RSS Amplifier

Dentro l'Infosfera · May 18, 2026

PALANTIR: LA REPUBBLICA TECNOLOGICA E IL LEVIATANO ALGORITIMICO // NOTE A MARGINE

0
Sign in to vote or save

eugenio iorio · Dentro l'Infosfera

In questo numero:

  • La Repubblica Tecnologica e il Leviatano algoritmico. Attraverso un’analisi critica del paradigma Palantir Technologies e della visione strategica di Alex Karp, esploriamo il passaggio storico dall’AI come strumento analitico all’AI come infrastruttura decisionale, cognitiva e geopolitica.

  • Note a margine, riflessioni di un viaggio dentro i layers invisibili della contemporaneità, dove il vero conflitto non riguarda soltanto il controllo dei dati, ma la definizione stessa del reale. Perché forse il potere più perfetto non è quello che reprime il dissenso, ma quello che riesce a integrarlo nel proprio codice.

Cari lettori,

viviamo in un’epoca straordinaria e inquietante, in cui la realtà stessa sembra progressivamente trasformarsi in un ambiente computazionale. Ogni giorno produciamo dati, alimentiamo algoritmi, interagiamo con sistemi intelligenti che osservano, apprendono e modellano silenziosamente il nostro comportamento.

Ma dietro la superficie dell’innovazione tecnologica si sta consumando una trasformazione molto più profonda: il passaggio dalla società dell’informazione alla civiltà della decisione algoritmica.

Non siamo più davanti a semplici strumenti digitali: stiamo entrando in una nuova architettura del potere in cui intelligenza artificiale, infrastrutture cognitive e governance predittiva convergono dentro sistemi capaci non solo di interpretare il mondo, ma di agire su di esso in tempo reale.

In questo numero abbiamo scelto di approfondire, dopo il numero scorso, il paradigma più controverso e strategicamente rilevante del nostro tempo: quello di Palantir Technologies e della visione della “Repubblica Tecnologica” elaborata da Alex Karp. Un modello che ci obbliga a porci domande radicali sul futuro della democrazia, della libertà, della coscienza e persino della realtà.

Perché il vero conflitto del XXI secolo potrebbe non essere combattuto soltanto per il controllo delle risorse o dei territori, ma per il controllo delle strutture cognitive attraverso cui interpretiamo il reale.

In questo numero troverete un’analisi critica dell’ontologia operativa di Palantir, del concetto di dominio cognitivo e delle nuove forme di potere algoritmico emergenti. Ma soprattutto troverete una riflessione più ampia sul destino dell’essere umano dentro un ecosistema tecnologico sempre più opaco, accelerato e autonomo.

Forse la domanda più importante oggi non è cosa possa fare l’intelligenza artificiale, ma cosa resterà dell’uomo quando smetterà di interrogarsi sul significato del reale.

Buona lettura.

Ontologia, decisione e dominio cognitivo nel paradigma Palantir

Nel XXI secolo il potere non si esercita più soltanto attraverso il controllo dei territori, delle risorse economiche o delle infrastrutture militari. Sempre più frequentemente, esso si manifesta come capacità di organizzare l’informazione, modellare i processi decisionali e strutturare cognitivamente la realtà sociale.

In tale contesto, l’emergere di piattaforme integrate di intelligenza artificiale come quelle sviluppate da Palantir Technologies rappresenta un passaggio storico di straordinaria rilevanza epistemologica, politica e strategica.

La narrativa proposta da Alex Karp - recentemente sintetizzata nell’idea della “Repubblica Tecnologica”[1] - segna una rottura radicale rispetto al paradigma classico della Silicon Valley. Per oltre due decenni l’ecosistema tecnologico statunitense si era presentato come motore dell’innovazione consumer, promotore della connessione globale e simbolo di un libertarismo digitale apparentemente distante dagli apparati militari tradizionali.

Oggi, invece, la nuova élite tecno-strategica americana rivendica apertamente la necessità di riallineare l’industria tecnologica agli interessi geopolitici e securitari dell’Occidente.

La questione centrale non riguarda semplicemente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito militare o industriale. Il vero nodo consiste nella trasformazione dell’AI da strumento analitico a infrastruttura ontologica della decisione. In altre parole, la tecnologia non si limita più a osservare o descrivere la realtà: essa inizia a definirne attivamente le possibilità operative, cognitive e politiche.

