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Sciuscià | La newsletter di Cronache · May 27, 2026

Il Milan è riuscito a fare peggio. Ibra al comando è una scelta assai rischiosa

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Cronache di spogliatoio · Sciuscià | La newsletter di Cronache

🎬 Parto con una bella notizia. Mercoledì 3 giugno al cinema Ariosto a Milano ci sarà la proiezione in anteprima del documentario “NorWAY - la rivoluzione dello sport norvegese”.

Siamo stati in Norvegia, in particolare a Oslo e Bodø, per studiare il loro approccio allo sport: dalla scelta di non assegnare medaglie e trofei ai bambini tra i 6 e i 12 anni, all’incontro con la Federcalcio per capire come vengono sviluppati i ragazzi, fino ai segreti del Bodø/Glimt, la squadra che 9 anni fa era in seconda serie e che adesso ha vinto 5 campionati ed eliminato l’Inter in Champions.

Prima della proiezione ci sarà un panel con possibilità d’interazione con l’autore Emanuele Corazzi, il direttore di Chora Mario Calabresi, Massimo Ambrosini e Federico Balzaretti.

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Ora andiamo sul tema centrale della newsletter di oggi…

Un direttore sportivo sceglie l’allenatore e lo difende fino alla fine. Gli sta vicino giorno dopo giorno, per offrire un confronto e cercare di migliorarlo. Un direttore sportivo dà l’esempio con il comportamento e lavora con equidistanza con i calciatori.
Un direttore sportivo ha una visione chiara e lavora con un team di persone che lo aiutano a costruire la squadra per raggiungere l’obiettivo.

Ibra non sarà un ds, ma lo sceglierà ed è uno che controlla.

Da quando è arrivato, lo svedese ha creato confusione e si è comportato in modo discutibile con diverse persone che lavoravano con lui. Ora è tutto nelle sue mani e in quelle di Cardinale.

Vi ricordate lo splendido Milan delle tre finali di Champions in 5 anni? Tutto questo fa male. A noi amanti del calcio, credo, e soprattutto ai tifosi del Milan.

Ibra vuole controllare tutto. Non gli andava bene Tare (che lo avrebbe accolto e fatto crescere se non si fosse rivelato arrogante), non gli andava bene Allegri. Dunque ha iniziato a non farsi vedere a Milanello, poi ha chiamato Cardinale e persino dei calciatori creando negatività nel momento decisivo della stagione.

Risultato: fuori dalla Champions e un bello strike con tutti i dirigenti fatti fuori.

Se sei un dirigente, non puoi più fare la star, il calciatore. Parlando con i grandi dirigenti, tutti dicono che postare foto dei leoni, di te in palestra, fare l’opinionista per Fox Sports quando dovresti essere presente per decidere il mercato non sia esemplare…

Il dirigente deve creare una distanza costruttiva verso i calciatori, anche attraverso le scelte di comportamento e nell’abbigliamento.

Cardinale ha radunato 6 giornalisti fidati per fare un meeting con la stampa. 3 ore in cui ha parlato non stop, si è lamentato del fatto che se fa uno stadio in America gli fanno una pagina sul New York Times, mentre se lo fa in Italia i tifosi contestano.

Qui non è show business. Il primo business del calcio, come mi insegna uno dei miei maestri direttori, è la vittoria. Se vinci sono contenti i cuochi e i massaggiatori, i calciatori e i tifosi. E arrivano titoli e soldi.

Adriano Galliani, uno che ha reso il Milan uno dei brand più forti in Europa, ha sempre detto che con Berlusconi la regola non era «Qual è il budget?» ma «Qual è l’obiettivo?». Sulla base di quello si fa il budget.

Ora si cerca il nuovo Fàbregas, non Conte che a mio avviso sarebbe stato L’UNICO in grado di mettere un cerotto a questo vuoto organizzativo e motivare la squadra per ambire a posizioni alte di classifica.

Senza un progetto, senza protezione, anche un allenatore come Fàbregas faticherebbe al Milan. Figuriamoci la sua brutta copia.

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