Immagine generata con Gemini Nano Banana
Lavoro nell’ambito formazione e orientamento dal 2011, quest’anno sono 15 anni e sai quante volte ho sentito “il CV è morto”? Almeno una all’anno, perché lo sappiamo ormai dire “….è morto” è diventato un gancio più forte della tette o dei gatti.
Eppure, nel 2026, il curriculum vitae è più vivo che mai. Semplicemente, si è trasformato: da documento statico a elemento dinamico di un ecosistema professionale integrato dove ognuno può trovare un posto.
Rompe le scatole farlo, sì ma perché pensiamo al giudizio. Quando invece dovremmo pensare che abbiamo tra le nostra mani uno strumenti preziosissimo per: definire come vogliamo essere visti, comunicare perché siamo i candidati giusti e indirizzare le domande sul nostro conto.
Oggi la domanda non è più “dove invio il mio CV?”, ma “dove e come voglio essere trovato/a?” La tua presenza professionale si articola su tre touchpoint fondamentali:
LinkedIn (o presenza on line): la tua identità professionale dinamica e attendibile online
CV: uno strumento di presentazione mirato per ogni specifica candidatura
Di persona: networking e colloqui che completano il quadro
Questo mix può avere proporzioni differenti per nostre caratteristiche personali o del nostro settore, tuttavia è bene subito ricordare che CV non è sostituito da LinkedIn, ma lavora in sinergia con esso. Mentre LinkedIn rappresenta la tua vetrina professionale completa e costantemente aggiornata, il CV rimane uno strumento testuale e visivo prodotto per permettere al selezionatore di capire la tua adeguatezza a una specifica ricerca di lavoro.
Facciamo chiarezza: il CV è un documento mirato, non un report cronologico della tua vita. Non esiste il “CV generico”. Ogni candidatura merita un CV calibrato che risponda a una domanda precisa: “Perché sono la persona giusta per questa posizione?”
Quindi: ✅ È un documento strategico e mirato ✅ Comunica coerenza alla candidatura ✅ L’obiettivo è ottenere un colloquio (no, non di farti ottenere un lavoro)
Non è: ❌ Un report completo di tutto ciò che hai fatto ❌ Una linea del tempo senza priorità ❌ Un modulo da compilare sempre allo stesso modo perché nessuno interpreta, nessuno sceglie per te e nessuno viene impressionato dalla sua lunghezza.
I recruiter dedicano in media 6-7 secondi alla prima scrematura di un CV. Il loro occhio segue un pattern di lettura a F:
Massima attenzione all’area superiore (profilo, qualifica, esperienza più recente)
Scansione verticale delle sezioni principali
Lettura selettiva focalizzata sulle parole chiave
Questo significa che devi applicare una gerarchia delle informazioni: più importante = maggior dettaglio e posizione strategica in alto; meno rilevante = meno spazio e collocazione in basso.
Non serve scrivere tutto. Basta scrivere e dettagliare quello che è più importante. Puoi anche separare le esperienze più rilevanti in una sezione chiamata “Esperienze Professionali” da quelle che non c’entrano che andranno nella sezione “Altre attività”. All’interno delle sezioni va rispettato l’ordine cronologico dal più recente ma non tutte le esperienze devono essere messe sullo stesso piano.
Oltre il 70% delle aziende utilizza software ATS (Applicant Tracking System) per gestire le candidature. Questi sistemi:
Sono un gestionali per pubblicare annunci, seguire più processi di candidatura, dare (buona cosa) feedback e informazioni, gestire le scelte e l’onboarding.
Per la selezione: Cercano parole chiave specifiche relative alla posizione, pongono “killer questions” durante la candidatura, creano un ranking dei candidati.
MA MAI MAI MAI MAI decidono chi escludere, leggono solo alcuni format, ce l’hanno con Canva. Finiamola di seguire i consigli dei career coach americani!
La decisione finale resta sempre umana. Se la tua preoccupazione sono gli ATS più utile investire in un matching di parole chiave con l’annuncio (sotto ti metto qualche prompt).
