RSS Amplifier

Liberiamoli tutti! · Aug 18, 2026

🔥 Liberiamoli tutti! | Dieci anni dopo il sisma, una ricostruzione ancora da liberare

0
Sign in to vote or save

datiBeneComune · Liberiamoli tutti!

Liberiamoli tutti è un’iniziativa della campagna #DatiBeneComune per individuare, ottenere, riformattare, pulire, documentare, pubblicare e diffondere dati di interesse pubblico.

Tanti di questi dati sono inaccessibili alle persone e alle comunità che ne hanno più bisogno: non sono mai stati resi pubblici, sono pubblicati in formati di difficile utilizzo, o senza la documentazione necessaria per interpretarli correttamente.

Vogliamo pubblicare quei dati utili alle tante organizzazioni che hanno aderito alla campagna e che vorranno segnalarci un vuoto informativo che, se colmato, renderebbe le loro azioni più utili, efficaci e mirate.

Hai un dataset “desiderato” nel cassetto? Vogliamo che la newsletter diventi sempre più uno strumento collettivo: costruito insieme a chi i dati li cerca, li usa, li incrocia, li racconta. Hai un dataset che, secondo te, dovrebbe essere aperto? Una banca dati che merita di essere accessibile, leggibile, utile? Dicci quale, spiegaci perché. Ma soprattutto: raccontaci cosa ci faresti tu, se fosse davvero liberato. E se ti va di contribuire anche in altri modi – con un editoriale su un tema che ti sta a cuore, un’analisi a partire da dati pubblici, una visualizzazione, un’infografica, o anche solo un’idea da sviluppare insieme – scrivici a 📧 info@datibenecomune.it.

Liberiamoli tutti è anche tua!

Liberiamoli tutti! è ispirata al Data Liberation Project, un meraviglioso progetto di Jeremy Singer-Vine (👏).

Il 2026 è l’anno del decennale del sisma del Centro Italia. Ed è anche l’anno in cui, per capire a che punto sia davvero la ricostruzione, serve ancora un FOIA.

Torniamo così sui dati della ricostruzione post-sisma 2016-2017 nelle quattro regioni colpite — Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria — con un aggiornamento rispetto al numero #17 e, prima ancora, al numero #14.

Arrivano da una richiesta di accesso civico generalizzato presentata da ActionAid Italia al Commissario straordinario, con riscontro nel luglio 2026. È stata necessaria perché l’allegato sulla ricostruzione pubblica diffuso a giugno era privo di CUP, categorie e marcatori: senza quelli, il monitoraggio non si fa. Come ci si è arrivati lo racconta Alberto nell’editoriale.

Il file di consegna contiene due fogli con due date di riferimento diverse: la ricostruzione pubblica è aggiornata al 30 aprile 2026, quella privata al 31 maggio 2026. Un mese separa le due rilevazioni, che quindi non vanno confrontate come se fossero contemporanee.

Il criterio con cui lavoriamo un file così è sempre lo stesso: non si riscrive quello che la fonte ha consegnato, e dove il dato è lacunoso si aggiunge una colonna che lo rende utilizzabile, senza mai cancellare l’originale. Tre lacune in particolare le abbiamo colmate andando a prendere il dato altrove:

  • i CIG non erano nel riscontro, come l’anno scorso: li abbiamo ricavati dal dataset cup di ANAC, ottenendo 14.204 coppie CUP-CIG. Hanno almeno un CIG 3.131 interventi su 3.667, l’85,4%;

  • il soggetto attuatore, presente nelle consegne precedenti, in questa non c’è più: lo abbiamo ricostruito da OpenCUP agganciandolo al CUP, coprendo 3.514 interventi su 3.667 (95,8%) e 361 enti distinti — una quota persino superiore al 94% della consegna che quel campo lo conteneva;

  • per ciascun ente attuatore abbiamo aggiunto denominazione ufficiale, codice IPA e PEC da IPA: 357 enti su 361, tutti con almeno un domicilio digitale. È l’indirizzo a cui si presenta una richiesta di accesso civico sul singolo intervento.

Abbiamo poi agganciato il codice Istat del comune (valorizzato su 3.661 righe su 3.667) invece di normalizzare i nomi, separato codice e descrizione della fase — nella consegna FA_7 - Inizio Lavori e FA_7 - Inizio lavori convivono, e chi raggruppa per testo conta 314 interventi in inizio lavori invece di 548 — e recuperato da BDAP-MOP pagamenti e gare.

