RSS Amplifier

Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale · Aug 21, 2026

Sui migranti l’Ungheria di Magyar continua con il pungo duro: “Non accetteremo richiedenti asilo da altri Paesi Ue”. Così Budapest si mette di traverso al nuovo Patto Ue

0
Sign in to vote or save

CSSEO · Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale

È l’Ungheria di Péter Magyar, ma sui migranti è come se non fosse cambiato niente rispetto all’era di Viktor Orbán. Basta leggere l’ultima nota del ministero dell’Interno magiaro per accorgersi come – nonostante il cambio di leadership a Budapest – la linea sulla politica migratoria non sia cambiata affatto: nessuna forma di accoglienza ma, soprattutto, no a meccanismi di solidarietà tra Stati europei. Nonostante il nuovo Patto Ue asilo e migrazione lo preveda, espressamente.

“Abbiamo detto no all’immigrazione clandestina. Il governo ha chiarito prima delle elezioni e costantemente ribadito da quando è al potere che l’Ungheria non accetterà immigrati clandestini. Durante i negoziati sul Patto Ue, abbiamo chiarito che non sosteniamo né il reinsediamento basato su quote né l’idea che l’Ungheria debba versare un contributo finanziario in sostituzione dell’accoglienza”, si legge nella nota del ministero degli Interni ungherese, che sottolinea la sua politica di “tolleranza zero”. “Non permetteremo che immigrati clandestini si stabiliscano in Ungheria a seguito di decisioni prese da altri Paesi”, aggiunge, aprendo tuttavia alla possibilità – prevista dalle nuove norme Ue – di fornire “se necessario, assistenza tecnica ai Paesi particolarmente esposti”. 

Il niet di Budapest arriva mentre in Italia è scoppiata ormai da giorni la polemica sui cosiddetti “dublinanti”, con la lista di Paesi che sono pronti a trasferire nel nostro Paese i richiedenti asilo che, dopo essere stati identificati e aver presentato domanda di protezione qui, si sono spostati altrove in Europa. Sono i protagonisti dei cosiddetti “movimenti secondari” e il principio che li riguarda è quello, mai smentito, del Paese di primo ingresso: una sola domanda, un solo Stato competente a esaminarla. Dal 12 giugno il vecchio Dublino III ha lasciato il posto al Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, ma quel criterio è rimasto lì dov’era. E infatti, uno dopo l’altro, Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia hanno annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia.

Ora Budapest si rifiuta di applicare il nuovo Patto europeo in vigore dallo scorso 12 giugno perché non intende contribuire al meccanismo di solidarietà obbligatoria, che impone a ogni Stato membro di sostenere i Paesi sotto pressione migratoria – oggi Italia, Spagna, Grecia e Cipro – con quote calcolate per metà sulla popolazione e per metà sul Pil. Le modalità previste sono quattro: ricollocare richiedenti asilo, compensare movimenti secondari già avvenuti, versare 20 mila euro per ogni persona non accolta, oppure fornire supporto tecnico. L’Ungheria accetta solo l’ultima, la più vaga e la meno onerosa: non ha offerto né posti né denaro, non ha aderito al Fondo di solidarietà e non ha presentato il piano nazionale di attuazione. E come la Slovacchia, ora rischia una procedura d’infrazione.

Read the original on csseo.org

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.