ALLISON RUSSELL – In The Hour Of Chaos
Questo mondo orrendo lo sarebbe meno se ci fossero più Allison Russell. Come non ammirarla? Come non commuoversi all’ascolto di questa sua terza uscita da solista? Peraltro variegata, vivace, divertente, capace di migliorarti l’umore indipendentemente dall’attenzione data ai testi. Brevi cenni biografici sulla Allison non ancora artista: nasce a Montreal, il padre si è dileguato, la madre è troppo giovane per accudirla, fino a cinque anni cresce in famiglie affidatarie e quando mamma riesce a farsela restituire è perché si è sposata. Tutto bene? Mica tanto, essendo il patrigno un suprematista bianco cui però non dispiace allungare le manacce su quella bimba di etnia mista. È un inferno di abusi che dura fin quando, quindicenne, la ragazza non fugge di casa. Pur vivendo perlopiù da homeless arriva a diplomarsi e si trasferisce (difficilmente potrebbe mettere più chilometri, quasi 4.600, fra sé e il mostro restando in Canada) a Vancouver. Riassuntino della sua storia di artista da allora al 2021, quando debuttava in proprio con “Outside Child” (se può interessarti: altissimo nella mia playlist di fine anno; al successivo di due anni “The Returner” presterò meno attenzione, errando grandemente): cinque album fra il 2003 e il 2010 con le Po’Girl, trio al femminile con Trish Klein e Diona Davies, caratterizzati da un mix di country, blues, folk e rock, con un tocco di jazz a impreziosire; e poi tre fra il 2012 e il 2018 con i Birds Of Chicago, duo con JT Nero (sodalizio che diventava anche sentimentale; sono da tempo coniugi e hanno una bambina ormai dodicenne che qui esordisce discograficamente) che al mix di cui sopra aggiungeva gospel e soul. Scoprendosi un’inedita sensibilità pop Russell ne verrà premiata da vendite discrete, recensioni entusiastiche, una messe di candidature a questo e quel premio, otto solo ai Grammy e nel 2024 uno se lo aggiudicava.

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