I dati sono in formato CSV (UTF-8):

  • pubblica.csv — estratto dalla risposta alla richiesta FOIA, 3.667 interventi di ricostruzione pubblica in 345 comuni, per circa 4,86 miliardi di importo programmato: CUP, categoria, fase di avanzamento, importo, codice Istat, soggetto attuatore (link)

  • privata_comuni.csv — estratto dalla risposta alla richiesta FOIA, ricostruzione privata aggregata per comune: 429 comuni, 36.149 richieste di contributo, 17,82 miliardi richiesti, 12,59 concessi, 8,05 liquidati (link)

  • cup_cig.csv — ricavato da noi, 14.204 coppie CUP-CIG (13.417 CIG distinti su 3.051 CUP), ciascuna con il link alla scheda del CIG su ANAC (link)

  • opencup.csv — ricavato da noi, anagrafica dei progetti da OpenCUP: 3.457 progetti, con natura, tipologia, importi e soggetto titolare (link)

  • enti.csv — ricavato da noi, 357 soggetti attuatori con codice IPA e PEC (link)

  • pagamenti.csv — ricavato da noi, pagamenti per progetto e per anno da BDAP-MOP: 847 CUP, dal 2017 al 2026, 385,6 milioni complessivi. È l’unico dato di spesa disponibile: la consegna FOIA riporta soltanto importi programmati (link)

  • gare.csv — ricavato da noi, gare e aggiudicatari da BDAP-MOP: 7.326 CIG, 998 imprese aggiudicatarie, 6,1 miliardi aggiudicati a fronte di 6,5 a base d’asta (link)

Repository GitHub con dati e documentazione

👉 Questo numero esce insieme al report Dieci anni dopo: i dati raccontano. Una lente sulla ricostruzione post sisma in Centro Italia” di ActionAid Italia.

A che punto sia la ricostruzione — quanti cantieri sono aperti, quante risorse restano ferme, come stanno scuole e municipi — lo leggerai a seguire nell’editoriale di Alberto, che di quei numeri dà conto uno per uno.

Qui restiamo su un piano diverso: cosa succede quando quel file lo apri e provi a usarlo. Perché le criticità che l’editoriale denuncia non sono impressioni, si contano una per una nel dato consegnato.

  • 93 interventi non hanno un CUP e altri 7 dichiarano un codice che CUP non è: cinque codici di 14 caratteri invece di 15, un ???? e un numero di protocollo finito nella colonna sbagliata. Due di queste opere hanno già il cantiere aperto.

  • I CIG non sono nel riscontro, pur essendo fra le informazioni richieste, e li abbiamo cercati in ANAC. Per 83 interventi che risultano già conclusi o collaudati non ne troviamo traccia: non possiamo dire che quelle opere non abbiano avuto una gara, ma che oggi, nella banca dati nazionale dei contratti pubblici, il loro CUP non risulta associato ad alcun CIG. Da lì in poi il monitoraggio si ferma.

  • 12 interventi hanno importo zero o assente, fra cui due scuole già in collaudo.

E il confronto con l’edizione precedente misura ciò che rende fragile una serie storica: 30 interventi presenti nel #17 non sono più rintracciabili, 40 cambiano CUP a parità di identificativo senza alcuna tabella di raccordo (a Contigliano due interventi si scambiano i codici), altri 4 il CUP lo perdono, e 49 regrediscono di fase rispetto all’anno prima, senza motivazione.

Altre info nel README del dataset.

Anche stavolta per noi è importante fare venire in superficie non tanto una nuova tabella, ma la necessità di liberare i dati e renderli disponibili alla collettività.

Come nel numero #17, a raccontarcelo è Alberto Pampalone, di ActionAid Italia.

A dieci anni dal sisma del 2016, torniamo a occuparci dei dati sulla ricostruzione post-sisma in Centro Italia.

Lo facciamo nel giorno in cui viene pubblicato il report “Dieci anni dopo: i dati raccontano. Una lente sulla ricostruzione post sisma in Centro Italia”, realizzato da ActionAid Italia, un lavoro che prova a leggere lo stato della ricostruzione pubblica attraverso i dati disponibili, senza perdere di vista le comunità che quei dati raccontano.

