Il 9 luglio Insta360 ha compiuto 11 anni e invece di fare la solita torta con candeline ha deciso di dire ad alta voce una cosa a cui probabilmente pensava da tempo: un giorno la camera non la terrà più in mano nessuno.
Si chiama “Cameraman”. Non è un prodotto, non lo trovate su Amazon, non ha un prezzo. È — testuali parole dell’azienda — un concetto di agente AI capace di riprendere in autonomia. Tradotto: un sistema che vede la scena, capisce cosa conta, segue l’azione, e la filma senza che tu debba pensarci. Zero inquadrature da sistemare, zero “aspetta fammi tenere dritto sto gimbal”.
Quello che mi ha colpito non è tanto l’annuncio in sé — diciamocelo, di “il futuro della camera è l’AI” ne sentiamo uno a settimana — ma il fatto che Insta360 l’abbia scomposto in pezzi anatomici. Cervello, occhi, orecchie, collo, busto. Dicono di avere già sviluppato le tecnologie per ciascuno di questi pezzi. E il Luna Ultra, il gimbal doppia camera co-ingegnerizzato con Leica uscito a giugno, lo presentano proprio come il primo passo intermedio verso ‘sto robot fantasma.
Quindi non è pura visione campata per aria buttata lì per fare rumore sui social. C’è un prodotto vero, comprabile oggi, che loro raccontano come tassello numero uno di qualcosa di più grande. Furbo, come mossa. O onesto. Non lo so ancora, sinceramente.
Due cose, secondo me, spiegano il timing meglio di qualsiasi comunicato stampa.
La prima: il mercato delle action cam classiche sta rallentando, e Insta360 lo sa meglio di chiunque altro — sono loro che ci vivono in mezzo. Quindi l’ingresso ufficiale nella robotica è anche, banalmente, un modo per aprire un nuovo fronte di crescita quando quello vecchio comincia a stringere.
La seconda, più succosa: sono in causa con DJI. Il 3 agosto c’è un’udienza per presunta violazione di brevetti su gimbal e camere panoramiche — guerra che va avanti da mesi tra i due. Un annuncio di visione tecnologica così ambizioso, proprio ora, un mese prima dell’udienza, non credo sia un caso. È anche un modo di dire al mercato “guardate avanti, non alla causa”.
Nella lettera interna il fondatore Liu Jingkang ha scritto una cosa che mi ha fatto fermare un attimo: che l’azienda non vuole inseguire solo commercializzazione ed efficienza, ma affrontare problemi che altri non hanno voglia di risolvere, usando l’innovazione per esplorare creatività, estetica e — sì, ha scritto proprio così — romanticismo.
Romanticismo. In una lettera aziendale su un robot fotografico. Non so bene cosa pensarne. Da un lato suona come marketing travestito da filosofia. Dall’altro — e qui probabilmente sto proiettando qualcosa di mio — c’è dentro una domanda che a noi che facciamo video per lavoro tocca da vicino: se la camera smette di richiedere la nostra attenzione, cosa resta del mestiere? Dove va a finire lo sguardo, se non deve più stare dietro un mirino?
Non ho una risposta. Ce l’ho messa lì la domanda, per ora.
Non aspettatevi il Cameraman sul mercato a breve — è ancora, dichiaratamente, un concetto. Ma se volete un indizio concreto di dove sta andando la cosa, guardate il Luna Ultra e i droni Antigravity: sono i prototipi reali di questa visione, non solo gli antipasti prima del piatto vero. E tenete d’occhio anche la causa con DJI il 3 agosto — perché in mezzo a tutto questo parlare di “romanticismo” e “il futuro delle camere”, c’è comunque una guerra commerciale molto concreta in corso.
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