Una delle rivoluzioni più importanti nel recruitment contemporaneo è il passaggio dal “title-based” allo “skills-first approach”. Non basta più elencare dove hai studiato o quale ruolo hai ricoperto: servono le competenze concrete che hai sviluppato e i risultati che hai ottenuto.
LinkedIn stesso ha rilevato che le aziende che assumono basandosi sulle competenze piuttosto che sui titoli accedono a un bacino di talenti 10 volte più ampio. Cosa significa per il tuo CV?
Non scrivere solo “Laurea in Economia” o “Stage in azienda X”. Racconta:
Quali competenze hai acquisito
Come le hai applicate concretamente
Che valore hai generato
Esempio debole: “Laurea in Economia presso l’Università di Torino”
Esempio forte: “Laurea in Economia presso l’Università di Torino - Voto: 110/110. Principali competenze acquisite: analisi di bilancio, contabilità generale, gestione IVA e strumenti di controllo di gestione. Tesi su ‘L’impatto della digitalizzazione nei processi amministrativi delle PMI’.”
Anche se non hai mai lavorato, hai competenze. Volontariato, progetti universitari, attività extra-curriculari, tirocini: tutto conta. L’importante è collegare ogni esperienza alle competenze che hai sviluppato e che sono rilevanti per la posizione.
Hai fatto l’animatore? Hai sviluppato competenze di public speaking, gestione dello stress, lavoro in team. Hai organizzato eventi universitari? Project management, budget management, comunicazione.
Il recruiter moderno cerca storie, non solo elenchi.
È la tua introduzione strategica. Deve contenere:
Anni di esperienza o ambito di studio
Competenze principali rilevanti per la posizione
Cosa stai cercando (obiettivo professionale chiaro)
Esempio: “Laureanda in Economia con specializzazione in Finanza e focus su tecniche di analisi di bilancio. Cerco un’opportunità come addetta contabile amministrativa per applicare le competenze acquisite in contabilità, gestione IVA e utilizzo di software gestionali come Zucchetti Ago Infinity.”
Subito dopo il nome, indica chi sei professionalmente. Non “Persona in cerca di lavoro” o “Studentessa”, ma:
Il ruolo per il quale ti proponi
Oppure (se sei più confuso/a) la tua laurea perché già potrebbe contenere delle parole chiave
Esempi:
“Junior Export Manager”
“Addetta Contabile Amministrativa iscritta cat. protette L. 68/99”
“Neolaureata in Biologia Molecolare e Applicata”
Non limitarti a elencare cosa facevi. Racconta:
Cosa hai fatto (le attività)
Come lo hai fatto (le competenze utilizzate)
Quali risultati hai ottenuto (l’impatto misurabile quando possibile)
Esempio debole: “Registrazione fatturazione attiva e passiva”
Esempio forte: “Gestione autonoma del ciclo amministrativo: oltre 2.500 fatture/anno di ciclo attivo e passivo, garantendo la conformità alle scadenze fiscali mensili e riducendo del 20% le comunicazioni per solleciti grazie all’introduzione di un sistema di archiviazione elettronica.”
L’intelligenza artificiale può essere tua alleata anche nella preparazione del CV. Ecco alcuni prompt utili per verificare l’adeguatezza del tuo curriculum a una posizione specifica:
Sei un recruiter esperto. Analizza questo CV [inserisci testo] rispetto a questa job description [inserisci annuncio]. Indica:
1. Parole chiave mancanti ma essenziali
2. Competenze presenti ma non evidenziate sufficientemente
3. Suggerimenti per migliorare l'allineamentoA partire da questo CV [inserisci], scrivi 3 versioni alternative del profilo professionale (max 80 parole) ottimizzate per questa posizione [inserisci job title]: una focalizzata sulle competenze tecniche, una sui risultati ottenuti, una sulla motivazione e fit culturale.Analizza questo CV dal punto di vista di un ATS (Applicant Tracking System). Identifica:
1. Formattazioni che potrebbero creare problemi di lettura
2. Parole chiave da aggiungere per questa posizione: [inserisci]
3. Sezioni da riorganizzare per aumentare la rilevanzaHo svolto queste attività: [inserisci elenco mansioni]. Aiutami a riscriverle in formato "risultato-oriented" seguendo la struttura: azione + contesto + impatto/risultato. Rendile concrete e misurabili dove possibile.Sì e no. La risposta è più sfumata di quanto sembri:
Candidature per ruoli in settori molto diversi
Posizioni con requisiti tecnici molto specifici
Quando hai esperienze multiple che potrebbero essere enfatizzate diversamente
Candidature per ruoli simili nello stesso settore
Profili junior con poca esperienza lavorativa
L’approccio strategico: crea 2-3 versioni del tuo CV per macro-aree professionali di interesse, poi personalizza il profilo iniziale e le parole chiave per ogni specifica candidatura. Questo richiede 5-10 minuti per applicazione, ma aumenta drasticamente le tue probabilità di essere notato.
