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Ele_storieamericane · May 6, 2026

13|BLACK REFERENCES dal Met Gala 2026

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Elena Milanesio · Ele_storieamericane

Rimane un dubbio: Kim Kardashian-che va detto prende sempre molto seriamente la serata-indossava un look in collaborazione con Allen Jones, un artista fortemente discusso per la mercificazione del corpo femminile nelle sue opere di arredo che attingono dall’immaginario bondage, fetish e BDSM. Lo stesso artista è quello che ha chiaramente ispirato la performance live BIO POP di Bianca Censori a Seoul a fine 2025: 14 minuti di latex in un ambiente più bianco del Latte+. Ecco, non so, il sospetto che ci sia ancora l’influenza di Kanye. Ma così, per dire.

Anche questo primo lunedì di maggio 2026 -come, non saprei di preciso, ma facciamo i dieci precedenti? - è stata un’occasione mancata per parlare di moda intesa come forma d’arte (che poi sarebbe il motivo per cui i ricchi in quell’occasione fanno donazioni: preservare il Costume Institute, l’ala del Met che conserva una collezione di trentamila tra abiti e accessori). Sull’onda della critica che ha definito lo spettacolo di quest’anno, molte più voci si sono unite al coro di quelli che da tempo pensano che la maggior parte degli invitati non sappia nemmeno commentare il look che porta in passerella. In linea di massima non vengono neanche stimolati a farlo dalle celeb-intervistatrici preposte nelle apposite station. Ma la cosa più interessante è che l’outfit più politico della serata, oltre ad essere passato inosservato, è stato tacciato di razzismo. Come se Chanel,…Chanel! non sapesse di trovarsi al Met Gala.

Bhavitha Mandava è la modella indiana scelta da Chanel a fine 2025 per aprire la sfilata nella stazione metropolitana abbandonata-Bowery- di New York. Seppure non dichiaratamente politica, la scelta di usare Bhavitha cade contemporaneamente all’elezione, a fine 2025, di Zohran Mamdani come sindaco della città metropolitana. Il look scelto era particolarmente semplice e per questo molto di impatto in un contesto haute couture: maglia beige con collo zip, denim e le sling back bicolore, marchio di fabbrica del brand. Insieme alla scelta della location, la stazione di un mezzo di trasporto pubblico per definizione democratico, la maison con quel look understated ha voluto generare un dibattito verso gli standard del lusso riproponendolo -declinato su tessuti più preziosi- sempre su Bhavitha per la serata del Met Gala. Apriti cielo! Ma no, Chanel non ha vestito male la modella perché indiana e quindi per umiliarla così, en plein air. Chanel ha fatto quello che in marketing si chiama brand positioning statement, il modello utilizzato dalle aziende per definire e raccontare il proprio orientamento. Che non sarà quello di abbassare i prezzi e diventare ecosostenibile etc. etc, ma piuttosto quello di aprire un dibattito sulla (impossibile) democratizzazione del lusso con lo scopo principale, se non unico, di innalzare la reputazione del marchio.

Ad ogni modo molti sono gli invitati che hanno onorato il tema e qui ho selezionato quelli che a mio avviso sono i cinque look ispirati dalle migliori Black References di quest’anno visto che in questo spazio si parla soprattutto di questo: black style.

Read the original on elestorieamericane.substack.com

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