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True Blue · Jun 17, 2026

Di plastica nell'acqua e plastica nel sangue. E di una silenziosa mutazione

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Cristina Sivieri Tagliabue · True Blue

Fiorella Belpoggi, scienziata

“Se dovessimo definire il nostro presente, ecco, oggi siamo nell’era della plastica”. E’ sicura di quello che afferma Fiorella Belpoggi, biologa, già direttrice dell’Istituto Ramazzini di Bologna, famosa, famigerata per alcuni, insignita del titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella lo scorso anno, per i suoi studi in ambito scientifico.

All’attivo una quantità di studi su glifosati, arsenico e inquinanti che la rendono la persona essenziale da intervistare in questa newsletter. Lei l’acqua la conosce bene, tanto che grazie ad un suo intervento dirimente per una class action contro ExxonMobil, negli Stati Uniti, è stata definita la Erin Brockovich italiana. Le assomiglia anche un po’ questa mattina di giugno. Bionda ed abbronzata. Precisa, combattiva, schietta. Secondo lei è inutile farsi troppe analisi. Dobbiamo condurre uno stile di vita consapevole. Per il resto, ormai, siamo praticamente “contaminati”.

Ci racconta com’è aiutare i cittadini a vincere contro una delle Seven Sisters?

Sì, se cominciamo dalla fine, certo, i cittadini sono stati risarciti con più di un miliardo di dollari. Una bella vittoria. Era vent’anni fa, 2006: la perdita della cisterna di un distributore di benzina aveva inquinato le falde degli abitanti di Jacksonville, vicino a Baltimora. Lì ogni casetta - le tipiche villette con la bandiera americana e prato all’inglese - ha un pozzo. Ricavano l’acqua direttamente dalla falda ed è un’acqua piuttosto buona perché è un posto in collina, fuori dalle aree industriali. Un luogo bucolico, piacevole.

Ebbene andò così. Due dipendenti di un distributore di benzina ExxonMobil si accorsero che non c’era più benzina all’interno della cisterna quando era stata appena riempita, ma pensarono bene di non lanciare un allarme. Era sabato, chiusero gli uffici e rimandarono il problema al lunedì successivo. E quando fu lunedì, e fecero un nuovo rifornimento che sparì in una giornata, solo allora fecero una telefonata alla ExxonMobil che arrivò e sostituì la cisterna.

Nel frattempo il danno era fatto perché i cittadini videro i loro bambini arrossarsi con estesi eritemi cutanei. Quando bevevano acqua tutta la pelle intorno alla bocca diventava rossa. Sotto la doccia calda dove l’etere evapora, si riempiva il box di vapore e adulti e bambini si sentivano svenire.

La colpa era di questa benzina verde penetrata nella falda a cui era stato addizionato l’MTBE per migliorare le prestazioni del motore (Methyl Tertiary-Butyl Ether, in italiano metil-terz-butil etere, il sostituto del piombo). Fatto sta, gli unici ad averlo studiato, questo MTBE eravamo noi dell’Istituto Ramazzini, e guarda caso scoprimmo quanto fosse cancerogeno. Secondo il nostro studio provocava leucemie nelle donne e tumori del testicolo negli uomini. Oggi è considerato un interferente endocrino (l’American Journal of Industrial Medicine lo ha pubblicato, ndr). Un disastro.

Non ha avuto paura nell’affrontare una multinazionale del petrolio?

Gli avvocati americani sono come quelli delle serie tivù. Sono aggressivi, certo che fanno paura. Però me la sono cavata: ho presentato i dati, li ho difesi in tribunale e il giudice ha capito che il pericolo c’era, era reale, e quindi ha concesso il risarcimento. Erano un centinaio di famiglie, e ricevettero ognuna un bel compenso. Anche se i danni a lungo termine di questa esposizione probabilmente ci saranno.

