Un tesoro trovato per caso in un campo. Una perla cercata per anni. Due storie diverse, due temperamenti diversi, due modi di incontrare il regno di Dio. Il contadino non stava cercando niente, stava solo lavorando la terra, e sotto i piedi ha trovato qualcosa che ha cambiato tutto. Il mercante invece cercava, era un professionista della ricerca, aveva passato anni a valutare perle, e un giorno ne ha trovata una che valeva più di tutto il resto messo insieme.
Il regno di Dio si presenta come vuole. Non chiede il permesso, non avvisa, non aspetta che tu sia pronto. Arriva mentre lavori, arriva dopo anni di ricerca, arriva di sorpresa o arriva come compimento. L’importante non è come arriva. L’importante è cosa succede quando arriva.
E quello che succede, in entrambe le storie, è la gioia. Pieno di gioia, dice il Vangelo del contadino. È la prima cosa che emerge, prima ancora della decisione, prima ancora della vendita, prima ancora del calcolo. La gioia è il primo tesoro che il tesoro dona. È la forza che mette in cammino. È la ragione per cui tutto il resto diventa possibile. Senza quella gioia il gesto che segue sembrerebbe follia. Con quella gioia diventa la cosa più naturale del mondo.
Perché quello che segue è radicale. Il contadino vende tutti i suoi averi e compra il campo. Il mercante vende tutto ciò che ha e compra la perla. Tutti. Nessuna riserva. Nessuna eccezione. Nessun calcolo di prudenza. E qui molti si fermano e vedono rinuncia, sacrificio, perdita. Ma è esattamente il contrario. Gesù non chiede mai sacrifici. Nel Vangelo di Matteo li evoca due sole volte e sempre per negarli. Il contadino e il mercante non perdono niente. Investono. Non rinunciano alla vita. Scelgono la vita migliore. Vendono molto per guadagnare tutto. Lasciano molto per avere molto di più.
Niente di quello di prima viene buttato via. Non è una resa, non è una rinuncia, non è la scelta triste di chi si spoglia di tutto con il volto lungo. È la scelta lucida e gioiosa di chi ha visto qualcosa di più grande e ha capito che vale ogni cosa che possiede. Il cristiano che sceglie il regno non è qualcuno che perde. È qualcuno che ha trovato il campo giusto in cui investire tutto ciò che è.
Una visione di cristianesimo triste, grigio, immaturo, fatto di sacrifici e rinunce e volti compunti, è lontanissima dalla fede solare di Gesù. La fede di Gesù è piena di gioia. È la gioia del contadino che corre a vendere tutto. È la gioia del mercante che ha trovato la perla che cercava da una vita. È la gioia di chi ha trovato e non riesce a smettere di correre.
E poi c’è l’ultima immagine. Ogni scriba divenuto discepolo del regno è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Non sostituzione ma integrazione. Non abolizione del passato ma arricchimento con il nuovo. Chi entra nel regno non butta via ciò che era. Lo porta con sé, lo mette in dialogo con ciò che ha trovato, e da questo incontro tra antico e nuovo estrae qualcosa che non esisteva prima.
Un tesoro trovato per caso. Una perla cercata per anni. Il regno di Dio si presenta come vuole. L’importante è lasciarsi coinvolgere. E gioire. Senza recriminare, senza guardare indietro a ciò che si è lasciato, senza calcolare quanto si è perso. Perché non si è perso niente. Lo si è investito.
Kalipè.
Mt 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. [Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».]

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