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Coondivido · Aug 20, 2026

OSINT & AI per tutti - Giovedì 20 agosto

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Coondivido · Coondivido

Questa settimana: un tool concreto, notizie chiave e due approfondimenti utili.

Meteodroni, IA e cloud seeding sono reali. Il resto va verificato.

Ad aprile 2026 un post dell’ambasciata iraniana, poi cancellato, ha collegato il ritorno delle piogge dopo anni di siccità alla distruzione di un presunto “centro segreto per il clima” negli Emirati. Il claim è girato per settimane, con milioni di visualizzazioni.

Le piogge erano vere. Il nesso causale no: la meteorologia iraniana stessa lo ha smentito pochi giorni dopo, e i fisici dell’atmosfera interpellati dai fact-checker hanno spiegato perché nessuna tecnologia nota può far cessare una siccità pluriennale colpendo un impianto a centinaia di chilometri di distanza.

Nel frattempo, la parte reale della storia meritava più spazio. I meteodroni sviluppati dall’azienda svizzera Meteomatics — esacotteri che volano fino a -45°C per raccogliere dati che satelliti e radar non vedono — sono oggi al centro del Progetto Gondul, condotto in Norvegia dalla Scuola di Intelligence e Guerra Elettronica dell’Esercito, per migliorare le previsioni meteo nelle operazioni artiche della NATO. Un secondo filone, quello della modifica attiva del meteo, è rappresentato da Rainmaker, startup statunitense di cloud seeding finita al centro di polemiche dopo le alluvioni in Texas del 2025 — con limiti fisici precisi che raramente vengono citati insieme alle notizie più sensazionali.

Nell’articolo completo, il metodo in cinque passaggi che uso per separare la tecnologia documentata dalla narrazione che le viene costruita intorno.

Perché conta: ogni volta che un progetto militare o industriale reale diventa lo sfondo credibile di un claim virale, la difficoltà non è riconoscere la tecnologia — è resistere alla tentazione di saltare dal “esiste” al “ha causato questo evento specifico”. È un errore che riguarda chi legge le notizie tanto quanto chi le scrive, ed è per questo che distinguere le due verifiche, con fonti diverse, è un esercizio utile oltre il singolo caso.

https://coondivido.it/meteodroni-ia-verifica-armi-meteorologiche/

Si chiama Osiris ed è una piattaforma open source di intelligence in tempo reale. Si apre dal browser, senza installare niente, ed è gratis.

Su un globo 3D mostra:

▸ aerei in volo (commerciali, privati, jet privati, militari)

▸ satelliti in orbita, inclusa la Stazione Spaziale

▸ telecamere CCTV pubbliche nel mondo

▸ terremoti, incendi attivi, tempeste, impianti nucleari

▸ eventi di conflitto in tempo reale, frontline ucraina, rilevamento di GPS jamming

▸ news live da 23 canali internazionali

▸ ticker dei mercati della difesa, energia, commodities, crypto

Include anche 11 strumenti di analisi (port scan, lookup DNS, WHOIS, certificati SSL, threat intelligence) che girano direttamente nel browser. Servono per investigare siti, mappare infrastrutture digitali, verificare indirizzi IP sospetti.

Tutti i dati vengono da fonti pubbliche aperte (OSINT). Niente API keys, niente database, niente backend complesso. Costruito con Next.js e Vercel da un singolo developer.

Durante un webinar dedicato alle tecniche di investigazione OSINT, Mark Bentley — quasi quarant’anni come detective tra National Crime Agency, Metropolitan Police e Child Exploitation and Online Protection Command — ha caricato su Google Lens una propria foto scattata davanti a un’ambasciata. Il sistema ha restituito una corrispondenza: il suo volto associato al profilo di una persona ricercata. Non era lui. Era un errore del riconoscimento facciale, quella che in gergo si chiama allucinazione algoritmica: il sistema non ammette di non sapere, produce comunque una risposta plausibile.

Se capita a un professionista che sta dimostrando apposta i limiti dello strumento, immagina cosa può succedere a chi usa lo stesso strumento per farsi un’idea su uno sconosciuto — un venditore online, un profilo che chiede l’amicizia, un candidato al colloquio, un contatto di lavoro mai incontrato di persona. Un singolo risultato di ricerca per immagini, preso per buono, può trasformare un’identità sbagliata in un sospetto reale nella tua testa. Ed è esattamente il problema che la metodologia OSINT prova a risolvere: non trovare informazioni, ma non fidarsi di una sola fonte prima di trovarle davvero.

Leggi l’approfondimento https://coondivido.it/verificare-identita-online-metodo-osint/

L’errore OSINT di questa settimana non riguarda un video di guerra falso o un’immagine riciclata. È qualcosa di più sottile: interpretare l’engagement prodotto da profili artificiali come se rappresentasse una reale opinione pubblica.