Ha dedicato gran parte della sua vita a studiare delle sostanze invisibili. Quando ha capito che l’acqua sarebbe diventata uno dei grandi temi della salute pubblica del nostro secolo?

Come Istituto Ramazzini siamo stati quelli che negli anni 70 hanno scoperto la cancerogenicità del cloruro di vinile monomero, che è il mattoncino con il quale si fa il polivinil cloruro, cioè il PVC. Quindi già nel secolo scorso eravamo molto dentro questo tema, e verso la fine degli anni 80 realizzammo uno studio pionieristico sul pericolo del PVC correlato all’acqua nelle bottiglie di plastica. Per fortuna non trovammo differenze nell’incidenza dei diversi tipi di tumore, sia che l’acqua fosse liscia o gassata, che fosse in bottiglie di PVC o di vetro. Eravamo felici.

Poi però le multinazionali sostituirono il PVC con il PET che è il materiale con il quale oggi sono prodotte tutte le bottiglie di plastica e i contenitori, senza rendersi conto che il PET - il polietilene terftalato - come polimero non era mai stato studiato nei suoi singoli componenti . E oggi sappiamo che il PET è il materiale che contiene ftalati che vengono rilasciati nell’acqua da bere e che sono potenti interferenti endocrini.

Cosa vuol dire interferenti endocrini?

Vuol dire che sostituiscono, cioè mimano i nostri ormoni, e possono indurre delle patologie molto severe soprattutto a carico degli ormoni sessuali perché hanno un’attività estrogenica. Lei avrà probabilmente notato come nelle donne che l’endometriosi, i problemi di amenorrea, cioè mancanza di mestruazioni, o altri tipi di di patologie correlate alla sfera sessuale siano aumentate.

E la presenza di sostanze che simulano l’estrogeno negli uomini attenuano l’attività del testosterone: significa, dal punto di vista dell’aspetto della persona, sopravviene un fenotipo più simile a quello femminile: scarsa presenza di peluria o barba, oppure una presenza di una capigliatura folta anche là dove c’è invece la presenza di testosterone che può influire sulla calvizie, insomma disturbi correlati all’aspetto fisico.

Per questo pensare a un’acqua potabile, sana, sicura è una priorità del pianeta.

Ci spiega meglio cosa c’entra la plastica delle bottiglie con l’endometriosi?

L’endometriosi è un’esagerata produzione di endometrio (la mucosa che riveste internamente l'utero, ndr). Quando c’è un eccesso di estrogeno la quantità di endometrio diventa superiore alla capacità dell’utero stesso e fuoriesce. Uscendo, queste cellule endometriali si attaccano ai tessuti vivi che sono negli organi intorno, come l’intestino, ma anche tutta la parte mesoteliale che è attorno alle ovaie. E queste cellule cominciano a proliferare. Sono benigne, non sono cellule di un tumore, ma devono essere estirpate come un tumore perché rischiano di bloccare le funzioni degli organi vicini. Quindi è una patologia molto seria, grave.

Vivendo nell’era della plastica, queste plastiche che hanno questa capacità di interferire con gli ormoni stanno alterando il nostro metabolismo in modo importante.

Per esempio, notiamo sempre più mestruazioni precoci intorno ai 9 o 10 anni, si possono avere altrettanti disturbi durante il periodo fertile. Sempre correlati ad alterazioni della fertilità: noi li chiamiamo interferenti endocrini, sono interferenze a tutti gli effetti che cambiano la vita delle persone.

Quando si sono sviluppate le patologie legate alle plastiche?

Con l’introduzione del PET negli anni Settanta. Certo, i disturbi venivano curati con terapie ormonali e non si è mai andato a fondo per comprenderne i motivi. Si è iniziato a studiare ciò che accadeva alle persone - e a pensare alla salvaguardia della salute - solo per creare nuovi farmaci: la maggior parte della ricerca scientifica è finanziata dalle industrie farmaceutiche. Solo da due o tre decenni l’industria ha l’obbligo di compiere studi sui composti prima di metterli sul mercato.