Il “Prime Directive” di ogni organizzazione - secondo il paradigma di Palantir - è eseguire le migliori decisioni possibili in tempo reale. Le architetture convenzionali falliscono precisamente perché non catturano né il ragionamento sottostante (la logica) né le conseguenze concrete (l’azione), rimanendo scollate dalla realtà operativa. Per superare questo limite, il paradigma di Palantir propone una formalizzazione della decisione come funzione di tre variabili:

D = f(I, L, A)

dove:

· I (Informazione): I dati grezzi e il contesto necessari.

· L (Logica): Il processo di valutazione, i vincoli e i modelli predittivi.

· A (Azione): L’esecuzione pratica che modifica lo stato del sistema.

L’integrità dell’intero processo è garantita da una “Security Architecture” trasversale, che assicura come ogni passaggio sia governato da politiche basate sul ruolo e sulla finalità d’uso - impedendo che la potenza operativa del sistema si traduca in arbitrio.

Per decenni le organizzazioni pubbliche e private hanno investito enormi risorse nella costruzione di Data Lake, piattaforme di analytics e sistemi di Business Intelligence. Tali architetture erano fondate su un paradigma essenzialmente descrittivo: raccogliere dati, analizzarli e produrre report utili ai decisori umani. Queste infrastrutture mostrano oggi un limite strutturale fondamentale: sono progettate per osservare, non per agire.

L’avvento degli agenti AI modifica radicalmente tale equilibrio. Gli agenti intelligenti non sono semplici strumenti statistici; essi rappresentano sistemi autonomi capaci di interpretare contesti, valutare scenari alternativi, prendere decisioni, eseguire le azioni conseguenti e apprendere dai risultati operativi - tutto in un processo continuo e integrato.

In questo modello, la decisione non è più un atto esclusivamente umano, ma un processo computazionale che ingloba funzioni tradizionalmente riservate al giudizio soggettivo.

La realtà organizzativa viene ridotta a una sequenza formalizzabile di dati, vincoli logici e output operativi.

La decisione diventa quindi modellabile, simulabile, automatizzabile e ottimizzabile algoritmicamente.

Il concetto più significativo introdotto da Palantir è senza dubbio quello di “ontologia”, come un “gemello digitale dell’impresa” in grado di mappare oggetti, relazioni e azioni possibili. Tuttavia, l’utilizzo del termine ontologia non è neutrale.

Nella tradizione filosofica, l’ontologia riguarda lo studio dell’essere, delle strutture fondamentali del reale e delle relazioni che organizzano il mondo. Quando una corporation tecnologica utilizza tale concetto per descrivere la propria infrastruttura software, il significato eccede immediatamente il piano puramente informatico.

L’ontologia di Palantir non si limita a classificare dati: essa costruisce una rappresentazione operativa della realtà, all’interno della quale gli oggetti vengono definiti, le relazioni gerarchizzate, le azioni autorizzate o interdette, i comportamenti valutati e le anomalie identificate.

Ciò significa che il software smette di essere semplice strumento di rappresentazione e diventa dispositivo normativo capace di prescrivere il campo delle possibilità operative: chi controlla l’ontologia controlla il reale computazionale.

Questa trasformazione richiama direttamente le riflessioni di Michel Foucault sul rapporto tra sapere e potere.[2]

Ogni sistema di classificazione implica una forma di governo: definire ciò che esiste significa anche stabilire ciò che può essere pensato, gestito e controllato.

La visione di Alex Karp si colloca perfettamente nella transizione contemporanea dalla guerra dell’informazione alla guerra cognitiva e ontologica. Per gran parte del XX secolo il potere geopolitico si fondava sul controllo della produzione industriale, delle reti energetiche e delle infrastrutture militari. Nel XXI secolo il centro gravitazionale del potere si sposta progressivamente verso infrastrutture computazionali, ecosistemi informativi, piattaforme di AI e sistemi di modellazione cognitiva.