Il 14 agosto 2026, SOVA ha riportato che l’organizzazione georgiana di fact-checking Myth Detector aveva identificato 230 account Facebook falsi apparentemente impegnati a sostenere narrazioni vicine al partito di governo georgiano Georgian Dream. Secondo il report, gli account usavano immagini profilo generate con AI e mostravano segnali di comportamento coordinato non autentico. La loro attività si concentrava su messaggi pro-governativi, tra cui narrazioni su “russofobia”, “Deep State”, “Global War Party” e presunti tentativi di aprire un “secondo fronte”.

L’errore OSINT è chiaro:

confondere engagement sintetico con consenso organico.

Per analisti, giornalisti e ricercatori, questo è un rischio professionale concreto. Un post con molti like, reazioni o commenti favorevoli può creare l’illusione che un messaggio politico abbia un ampio sostegno dal basso. Ma l’engagement non è una prova di autenticità. Prima di usare le interazioni social come indicatore, bisogna verificare se gli account che le generano siano reali, indipendenti e credibili dal punto di vista comportamentale.

Secondo la sintesi di SOVA sulle evidenze raccolte da Myth Detector, gli account sospetti condividevano diversi segnali d’allarme: avatar generati con AI, immagini profilo simili o duplicate, pattern ricorrenti nei nomi, tratti comportamentali identici e attività concentrata sugli stessi messaggi politici. Hive Moderation avrebbe valutato tutti i 230 avatar come generati da AI con probabilità superiore al 90%, con alcuni casi arrivati al 100%.

Un altro elemento rilevante riguarda la coerenza comportamentale. Molte pagine indicavano trasferimenti verso città georgiane nello stesso intervallo ristretto, tra il 20 e il 24 luglio 2026, mentre altre usavano nomi di luoghi di lavoro e università reali per apparire più credibili. È una tattica classica di costruzione della fiducia: un profilo falso non ha bisogno solo di una faccia plausibile, ma anche di una biografia plausibile. (sovanews.tv)

Il workflow OSINT corretto non dovrebbe partire dalla domanda: “Quante persone sostengono questo post?”

Dovrebbe partire da una domanda diversa:

chi sono gli account che stanno creando l’apparenza del sostegno?

Una verifica professionale dovrebbe controllare la provenienza degli avatar, fare reverse image search sulle immagini profilo, cercare artefatti tipici di immagini GAN o AI, confrontare nomi e strutture dei profili, analizzare pattern di creazione e modifica degli account, mappare i tempi di engagement e verificare se gli stessi profili amplificano ripetutamente gli stessi media, politici o frame narrativi.

La lezione è che le operazioni di influenza coordinate non hanno più bisogno di bot evidenti, profili vuoti o immagini rubate. Possono usare volti generati con AI, dettagli biografici costruiti e interazioni realistiche per simulare un clima d’opinione.

Valutazione: l’attività Facebook segnalata non dovrebbe essere trattata come prova affidabile di reale consenso pubblico senza una verifica a livello di account.

Lezione della settimana:
nell’OSINT, le reazioni sono dati, non prove. L’engagement va autenticato prima di essere interpretato.

Regola da ricordare:
i profili sintetici possono produrre consenso sintetico.

  • Claude mette il watermark nei testi: cambia la verifica dei contenuti AI

Il 14 agosto 2026 Anthropic ha annunciato che i futuri modelli Claude incorporeranno nei testi un watermark invisibile, adottando una versione di SynthID-Text sviluppato da Google DeepMind. Non vengono aggiunti caratteri invisibili, metadati personali o informazioni capaci di ricondurre il testo a uno specifico utente: la firma viene prodotta modificando statisticamente la scelta dei token durante la generazione.

Anthropic collega esplicitamente la decisione agli obblighi dell’AI Act europeo. La Commissione richiede infatti ai provider interessati dall’articolo 50 di adottare soluzioni machine-readable per rendere rilevabili determinati contenuti generati o manipolati dall’AI.

La tecnologia di base non è sperimentale nel senso stretto del termine: SynthID-Text è stata descritta in Nature nel 2024 ed è stata testata su quasi 20 milioni di risposte Gemini senza che Google DeepMind rilevasse un peggioramento significativo della qualità percepita.

Ma c’è un limite fondamentale: watermark non significa prova universale dell’origine AI. La rilevazione funziona meglio sui testi lunghi; traduzioni e riscritture profonde possono ridurne molto l’efficacia.

  • GPT-5.6-Cyber e Daybreak: nasce l’accesso differenziato alle capacità cyber dell’AI

Il 10 agosto OpenAI ha annunciato GPT-5.6-Cyber, modello specializzato per attività avanzate di cybersecurity, insieme all’espansione del programma Daybreak. Il sistema è progettato per vulnerability research, exploit development in ambienti controllati e altri workflow avanzati.