L’EPA - l’Environmental Protection Agency americana - ha registrato negli ultimi 60 anni più di 300mila nuovi composti di sintesi: quando si è iniziato ad obbligare lo studio delle conseguenze sull’uomo prima di mettere dei composti in commercio (indicativamente all’inizio del 2000, ndr) ce n’erano già delle centinaia di migliaia in circolazione. Oggi è praticamente impossibile pensare di riprenderli tutti in mano, quindi lo si fa con quelli più diffusi.

Le linee guida per gli studi su composti chimici prodotti dalle Agenzie Regolatorie sono state stipulate solo negli anni Ottant,a in seguito a un compromesso fra le loro stesse - che rappresentano la società civile - e l’industria. Si studiavano le sostanze pericolose nei luoghi di lavoro per proteggere i soli dipendenti, e tutti i composti erano studiati con la sola finalità di bonificare gli ambienti di lavoro. Quindi gli studi prevedevano altissime dosi assunte nel periodo dall’età adulta fino alla pensione - parlo di test sui ratti, periodo che coincide con 10 settimane di vita fino 104 settimane, cioè 2 anni di vita di un ratto.

Quindi tutti i test riguardavano l’età adulta dei soggetti esposti a sostanze chimiche?

Ancora oggi è così. Ma questo modello di studi basato sulla sola età adulta - l’età lavorativa - non funziona più. E’ necessario innanzitutto capire cosa accade quando una madre in gravidanza viene esposta ad una sostanza, quando l’embrione viene esposto per tutto il periodo dello sviluppo e poi studiare gli stessi neonati fino all’età dello sviluppo. Cosa che invece non è ancora entrata nella mentalità delle agenzie regolatorie: ancora oggi le linee guida per la cancerogenesi realizzano test sull’età di topo che va dalle 6-10 settimane fino alle 104 settimane di vita: ripeto, corrisponde ai 18-20 anni nell’uomo fino ai 55-60 anni.

E dico questo perché noi li vediamo i bambini malati. Ovviamente, dai luoghi di lavoro le sostanze chimiche hanno permeato tutto ciò che ci circonda, l’intera società civile. E i nostri bambini hanno l’asma anche a pochi mesi, contraggono allergie importanti e soffrono molte interferenze endocrine.

Per questo ha abbracciato anche l’età embrionale nei suoi studi ?

Durante i nostri lavori sui glifosati (due sono importantissimi, ndr) abbiamo iniziato l’esposizione degli animali già in età embrionale: abbiamo somministrato acqua contaminata alle madri (ratti) con quegli 0.5 milligrammi per Kilo corporeo al giorno (cioè la dose giornaliera accettabile europea, non 0,5 mg/L nell’acqua, ndr) quantità giornaliera accettabile per cittadini europei. Ma siamo stati gli unici perché allargare lo spettro di età e il numero degli animali da studiare vuol dire spendere di più, e l’industria si batte per non farlo, perché costerebbe di più mettere sul mercato un composto, fatto che il modello sperimentale sarebbe più sensibile e molte sostanze non passerebbero il test.

Però poi il più grosso istituto di ricerca ambientale americano - che è anche il più importante al mondo - ha adottato il nostro modello. Per questo siamo soddisfatti.

Se capisco bene, siamo stati tutti “tester” di prodotti chimici nell’acqua fino a poco fa? Solo il 12 giugno scorso sono entrati in vigore nuovi parametri sulla presenza massima dei PFAS nell’acqua, altro grande veleno…

Il progresso è stato inteso solo come progresso economico. E noi, i consumatori, abbiamo scambiato comfort - perché è vero che noi viviamo una vita più confortevole dei nostri nonni o bisnonni - per salute. Perché è vero che la nostra aspettativa di vita secondo Istat, in Italia, è di 83.4 anni, ma se andiamo a vedere l’età in buona salute è di circa 60 anni. Sessanta negli uomini e cinque in meno per le donne. Ma campare fino a 83 anni, di cui gli ultimi 20-30 anni sono da malato, non so. E di questo nessuno parla, perché è vero che ci importa di dare giorni alla vita ma è molto importante anche dare vita ai nostri giorni.

