminosi c’è la tua, di stella.

Il desiderio non si spegne quasi mai del tutto.
Si addormenta, si fa piccino e si nasconde, ma resta lì in incognito anche se non lo vedi.

Quando ricominci a guardare in faccia i tuoi bisogni, anche e soprattutto quelli di cui nessuno si è preso cura, senza vergognartene, riapri quello spazio di possibilità dove i tuoi desideri possono tornare a farsi sentire.

Eccoci arrivati alla domanda per oggi, per stanotte, per San Lorenzo, ma anche per le prossime notti.

Stai vedendo una stella cadente.
Sai esprimere cosa desideri davvero, senza chiederti se è giusto o se te lo meriti?

Se la risposta è no oppure boh, va bene comunque.

È il punto di partenza, perché a volte, prima di sapere cosa desideriamo, dobbiamo fare spazio per desiderare e basta.

Questo luglio appena finito ha picchiato molto duro su di me, e non ero pronta.
È il motivo per cui la newsletter di sabato scorso non è uscita - e a parte Natale e Ferragosto non ne ho saltata mai una.

Ma questo mese mi ha messo a dura prova, togliendomi senza pietà.

Ho avuto bisogno di abbracci, di persone che insistessero per tirarmi fuori dalla buca, di ridere, di uscire.
E,
udite udite, di sentirmi amata.

Averlo detto è stato lo scalino necessario a salire per riconnettermi ai miei desideri e per poter ricominciare a guardare su, con la tranquillità che il giù è al sicuro.

Quindi, in vista di San Lorenzo, che ormai abbiamo capito essere solo un artificio narrativo, esprimo il mio desiderio per te.

Che ci sia un plaid impermeabile e imbottito sul prato dove ti stenderai,
che ci sia del buon cibo da condividere,
che ci siano anche degli occhi luminosi accanto a te.

Già quelli sono delle stelle.
Che ti illuminano, e non cadono.

Ci sentiamo presto.
Nel frattempo, fai scintille ✨

Sono una coach certificata, specializzata in transizioni di vita e lavoro, e ho fondato Facciamo Scintille.

I miei clienti sono professionisti capaci che sulla carta hanno tutto, eppure sentono che manca qualcosa per tornare a fare scintille nella vita e nel lavoro.

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