Il report analizza l’avanzamento della ricostruzione pubblica con uno sguardo generale sull’intero cratere sismico, un focus sui 44 Comuni più colpiti, un approfondimento sui servizi essenziali — scuole, municipi, strutture sanitarie e sociosanitarie — e una sezione dedicata alle criticità che ancora oggi limitano la trasparenza del processo. In appendice, inoltre, sono presi in esame anche i dati 2026, pur con tutte le cautele imposte dalla qualità molto carente delle informazioni rese disponibili.

Perché il punto, ancora una volta, è questo: a dieci anni dal sisma, non dovrebbe essere così difficile capire a che punto sia la ricostruzione. E invece, sfortunatamente, lo è.

Dieci anni dopo

Il 2026 è l’anno del decennale. Dieci anni sono un tempo lungo nella vita di una persona.

Quest’anno, a luglio, la Carovana 2026 del Cammino nelle Terre Mutate ha attraversato l’Appennino centrale da Fabriano a L’Aquila, riprendendo il senso delle Lunghe Marce nei territori del sisma: camminare insieme, attraversare i luoghi colpiti, ascoltare chi li abita, osservare ciò che è cambiato e ciò che ancora aspetta di cambiare.

È un’immagine potente, perché camminare nelle terre mutate significa fare esperienza fisica della distanza tra il tempo trascorso e il tempo della ricostruzione. Significa vedere i cantieri, ma anche le macerie che ancora permangono. Significa ricordare che la ricostruzione non è un processo astratto, ma il mezzo per tornare ad abitare, studiare, curarsi, incontrarsi, lavorare, partecipare.

E proprio per questo i dati contano.

Contano perché permettono di distinguere tra ciò che viene raccontato e ciò che è verificabile. Contano perché aiutano a capire se le risorse pubbliche stanno davvero producendo effetti concreti. Contano perché senza dati completi, aggiornati e accessibili, la ricostruzione resta affidata a comunicazioni parziali, annunci e fotografie difficili da confrontare con la vita quotidiana di chi in quei territori vive ancora.

Quello che i dati raccontano

I dati disponibili raccontano una ricostruzione pubblica che si è mossa, ma che resta ancora molto lontana dal potersi dire compiuta. Un dato tra tutti conferma questa affermazione: due interventi su tre, nel 2026, non hanno ancora aperto il cantiere.

Stiamo parlando del 66,3% degli interventi pubblici dell’intero cratere, che non hanno ancora posato la prima pietra: rappresentano tre quarti delle risorse complessive messe a disposizione per la ricostruzione pubblica, ovvero circa 3,6 miliardi di euro su un totale di 4,8 miliardi.

Nei 44 Comuni più colpiti, il quadro risulta altrettanto critico, con appena il 18,4% delle opere giunte alla fase di fine lavori o di collaudo. Osservando i servizi essenziali (scuole, municipi, presidi sanitari, strutture sociosanitarie, ecc.), ovvero quelle infrastrutture sociali che rendono possibile la vita quotidiana, il report mostra che il ritardo è profondo, con quasi tre interventi su quattro che non hanno avviato il cantiere.

Questi numeri non parlano soltanto di procedure. Parlano di territori che continuano ad aspettare.

Quello che i dati non possono raccontare. Un problema di trasparenza.

Il report, infatti, non racconta solo lo stato della ricostruzione. Racconta anche quanto sia stato difficile arrivare a conoscerlo.

E questo è inaccettabile, perché la trasparenza, quando si tratta di processi che mobilitano miliardi di euro pubblici e incidono sulla vita di intere comunità, non dovrebbe essere una conquista faticosa. Dovrebbe essere la condizione ordinaria dell’azione pubblica.

Anche quando i dati sono stati trasmessi, sono emersi limiti rilevanti: CUP mancanti o non verificabili, CIG assenti, interventi che cambiano CUP senza una tabella di raccordo, opere presenti in un’annualità e non più rintracciabili in quella successiva, regressioni di fase non motivate, importi che cambiano senza spiegazioni leggibili e molto altro.

Sono problemi tecnici solo in apparenza, perché, se un intervento cambia codice, fase, importo o perimetro senza una spiegazione chiara, la cittadinanza non è messa nelle condizioni di capire cosa sia successo. Il risultato è un dato che informa solo a metà, mostrando un fotogramma senza restituire il film completo.