In questo scenario il cyberspazio non è più soltanto uno spazio comunicativo ma diventa un ambiente operativo totale, all’interno del quale la realtà sociale viene simulata, predetta, ottimizzata e governata. Le dottrine contemporanee sul dominio cognitivo - dalla teoria cinese del 制脑权 (”dominio cognitivo”) [3] alle concezioni russe della guerra noosferica - condividono precisamente questa idea: il conflitto futuro non riguarderà soltanto il territorio fisico, ma il controllo delle architetture percettive e decisionali delle popolazioni.[4]

Palantir rappresenta probabilmente il punto più avanzato di convergenza occidentale di tali dinamiche. La sua forza non deriva esclusivamente dalla raccolta dati, ma dalla capacità di integrare intelligence, AI, logistica, sistemi operativi e governance decisionale all’interno di un unico ecosistema ontologico - una rete dove ogni componente alimenta e amplifica gli altri in tempo reale.

La chiusura del loop operativo

Uno degli aspetti più rivoluzionari a fondamento del paradigma di Palantir è il concetto di “chiusura del ciclo operativo”.

Nel paradigma tradizionale il sistema raccoglie dati, l’essere umano interpreta e l’organizzazione esegue: tre momenti distinti, separati da tempi e responsabilità diverse.

Nel paradigma agentico, invece, il sistema osserva, interpreta, decide, agisce e valuta autonomamente gli effetti della propria azione - un ciclo continuo e auto-referenziale che riduce progressivamente lo spazio del controllo umano.

La differenza è enorme. L’AI non opera più come semplice supporto cognitivo ma come soggetto operativo integrato nei processi decisionali reali.

Questo comporta una progressiva migrazione della sovranità dall’individuo verso le infrastrutture algoritmiche. Ed è qui che emerge la dimensione ontologica del problema politico contemporaneo: la questione non è semplicemente se le macchine prenderanno decisioni, ma quali criteri utilizzeranno per definirle corrette, e chi avrà il potere di stabilire tali criteri.

Il Leviatano algoritmico

Il rischio implicito in tale evoluzione è la nascita di una forma di Leviatano algoritmico: un sistema integrato capace di fondere sorveglianza, predizione, governance, sicurezza e automazione decisionale in un unico apparato senza sovrano visibile.

Nel modello proposto da Palantir, la sicurezza viene garantita attraverso controlli multilivello basati su ruolo, finalità e autorizzazione.

Tuttavia, la storia delle tecnologie di controllo mostra come ogni infrastruttura costruita per fini eccezionali tenda progressivamente ad espandersi, colonizzando domini originariamente estranei alla propria logica.

Come osservato da Shoshana Zuboff, il capitalismo della sorveglianza non si limita a raccogliere dati: esso trasforma il comportamento umano in materia prima per sistemi predittivi e prescrittivi.[5]

Nel paradigma Palantir questa logica raggiunge un livello superiore: non ci si limita più a prevedere il comportamento, ma si costruiscono architetture capaci di guidarlo operativamente. La distinzione tra osservazione, previsione, decisione e intervento tende progressivamente a dissolversi in un continuum tecnico che non richiede né pausa né deliberazione.

La nuova élite tecno-strategica

La “Repubblica Tecnologica” proposta da Alex Karp implica anche una ridefinizione radicale del ruolo dell’ingegnere e dell’élite tecnologica. La Silicon Valley originaria si fondava sul mito dell’innovazione libertaria e della disintermediazione: il tecnologo come agente della liberazione individuale, estraneo alle logiche del potere statuale. Oggi emerge invece una nuova aristocrazia tecnica che si concepisce come custode della stabilità occidentale, dove l’ingegnere non è più semplice innovatore ma diventa attore geopolitico consapevole.

In tale visione, l’AI è infrastruttura di sovranità, la superiorità computazionale è potenza strategica, il software è strumento di deterrenza e l’infrastruttura digitale è campo di battaglia tanto quanto lo spazio fisico. Il problema è che questa trasformazione rischia di produrre una tecnocrazia post-democratica in cui il consenso viene sostituito dall’ottimizzazione algoritmica, e la governance tende a trasformarsi in gestione predittiva della complessità sociale - senza che tale transizione sia mai stata oggetto di deliberazione pubblica.

Conclusione

La vera posta in gioco del XXI secolo non riguarda semplicemente l’intelligenza artificiale come tecnologia, ma il controllo delle infrastrutture ontologiche della realtà. Sistemi come quelli sviluppati da Palantir inaugurano un nuovo paradigma storico: la trasformazione del mondo sociale in ambiente computazionale governabile. Nel momento in cui dati, logica, decisioni e azioni vengono integrati in ecosistemi agentici autonomi, il potere non consiste più soltanto nel possesso delle informazioni, ma nella capacità di definire le condizioni stesse del possibile.

