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Micelio - La Newsletter di Daniela Collu · Jun 12, 2026

Accorsi, Muccino, le corna intertestuali

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Daniela Collu · Micelio - La Newsletter di Daniela Collu

Ho visto su Sky l’ultimo film di Gabriele Muccino, si intitola Le cose non dette, protagonisti Miriam Leone, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. La storia è semplice, due coppie, molti cazzi emotivi, l’elefante nella stanza è che Accorsi si scopa una ragazza più giovane e fatemi dire AVANGUARDIA PURA. A che numero di film siamo in cui Accorsi tradisce la moglie con una ragazzina? e perché proprio duecento? Certo forse dipende dal fatto che ho un fetish per il cinema italiano di un certo genere, con i drammoni di coppia, le dinamiche emotive, i pianti e le piazzate, dialoghi non raffinatissimi e personaggi un fiiiiiilo stereotipati, ma qui siamo ben lontani dal picco de L’ultimo bacio, scintilla primigenia di questo filone delle corna, soprattutto per la scena e scenata magistrale in cui Giovanna Mezzogiorno grida quel “che cosa ci faccio io adesso con te?” che ancora mi fa venire i brividi.

E comunque qua il problema è un altro.

Qua il problema è che hanno talmente tirato la corda sullo stesso personaggio che ormai mi puoi raccontare in sceneggiatura che Accorsi nel film sarà un ottimo padre di famiglia, marito amorevole, un dolce genero per i suoceri e addirittura un buon vicino di casa, ma io mi aspetterò che se c’è una ventiduenne nelle vicinanze lui finisca per scoparci in piedi contro un muro, un albero o qualsiasi superficie verticale, per poi farsi beccare con le mani nelle mutande sbagliate esattamente con questa faccia qua.

Comprendo che quando ti viene bene un carattere, un colore o una personalità poi ti vogliano proprio per questo, e un saluto a Laura Morante, a Margherita Buy e ai loro crolli nervosi, ma anche a Silvio Orlando, divinità del cinema troppo spesso prestata alle storie del goffo, dolce, imbranato uomo medio, ma la nostra RAM è ormai troppo piena di informazioni oggi per non salvarle tutte sullo stesso file e si rischia di guardare un film sapendolo già a memoria. Conoscevo, già prima di vederlo, ogni sfumatura della recitazione, ogni reazione disperata, ogni singolo muscolo del suo corpo mentre corre stavolta non sul Lungotevere ma nella kashba di Tangeri e questo rischia di strappare lo spettatore all’inganno della finzione. Lo trovo un autogol fatto e finito. Già abbiamo il livello di attenzione dei criceti che dormono sotto la ruota, se poi mi consegni un personaggio già recitato, ma che me lo guardo a fa?

Mi ha fatto pensare a Santa Maradona, capolavoro indiscusso del 2001 scritto e diretto da Marco Ponti con lo stesso Accorsi e il compianto compiantissimo Libero de Rienzo, in particolare nella scena delle tette intertestuali.

Le zinne di Sharon Stone che tutti avevamo visto almeno una volta nelle riviste di gossip rivelavano l’assassina rovinando la suspance del film, e qui anche se non c’entra la vita reale (il buon Stefano che ho anche avuto il piacere di intervistare al Festival del Cinema di Venezia qualche mese fa ed è gentilissimo e simpatico, mi risulta sposato con due figli), sono proprio i personaggi già interpretati a richiamare un universo conosciuto, noto, stranoto e anche un po’ rimasticato che lo spettatore conosce già. Se tutto va bene, cioè se sei riuscito a fidelizzarlo abbastanza da trascinanrlo fuori casa per pagare un biglietto. E allora ho pensato a quanto poco sappiamo ancora lavorare con i target, parola orrenda che ci fa sentire delle caselline senza identità ma che invece dovremmo ribaltare a nostro favore. Produttori e registi dovrebbero pensare a me, che i film di Muccino li ho visti TUTTI, che ricordo ogni singola battuta non perché ne sia rimasta folgorata artisticamente ma perché se li becco alle due di notte su Retequattro io comunque mi fermo, e dovrebbero soddisfare proprio la mia preparazione, invece di consegnarmi personaggi già familiari, con sviluppi prevedibili, insomma dovrebbero premiare la mia, la nostra resistenza. Una novità, uno straccio di contemporaneità, un plot twist come dio comanda.

Uno Stefano Accorsi che ci prova con un’universitaria e lei lo manda in bianco perché è lesbica, toh, la butto lì, pensa che flash.

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