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cortomiraggi · Aug 4, 2026

Una pelle molto sottile

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Elisa Pellegrino · cortomiraggi

Una pelle molto sottile
sempre assaliti dai pensieri
su questo pianeta chiamato Terra
anche se come noi è quasi soltanto acqua

(Le Luci Della Centrale Elettrica, Coprifuoco)

Lidia si tuffa in piscina tagliando l’acqua di netto. Non esita, non testa il trampolino, la cuffia, gli occhialini. Entra. La sua pelle si trasforma in membrana porosa accolta dal liquido, in cui il peso del corpo, della memoria, può diluirsi. Sembra rifugio, invece è l’opposto, è il reagente che le permette di stare vicino a se stessa. Il racconto della sua storia seguirà, infatti, La cronologia dell’acqua.

L’andamento scelto dalla regista Kristen Stewart è propulsivo, senza pause, un flusso continuo di oggetti ripetuti e figure mosse, improvvisamente nitide, di nuovo mosse. Per Lidia, l’acqua è il primo elemento in grado di accogliere il dolore impronunciabile, la confusione e la colpa, l’amore che non sa dove stare. Solo dopo subentra la scrittura, che intercetta i residui dell’immersione, li ordina, e rinnova la dispersione in riappropriazione. L’acqua spinge, la scrittura trattiene.

Attraverso questo doppio passaggio Lidia tenta di pacificarsi (un attimo, per sempre, quanto basta) con la propria materia, aprendosi all’esperienza, muovendosi dall’interno verso l’esterno. Ma cosa accade se si immagina il percorso inverso? In Povere Creature!, Yorgos Lanthimos azzera la presenza di un passato ed espone un fisico incontaminato, curioso, al di fuori. A differenza di Lidia, Bella non ricorda niente e non ha nulla da metabolizzare, deve soltanto percepire lo stimolo esterno e misurare l’effetto che fa all’interno.

Soprattutto all’inizio, Bella usa se stessa per sentirsi e sentire. Scopre il dolore fisico attraverso uno schiaffo autoinflitto, la sua mano colpisce la guancia e lei registra un dato, esplora il rumore delle parole, il sapore dei pastéis de nata. L’urto col mondo, la scelta di urtarlo, viene assimilato per fondare un’autonoma consapevolezza di sé.

[Spoiler alert su Under the Skin]

Il meccanismo, però, si incrina se il corpo è solo maschera. In Under the Skin di Jonathan Glazer, la traiettoria dell’aliena Laura con sembianze umane segue lo stesso percorso di Bella da esterno a interno. A causa di un’inaspettata empatia, Laura prova a imitare gli altri, replica i loro gesti, decide di portarsi alla bocca un pezzo di torta, di masticarlo. La sua natura, però, è incompatibile con l’umanità e anche il suo linguaggio emotivo non evolve. La superficie è impermeabile e rigetta tutto.

Quando si squarcia, la pelle di Laura rivela una sostanza nera e informe, nessuna memoria da svuotare (Lidia) o coscienza da costruire (Bella). Così l’involucro, incapace di mediare tra il dentro e il fuori, di farsi membrana, non può fare altro che bruciare.

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« Timorosa perché spesso le persone si offendono per come dico determinate cose, anche se io non le dico mai con malizia. Le dico in un modo e sbaglio, cerco di starci attenta e sbaglio comunque. Allora ditemi voi cosa devo dire? Mi rendo conto che sia un’esperienza molto specifica, ha anche a che fare col mio funzionamento autistico »

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Grazie per essere qui e a prestissimo :)

Elisa

P.S. Quest’estate di serie belle ho visto DTF St. Louis (interpretazioni top, scrittura circolare devastante, serie dell’anno insieme a Widow’s Bay), Proud (cruda, tenera) e sto recuperando Interview with the Vampire (bel ritmo, storia nota, si prende bene i suoi tempi).

Read the original on cortomiraggi.substack.com

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