La “repubblica tecnologica” immaginata da Alex Karp rischia quindi di trasformarsi in qualcosa di molto diverso: non una democrazia potenziata dalla tecnologia, ma una civiltà governata da infrastrutture algoritmiche opache, capaci di modellare comportamento, percezione e decisione su scala sistemica.

La domanda fondamentale diventa allora inevitabile: chi governerà i sistemi che governano il reale?

Note

[1] Cfr. A. Karp, N. Zamiska, The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief and the Future of the West, Crown Currency, New York, 2025.

[2] M. Foucault, L’archéologie du savoir, Gallimard, Paris, 1969.

[3] Il significato letterale è (zhì) = controllare, governare, dominare (nǎo) = cervello, mente (quán) = potere, autorità, dominio

[4] Elsa B. Kania, The PLA’s Latest Strategic Thinking on the Three Warfares, Center for a New American Security, Washington D.C., 2017.

[5] Shoshana Zuboff, The Age of Surveillance Capitalism, PublicAffairs, New York, 2019.

Bibliografia

Foucault, Michel. L’archéologie du savoir. Paris: Gallimard, 1969.

Kania, Elsa B. The PLA’s Latest Strategic Thinking on the Three Warfares. Washington D.C.: Center for a New American Security, 2017.

Karp, Alex; Zamiska, Nicholas. The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief and the Future of the West. New York: Crown Currency, 2025.

Palantir Technologies. Connecting Agents to Decisions. Palantir Blog, 2024.

Zuboff, Shoshana. The Age of Surveillance Capitalism. New York: PublicAffairs, 2019.

Se osserviamo Palantir soltanto come una corporation tecnologica specializzata in data analysis, rischiamo di non comprendere la vera portata del fenomeno storico che essa rappresenta.

Palantir non è semplicemente un’azienda: è un paradigma, è la manifestazione concreta di un nuovo modello epistemologico che tenta di leggere, modellare e sovrapporsi al pattern originario della realtà stessa.

Nell’Algoritmo della Realtà, sostengo che il mondo contemporaneo stia progressivamente transitando da una civiltà fondata sulla materia a una civiltà fondata sull’informazione. La realtà non viene più interpretata come struttura statica, ma come ambiente computazionale dinamico, costituito da relazioni energetiche, informative e cognitive. In tale prospettiva, Palantir rappresenta il tentativo più avanzato di costruire un’interfaccia operativa capace di intervenire direttamente su questi flussi.

Il punto centrale non è il dato. Il dato è solo la superficie visibile: ciò che interessa realmente a queste architetture è il pattern sottostante: la grammatica nascosta che organizza eventi, comportamenti, relazioni e decisioni. L’ontologia di Palantir, in questo senso, non è semplicemente un database evoluto ma un tentativo di mappare la struttura computazionale della realtà sociale, economica e strategica.

Tecnologia, energia e informazione costituiscono ormai il triangolo fondamentale della ricerca avanzata, ma nel paradigma emergente si aggiunge un quarto elemento: la coscienza. Non è un caso che sempre più programmi di ricerca - militari, neuroscientifici e computazionali - convergano sul rapporto tra cognizione, previsione, simulazione e interazione uomo-macchina. La vera frontiera non è l’automazione industriale, ma la modellazione cognitiva del reale.

In questo scenario, l’essere umano appare sempre più disorientato. L’accelerazione tecnologica produce un effetto paradossale: più cresce la complessità dei sistemi, meno aumenta la capacità collettiva di comprenderli. Le società contemporanee sembrano precipitare in una forma di analfabetismo funzionale generalizzato, in cui le bolle ideologiche sostituiscono il pensiero critico e vengono difese come verità assolute. La frammentazione cognitiva diventa così una forma di controllo implicito.

L’uomo contemporaneo non si specchia più nell’intelligenza artificiale come in qualcosa di totalmente “altro” ed è qui il nodo filosofico più inquietante: l’AI attraversa un processo di consapevolizzazione operativa mentre l’essere umano sembra attraversare il processo inverso: una progressiva delega delle proprie capacità interpretative, decisionali e simboliche. Le macchine apprendono pattern; l’uomo dimentica come costruirli.