Cosa ci importa di vivere a lungo, inchiodati in un letto d’ospedale?

Nell’era della chimica è cambiato il nostro DNA, siamo esseri umani “modificati” dalla plastica?

Gli spermatozoi dei ragazzi oggi hanno una potenzialità inferiore del 50% rispetto a quella dei giovani negli anni Settanta. Gli spermatozoi sono minori in numero e anche meno efficienti in motilità: fanno fatica a raggiungere l’ovulo e muoiono prima. Sono la plastica e altri composti di sintesi classificati come interferenti endocrini. La qualità dell'acqua potabile. Che per i bambini è centrale: il 70% del loro corpo è fatto di acqua. I piccoli bevono fino a 10 volte di più di noi perché ne hanno bisogno: corrono, si muovono, consumano e quindi per loro una buona acqua è molto più importante di quanto non non lo sia per un adulto. Se tutti però beviamo acqua dalle bottiglie di plastica non è il massimo (vedi newsletter True Blue sulle acque in bottiglia, ndr).

Se noi troviamo delle molecole come quella del glifosato anche al Polo Nord, se lo troviamo nell’acqua di montagna, di sorgente, immagini l’acqua che arriva da un contenitore. Un contenutore che ha viaggiato, che è stato tanto tempo in magazzino, magari al caldo. In questo caso il rilascio di microplastiche è maggiore. Io dico: sindaci impegnatevi a fornire acqua del rubinetto buona ai vostri ai vostri cittadini.

È un impegno che si devono prendere come priorità questa. E invece così non è. Certo dipende dalle zone d’Italia, ma in linea di massima l’acqua del rubinetto in un termos è molto meglio dell’acqua di una bottiglia di plastica. Anche se l’acqua è calcarea, a noi donne fa bene per le ossa, per esempio. Non siamo mica una lavatrice!

Guardando i loro social media, a me sembra che i sindaci delle aree in cui l’acqua non è ancora potabile siano più interessati alla promozione di feste e concerti…

Tutto dipende anche dalla pressione che i cittadini riescono a fare. Qui a Bologna siamo molto reattivi sui temi di salute pubblica, quindi i politici sono attenti anche ad interventi che abbiano una lunga gittata. Di solito le amministrazioni dei piccoli comuni aggiustano le buche nelle strade, fanno la fiera del paese, cose che diano subito consenso nel breve, un segno di quanto vogliono bene ai cittadini.

Panem et circenses. L’acqua, ancora, non è inclusa nel pacchetto?

PS. Nell’intervista video che trovate allegata ci siamo dette anche tante altre cose con la prof. Belpoggi. Nella stesura del pezzo ho spostato alcune risposte per dare aria alla scrittura, e tagliato parecchio. Ho anche cercato di semplificare alcuni concetti non sempre semplici. Credo che sarà poi necessaria un’altra bella chiacchierata dedicata ai soli glifosati, che non abbiamo fatto in tempo ad approfondire per bene.
PPS: certe volte invece che scrivere ratti, ho scritto topolini.

(MTBE) - a gasoline additive
Lo Studio Completo
2019 - Studio sui Glifosati
2023 - Studio sui Glifosati
2009 - Harvard - Endocrine disruptors in bottled mineral water
2010 - Polyethylene Terephthalate May Yield Endocrine Disruptors
2012 - La migrazione chimica delle bottiglie PET
2021 - Bottiglie di plastica e alte temperature
12 giugno 2026 - entrata in vigore Normativa PFAS Italia

Read the original on cristinast.substack.com

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