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Cibo Scelto Bene — di Daniele Paci · Aug 3, 2026

Formaggi e latte crudo, come evitare i rischi.

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Daniele Paci Agronomo · Cibo Scelto Bene — di Daniele Paci

In questi giorni la notizia ha fatto il giro d’Italia: Mattia Maestri, il tredicenne di Coredo, in Val di Non, si è spento dopo nove anni di stato vegetativo permanente. Aveva quattro anni quando contrasse una gravissima infezione da Escherichia coli produttore di Shiga tossina (STEC), in seguito al consumo di un formaggio prodotto con latte crudo contaminato. Da quell’infezione derivò una Sindrome Emolitico-Uremica che gli causò danni irreversibili.

Una storia straziante, che il padre Giovanni Battista Maestri ha trasformato in anni di battaglia per la sicurezza alimentare, e che oggi torna, giustamente, a far discutere.

Da quando la notizia è uscita, articoli, video e post si susseguono con lo stesso consiglio:

se avete bambini piccoli, donne in gravidanza, anziani o persone immunodepresse, evitate i formaggi con la scritta “latte crudo”

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È un consiglio dato con le migliori intenzioni. Ed è anche fondato: il latte pastorizzato viene riscaldato a temperature (in genere 72 °C per almeno 15 secondi, o parametri equivalenti) sufficienti ad abbattere gli STEC e la gran parte dei patogeni di rilievo. Un formaggio ottenuto da latte pastorizzato è, dal punto di vista microbiologico, un prodotto sicuro anche per le categorie più fragili.

Il problema è che l’indicazione “evitate il latte crudo”, da sola, non basta a proteggere chi è più a rischio.

Anzi, rischia di creare un falso senso di sicurezza.

Per capire il motivo bisogna fare un passo indietro e chiarire una differenza che quasi nessuno sta spiegando.

Il problema non è soltanto il latte crudo

Read the original on danielepaciagronomo.substack.com

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