RSS Amplifier

Davide Etzi - Humanev · Aug 25, 2026

Un “Futuro Nazionale”con un programma dove non si parla di futuro.

0
Sign in to vote or save

Davide Etzi · Davide Etzi - Humanev

Oggi pomeriggio torno in Italia e in questi giorni, da ieri a dire il vero, non si parla d’altro che di Vannacci.

Il problema non è che Vannacci abbia idee iper conservatrici e anti-inclusione.

In una democrazia è perfettamente legittimo essere conservatori, nazionalisti, anti-immigrazione o contrari a determinate politiche sociali. 

In democrazia possiamo permetterci anche di essere stupidi e salire al governo, purtroppo.

Il problema nasce quando si pretende di presentare quelle preferenze come se fossero la conseguenza necessaria dei dati, dei bisogni delle persone o della realtà.

Ed è antiscientifico anche il modo in cui vengono trattate questioni psicologiche e sociali estremamente complesse: identità, genere, famiglia, sviluppo dei bambini, integrazione, criminalità, natalità. 

Ridurre fenomeni complessi a una sola causa: “famiglia naturale”, “identità”, “immigrazione”, “decadenza culturale”.

Tutto è ridotto a slogan.

E lui parla proprio a chi ha una mente molto piccola, incapace di gestire la complessità umana e della vita in generale. 

La sua comunicazione, funziona, nel bene nel male perché è semplice, netta tagliente e tagliata.

Proprio perché è elementare e parla a ad un certo tipo di elettorato.

Ma queste cose le ho già condivise tempo fa.

Il caso della natalità, ad esempio, è emblematico. 

Se gli italiani fanno pochi figli, la risposta non può essere semplicemente “bisogna tornare a fare figli”. 

La demografia è influenzata da condizioni economiche, precarietà lavorativa, costo delle abitazioni, età di ingresso nel mercato del lavoro, disponibilità di servizi. 

Una politica seria dovrebbe intervenire sulle cause e verificarne gli effetti. Trasformare la procreazione in un dovere identitario significa invece politicizzare una scelta personale e sociale complessa.

Ascoltate (o leggete) bene, adesso.

Questo qui si è messo in testa di governare un Paese ma nel suo programma non ha fatto cenno ai veri problemi: non c’è  il lavoro. Non c’è il salario. Non c’è la sanità. 

Non c’è una riga sulle risorse con cui pagare qualunque cosa. 

C’è invece, in abbondanza, chi puoi sposare, chi può adottare, cosa puoi vedere in televisione alle sette di sera, come deve essere fatto un maschio, quanti anni devi aspettare prima di poterti chiamare italiano.

Però é pericolosissimo.

Perché sembra un programma su chi devi essere. Perché sembra un programma che ti regala un’identità (magari sbagliata, ma pur sempre ti dà una direzione chiara).

Puoi distribuire identità a piene mani senza toccare un solo capitolo di bilancio.

E mannaggia, per quelle menti di cui parlavo prima potrebbe funzionare. 

Va letto con serietà, non ridendo, perché fare gli spiritosi qui è un errore enorme.

Funziona perché parla a un dolore vero.

A quel dolore, per anni, non ha risposto nessuno e abbiamo gli studi pieni di persone con crisi d’identità. 

Poi arriva un testo che gli dà un nome. 

I nomi sono sbagliati, fanno schifo, ma sono nomi, e chi sta male da tanto tempo (vi assicuro) prende il primo nome che passa.

(Non apriamo il capitolo del pullulare di diagnosi che divento il demonio).

In psicologia ci insegnano che un sintomo senza diagnosi diventa insopportabile molto prima di diventare grave, e a quel punto una diagnosi qualsiasi è sollievo.

Ecco perché non mi interessa la gara a chi si indigna meglio. L’indignazione è il carburante di questa roba.

Ogni volta che qualcuno risponde con lo scandalo, quel programma ottiene esattamente quello per cui è stato scritto.

La conferma di essere l’unico a dire delle cose chiare, per quanto imbarazzanti e fondamentalmente sbagliate e antisociali, ma nette, come se la verità fosse quella mentre gli altri si scandalizzano e rispondono con argomentazioni confuse e poco comprensibili ai più.

Abbiamo voluto che l’ignoranza diventasse di moda, abbiamo accettato che gli ultimi dei co***oni  sui social diventassero divulgatori e personaggi pubblici, il risultato è sempre che chi è meno competente vede un fatto e taglia grosso.

Non vede la complessità e ti dice “é così e va fatto così”, con quella sicumera che solo chi è profondamente ignorante e presuntuoso insieme può avere, mentre chi conosce, chi osserva, chi sente e analizza ti dirà sempre ti dirà sempre: "Non è così semplice". 

Ma ormai non lo ascolta più nessuno, perché la mente stanca preferisce una bugia rassicurante e immediata a una verità complessa che richiede lo sforzo di pensare

Tutto questo è triste e pericoloso. 

E adesso ci dobbiamo puppare Vannacci, almeno (e spero solo) sulla stampa. 

La risposta all’ignoranza non può essere altra ignoranza.

E la risposta alla semplificazione non può essere un’altra semplificazione.

Dobbiamo tornare a pretendere competenza.

A distinguere chi studia da chi urla.

Chi argomenta da chi pontifica.

Chi conosce la complessità da chi la cancella perché non sa affrontarla.

Non dobbiamo smettere di pensare perché pensare è faticoso.

Dobbiamo ricominciare proprio da lì.

Non è che difendi la democrazia soltanto andando a votare.

Quando vai a votare i giochi sono fatti: la tua mente è bella che plasmata.

La democrazia la proteggi, ogni giorno, decidendo a chi dare autorevolezza e sapendo come fare.

Siamo ancora in tempo. 

Davide Etzi 

Nessun post

Read the original on davideetzi.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.