La scelta del formato giusto dipende dal contesto. Ecco una mappa per orientarti:
Quando usarlo: Per la maggior parte delle candidature nel settore privato in Italia e Europa (escluso UK)
Perché funziona:
Visivamente curato ma professionale
Personalizzabile per settore e ruolo
L’AI lo legge perfettamente se esportato in PDF testuale (non immagine)
⚠️ Attenzione: Evita fronzoli grafici eccessivi, icone decorative, grafici di autovalutazione delle competenze, colonne troppo strette. Gli ATS preferiscono strutture semplici e lineari.
Quando usarlo: Concorsi pubblici, candidature a enti pubblici italiani ed europei, bandi che lo richiedono esplicitamente
Perché funziona:
È lo standard richiesto/preferito dalla PA
Formato uniforme e facilmente confrontabile
Completezza delle informazioni
Quando evitarlo: Settore privato (risulta troppo burocratico e poco distintivo)
Quando usarlo:
Candidature in contesti anglosassoni (USA, UK, Canada, Australia)
Settori come finanza, consulting, tech in contesti internazionali
Posizioni che richiedono esplicitamente un “resume”
Caratteristiche distintive:
Massimo 1 pagina (rigorosamente)
Nessuna foto, età, stato civile
Focus su risultati misurabili e quantificabili
Sezioni chiare: Education, Experience, Skills
Linguaggio diretto e action-oriented
Perché evitarlo: Almalaurea offre servizi eccellenti (statistiche, placement, database), ma il formato CV generato automaticamente è:
Troppo generico e standardizzato
Difficile da personalizzare efficacemente
Poco distintivo visivamente
Non ottimizzato per settori specifici
La pagella delle soft skills fa abbastanza ridere
Cosa fare invece: Usa Almalaurea per candidarti attraverso la loro piattaforma, ma crea un CV personalizzato per le candidature dirette.
✓ Formato pulito e leggibile (titoli chiari, spazi bianchi, massimo 1 pagina e mezzo) ✓ Profilo/obiettivo personalizzato in alto ✓ Esperienze descritte con risultati, non solo mansioni ✓ Competenze tecniche e trasversali rilevanti e concrete ✓ Lingue e certificazioni (quando pertinenti) ✓ Contatti aggiornati (telefono, email, LinkedIn)
✗ Informazioni personali non rilevanti (stato civile, religione) ✗ Obiettivi generici (”cerco un’opportunità di crescita”) ✗ Blocchi di testo densi senza spazi ✗ Grafici di autovalutazione delle competenze ✗ Fronzoli grafici che confondono gli ATS e chi legge.
La verità è che non c’è un formato universale perfetto. C’è il CV giusto per te e per quella specifica posizione. Nel 2026, il curriculum è parte di un ecosistema integrato dove:
LinkedIn racconta la tua storia professionale completa
Il CV dimostra la tua fit con una posizione specifica
Le tue competenze parlano più dei tuoi titoli
Il colloquio conferma il valore che puoi portare
Smetti di cercare il template perfetto. Inizia a costruire un documento strategico che:
Parli la lingua del tuo interlocutore
Evidenzi le tue competenze distintive
Racconti la tua storia professionale in modo autentico
Apra la porta al colloquio
Perché il CV non è morto. È solo cresciuto.
Un confronto aperto su lavoro, competenze e futuro.
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