E una ricostruzione lunga dieci anni non può essere raccontata per fotografie isolate.

Il caso dei dati 2026 è forse il più grave.

Il 23 giugno 2026 la Struttura commissariale ha pubblicato il nuovo Rapporto sulla ricostruzione, in un primo momento senza un dataset aperto che permettesse una verifica autonoma dei dati. Successivamente sono stati pubblicati allegati in PDF e, dopo sollecito, è stato trasmesso ad ActionAid un file Excel.

Ma solo grazie a un successivo FOIA è stato possibile ottenere quelle stesse tabelle arricchite di dati essenziali dapprima non trasmessi, come ad esempio i codici CUP e gli identificativi degli interventi, senza i quali il monitoraggio non sarebbe possibile.

Anche stavolta, tuttavia, molti dei dati richiesti non sono stati trasmessi. Ma, ancora una volta, Liberiamoli tutti è intervenuta.

Liberiamo anche i dati 2026

Con questo numero di Liberiamoli tutti pubblichiamo e mettiamo a disposizione della collettività anche il database sulla ricostruzione 2026.

Lo facciamo come già era stato fatto per i dati 2024 e 2025: non limitandoci a rilanciare il file ricevuto, ma lavorando per renderlo più leggibile, più pulito, più utile. E, ancora una volta, grazie al lavoro di Andrea Borruso – che ringraziamo – è stato possibile arricchire i dati ricavando i codici CIG.

È un lavoro tecnico, certo. Ma è anche un gesto politico. Perché ancora una volta il lavoro serio della società civile interviene dove le istituzioni non arrivano, o scelgono di non arrivare. Ancora una volta competenze civiche, attivismo, metodo e collaborazione provano a rendere più accessibile ciò che dovrebbe già esserlo. E ancora una volta si dimostra che i dati possono essere resi più utili, più leggibili, più aperti.

Ma non dovrebbe funzionare così, perché i dati sulla ricostruzione non appartengono alle amministrazioni che li detengono. Appartengono alle comunità che convivono da dieci anni con le conseguenze del sisma.

Un lavoro collettivo

Tutto questo è possibile grazie a Liberiamoli tutti e alla campagna Dati Bene Comune, promossa da ActionAid, info.nodes, OnData e Transparency International Italia, che continua a chiedere dati aperti, accessibili e riutilizzabili su questioni di evidente interesse pubblico.

È possibile grazie al contributo di chi lavora sui dati non come esercizio tecnico, ma come pratica democratica, perché, a dieci anni dal sisma, le comunità dell’Appennino centrale non hanno bisogno solo di essere raccontate, ma necessitano anche di poter conoscere e verificare.

Hanno bisogno di trasparenza non come favore, ma come diritto. E proprio per questo, proprio nell’anno del decennale, continuiamo a chiedere con forza che la trasparenza non dipenda dalla tenacia di chi presenta un FOIA o dalla competenza di chi riesce a incrociare banche dati diverse, e a pretendere che la conoscenza della ricostruzione torni ad essere un bene comune.

Perché camminare nelle terre mutate significa anche questo: guardare ciò che è cambiato, nominare ciò che è rimasto fermo, chiedere conto di ciò che non è abbastanza chiaro.

E continuare a liberare i dati finché non saranno davvero di tutte e tutti.

“Liberiamoli tutti” di datiBeneComune è promossa da ActionAid Italia, info.nodes, OnData e Transparency International Italia.

#DatiBeneComune è una campagna lanciata il 9 novembre 2020 per chiedere al Governo italiano di pubblicare in formato aperto e accessibile i dati sulla gestione della pandemia di COVID-19. La campagna è stata accolta sin dall’inizio con entusiasmo da parte di esperti, organizzazioni, testate giornalistiche, che hanno aderito immediatamente all’iniziativa. Oggi la campagna è impegnata della richiesta di dati aperti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e su tutte le politiche e questioni di pubblico interesse.

Con “Liberiamoli tutti” vogliamo fare un altro passo per costruire una comunità di persone, organizzazioni e altre realtà attorno ai dati liberati ed al loro utilizzo e per contribuire a promuovere la cultura dei dati aperti.

💌 Hai in mente altri dati da liberare? Scrivici a info@datibenecomune.it.

Read the original on datibenecomune.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.