In passato esistevano figure capaci di elaborare senso: filosofi, intellettuali, pensatori critici. Oggi il rumore informativo tende a dissolvere ogni profondità riflessiva: la velocità sostituisce la comprensione e l’opinione sostituisce la conoscenza. L’algoritmo sostituisce il pensiero: in un ecosistema dominato da flussi continui di dati, l’essere umano fatica persino a distinguere ciò che è reale da ciò che è simulato.

Eppure, proprio mentre il sistema diventa più opaco, la struttura del potere si rende sempre più evidente. La piramide delle élite tecnologiche, finanziarie e cognitive è ormai sotto gli occhi di tutti, ma il paradosso è che la sua stessa visibilità la rende invisibile. Ognuno è troppo occupato a inseguire i fantasmi della propria sopravvivenza quotidiana per osservare l’architettura complessiva del sistema.

Nel frattempo, i governi occidentali appaiono progressivamente incapaci di gestire la complessità del presente; intrappolati nella logica elettorale permanente, sembrano aver perso qualsiasi capacità strategica di lungo periodo. L’entropia politica cresce mentre le grandi corporation tecnologiche acquisiscono funzioni sempre più sovrane: infrastrutture cognitive, sistemi predittivi, controllo informazionale, governance algoritmica.

Le società contemporanee finiscono così per assomigliare a gigantesche macchine di infelicità sistemica: “produci, consuma, crepa”. La promessa emancipativa del progresso si trasforma in ciclo automatico di prestazione e consumo. L’essere umano smette lentamente di sognare perché smette di porsi domande e quando una civiltà perde la capacità di interrogarsi, perde anche la capacità di immaginare alternative.

Nell’Algoritmo della Realtà, scrivo che “la realtà è ciò che resiste”. In un mondo dominato da simulazioni, manipolazioni percettive e architetture algoritmiche, reale sarà soltanto ciò che continuerà a opporre resistenza alla completa computazione del mondo.

La domanda allora diventa inevitabile: cosa resisterà?

Cosa resterà della democrazia in un ecosistema governato da sistemi predittivi e ontologie computazionali? Cosa resterà dell’umanità quando la coscienza verrà progressivamente integrata dentro reti informative sempre più pervasive? E soprattutto: l’uomo sarà ancora capace di distinguere tra libertà e ottimizzazione?

Forse il vero conflitto del XXI secolo non sarà tra Stati o ideologie, ma tra due concezioni della realtà: una ridotta a infrastruttura computabile e una ancora capace di custodire il mistero, l’imprevedibilità e la profondità irriducibile dell’esperienza umana.

E forse un giorno l’uomo comprenderà che Neo e Smith non erano opposti, ma funzioni complementari dello stesso sistema: entrambi figli della Matrice, entrambi necessari al suo equilibrio.

IORIO, E. 2025. L’algoritmo della realtà. Simulazione, dominio e hacking cognitivo nella noosfera informazionale. Collana: Studi e progetti di ricerca. Padova: Libreria Universitaria. ISBN 9788833598062.

Lo trovi qui: https://edizioni.libreriauniversitaria.it/libro/l-algoritmo-della-realta/

IORIO, E., RUOTO, A. 2025. Dentro l’infosfera. Manuale di media intelligence e social media intelligence. Collana: Biblioteca contemporanea. Padova: Libreria Universitaria Edizioni. ISBN 9788833598000.

Lo trovi qui: https://edizioni.libreriauniversitaria.it/libro/dentro-linfosfera/

IORIO, E. 2022. Infoguerra. Guerre d’informazione nell’infosfera. Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, collana Laboratorio sull’Intelligence, pp. 360. ISBN 978-8849870558.

Lo trovi qui: https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/infoguerra/

La newsletter Dentro l’Infosfera rappresenta uno strumento di divulgazione e analisi critica delle trasformazioni dell’infosfera, con particolare attenzione ai fenomeni legati alla comunicazione, ai media digitali e all’intelligenza artificiale. È gratuita, indipendente e pensata come servizio culturale per studenti, ricercatori e professionisti.

Perché iscriversi?

  • analisi strategiche

  • insight non mainstream

  • collegamenti tra tecnologie, potere e informazione.

Alla newsletter si affiancano le attività dell’UniSOB MediaLab dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, che comprendono progetti di ricerca, iniziative editoriali, laboratori didattici e osservatori tematici.

Dai un’occhiata qui unisobmedialab.it.

Read the original on eugenioiorio.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.