OpenAI distingue tra Daybreak Blue, orientato a un accesso più ampio con salvaguardie, e Daybreak Red, destinato a ricercatori e organizzazioni verificati ai quali possono essere concesse capacità normalmente limitate. Nei test interni pubblicati dall’azienda, GPT-5.6-Cyber con accesso Red completa il 95% delle richieste incluse in una valutazione di scenari cyber avanzati, contro percentuali molto basse nelle configurazioni con safeguard ordinari.

I benchmark e i risultati sulle vulnerabilità sono però valutazioni pubblicate dal produttore, non una misura indipendente universale delle capacità operative del sistema.

  • Gunra: il ransomware continua a industrializzarsi mentre tutti guardano all’AI

Il 10 agosto CISA, FBI e partner internazionali hanno pubblicato un advisory congiunto su Gunra ransomware, rivolto in particolare alle organizzazioni delle infrastrutture critiche.

L’advisory #StopRansomware raccoglie tattiche, tecniche, indicatori di compromissione e misure di mitigazione ricavate dalle indagini sulle attività del gruppo. CISA lo classifica come una minaccia rilevante per più settori di infrastrutture critiche.

  • La regolamentazione dell’AI sta diventando infrastruttura tecnica

L’AI Act non sta producendo soltanto disclaimer: sta modificando come vengono costruiti i modelli. Dal 2 agosto 2026 sono applicabili nell’UE gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 e sono operativi nuovi poteri di enforcement dell’AI Office e delle autorità nazionali.

La Commissione richiede, tra le altre cose, che determinati sistemi permettano di identificare in formato machine-readable contenuti generati o manipolati artificialmente. Le disposizioni riguardano inoltre l’informazione degli utenti che interagiscono direttamente con alcuni sistemi AI e la disclosure di deepfake e di alcune pubblicazioni generate dall’AI.

L’annuncio Anthropic del 14 agosto mostra un primo effetto concreto di questo processo: la conformità normativa viene implementata direttamente nel meccanismo di generazione del testo.

  • Sky News ha rilevato che oltre 1.300 utenti Strava hanno condiviso dati di allenamento da basi militari statunitensi in tutto il Medio Oriente

La condivisione ha rivelato percorsi, routine, movimenti di truppe e persino attività in basi non indicate sulle mappe pubbliche. Molti utenti hanno postato con i loro veri nomi, rendendo potenzialmente identificabili i singoli membri del personale. Gli esperti di sicurezza affermano che l’Iran potrebbe aver utilizzato queste informazioni insieme ad altre notizie di intelligence per monitorare le forze USA e identificare obiettivi. Sky News ha messo in evidenza casi in Bahrein e Giordania in cui cambiamenti nell’attività su Strava sembravano rivelare dove il personale si era trasferito prima che i luoghi venissero successivamente attaccati dall’Iran.

Agisci come un esperto di privacy digitale, OSINT e GDPR.

Il mio nome è: (INSERISCI IL TUO NOME)

Vivo a: (INSERISCI DOVE VIVI)

Analizza il web utilizzando tutte le fonti disponibili e svolgi queste attività:

1. Cerca tutte le pagine web che contengono il mio nome, cognome, indirizzi email, numeri di telefono o altre informazioni personali riconducibili a me.

2. Identifica tutti i siti di ricerca persone (People Search), data broker, elenchi pubblici, archivi, directory, database e siti che mostrano miei dati personali.

3. Per ogni risultato crea una tabella con:

* Nome del sito

* Link esatto della pagina dove compaio

* Quali dati personali sono visibili

* Livello di rischio (Basso, Medio, Alto)

* È indicizzato su Google? (Sì/No)

4. Per ogni sito individua il metodo corretto per richiedere la cancellazione dei miei dati e indicami:

* Link diretto alla pagina di rimozione

* Modulo online (se disponibile)

* Indirizzo email per la richiesta

* Eventuali documenti richiesti

5. Se il sito permette la cancellazione tramite email, scrivi già il testo completo della richiesta facendo riferimento al diritto alla cancellazione previsto dal GDPR (art. 17), pronto per essere inviato.

6. Se il sito richiede un modulo, spiegami passo dopo passo come compilarlo.

7. Alla fine crea una checklist con tutte le richieste da inviare, ordinandole dalla più urgente alla meno urgente.

8. Se trovi informazioni particolarmente sensibili, evidenziale separatamente spiegandomi perché sarebbe opportuno richiederne la rimozione.

Presenta tutto in modo ordinato, con tabelle e istruzioni semplici da seguire.

Durante un’analisi OSINT trovi questa stringa in una pagina aziendale archiviata:

backup-vpn-443

Nello stesso dominio compaiono anche riferimenti a:

remote-access
ssl-login
admin-gateway

Domanda: cosa può suggerire il numero 443?

A. Un numero casuale usato nel nome del server
B. Un possibile riferimento a HTTPS/SSL e quindi a un servizio web sicuro o accesso remoto
C. L’anno di creazione del dominio
D. Il numero di dipendenti dell’azienda

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