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Maledetti Fumetti · Aug 19, 2026

Quello che manca

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Claudio Calia · Maledetti Fumetti

La prima cosa che colpisce nei lavori di Jordan Bolton è che sembrano arrivare da qualche parte prima ancora di capire esattamente da dove. Ci sono stanze, automobili, strade, tavoli, finestre, persone viste da lontano o di spalle. Ci sono poche parole, spesso poche vignette, e una quantità di informazioni che rimane fuori dall’immagine. È come se avessimo aperto una porta su una storia cominciata da tempo e fossimo arrivati soltanto per qualche minuto.

Bolton è un artista e graphic designer di Manchester e il fumetto non è stato il punto di partenza della sua attività. Ha lavorato con i poster, la fotografia e la grafica, occupandosi di musica, cinema, libri e comunicazione visiva. Nel 2014, quando aveva ventun anni, aveva già esposto a Manchester una serie di poster dedicati alla storia musicale della città, con immagini ispirate tra gli altri a The Smiths, The Stone Roses, The Fall e John Cooper Clarke. In quelle prime esperienze dichiarava influenze cinematografiche come Stanley Kubrick, Federico Fellini e Roy Andersson, soprattutto per il modo in cui costruiscono gli spazi, usano il colore e trasformano la scenografia in una componente narrativa.

Il suo progetto Objects rende molto evidente questa provenienza. Prende alcuni film e prova a ricostruirli senza utilizzare i loro protagonisti, guarda le pellicole ripetutamente, fino a fermarsi sui dettagli, e raccoglie gli oggetti che compaiono nelle scene: quelli importanti per la trama, ma anche quelli che normalmente attraversiamo con lo sguardo senza registrarli. Li ricostruisce fisicamente e li fotografa dall’alto, componendo immagini che possono ricordare una tavola di design o un inventario.

Una serie come Twin Peaks, un film come Pulp Fiction, vengono così trasformati in una collezione di oggetti, i personaggi scompaiono ma la loro presenza rimane nelle cose che hanno toccato, usato o lasciato dietro di sé.

È un modo particolare di ragionare sul racconto, perché Bolton non sta semplicemente facendo dei poster ispirati ai film, sta cercando di capire quanto di una storia possa sopravvivere quando si eliminano i suoi elementi più evidenti. Lo raccontava lui stesso parlando di Objects: era interessato alla possibilità di vedere un film senza personaggi e senza trama, attraverso i dettagli.

Qualche anno dopo, questa ricerca prende una direzione diversa.

Nel 2021 Bolton comincia a pubblicare su Instagram Scenes from Imagined Films. L’idea nasce anche da una sceneggiatura cinematografica che aveva scritto senza avere i mezzi per trasformarla in un film. Invece di abbandonare il progetto, decide di fare una cosa più semplice e, alla fine, più interessante: disegnare alcune delle scene che aveva immaginato.

Non prova però a costruire un fumetto che sostituisca il film, gli interessa la singola scena, il momento isolato: una situazione può essere già iniziata quando arriviamo e può terminare senza che ci venga spiegato che cosa accadrà dopo. Non abbiamo necessariamente tutti i dati per capire chi siano quelle persone, quale sia il loro rapporto o che cosa sia successo prima, abbiamo solo una situazione e alcuni indizi.

È un procedimento molto vicino a quello che aveva usato con Objects, anche se il punto di partenza è opposto: prima prendeva storie già esistenti e le riduceva ai loro dettagli, adesso parte da storie che non esistono e ne mostra soltanto un frammento.

Questa continuità è una delle cose che rendono interessante il percorso di Bolton, il suo fumetto non sembra nascere dal desiderio di applicare al disegno una tecnica imparata nella grafica, ma da una domanda che attraversa tutto il suo lavoro: quanto possiamo togliere a un’immagine senza impedirle di raccontare qualcosa?

Nei suoi fumetti, infatti, i personaggi sono spesso difficili da identificare, non perché siano disegnati male o perché Bolton sia interessato a deformarli, ma perché il volto non è sempre necessario. Una persona vista di spalle, seduta su un treno o dentro un’automobile, può essere sufficiente, il suo corpo diventa una parte dell’ambiente e sono gli elementi che gli stanno intorno a fornire le informazioni che normalmente cercheremmo nell’espressione del viso.

Il risultato è curioso: graficamente il lavoro può sembrare molto controllato, freddo, quasi geometrico, mentre i testi raccontano situazioni estremamente intime: una relazione, una separazione, un ricordo, la difficoltà di parlare con qualcuno, il modo in cui una persona cerca di nascondere qualcosa alla propria famiglia. Bolton tende a prendere situazioni che potrebbero sembrare troppo piccole per diventare una storia e a trattarle con la stessa attenzione che un regista potrebbe riservare a una scena decisiva.

È qui che entrano in gioco anche le sue influenze: Bolton ha indicato Chris Ware come uno degli autori che gli hanno fatto capire quanto potesse essere ampio il campo del fumetto. Prima di incontrare il suo lavoro pensava ai comics soprattutto attraverso i generi più convenzionali; Ware gli ha mostrato la possibilità di usare la pagina per costruire tempo, spazio, memoria e stati d’animo.

Per il cinema, invece, Bolton ha parlato di Chantal Akerman e Jonas Mekas, in particolare ha citato News from Home di Akerman, film costruito attraverso immagini di New York accompagnate dalle lettere che la madre della regista le inviava dal Belgio. È un riferimento utile per capire il suo lavoro perché anche lì immagini e parole non spiegano necessariamente la stessa cosa, le immagini mostrano un luogo, le parole appartengono a un’esperienza personale, e il significato nasce dalla distanza tra le due.

Qualcosa di simile succede nelle sue pagine. Una persona può stare seduta in macchina mentre il testo racconta qualcosa che non vediamo, una stanza può essere vuota mentre le parole ci fanno capire chi ci è appena stato, un’immagine apparentemente insignificante può acquistare un peso diverso quando viene affiancata a una frase.

Nel 2024 questa produzione è confluita nel suo primo libro, Blue Sky Through the Window of a Moving Car: Comics for Beautiful, Awful and Ordinary Days, pubblicato da Ebury Press nel Regno Unito e successivamente da Andrews McMeel negli Stati Uniti. Il titolo contiene già una buona definizione del territorio nel quale si muove Bolton: giornate belle, giornate terribili e, soprattutto, giornate ordinarie.

Il volume è diviso in tre sezioni, In Public, In Transit e At Home. Non sono tanto tre generi quanto tre situazioni nelle quali osservare le persone: in pubblico, durante uno spostamento, dentro uno spazio domestico. Sono luoghi nei quali normalmente vediamo soltanto una piccola parte della vita degli altri e dai quali Bolton ricava possibilità narrative.

In Range Life, per esempio, una relazione viene raccontata attraverso gesti domestici e apparentemente secondari; in Furniture Shopping una coppia discute durante un acquisto, ma la conversazione lascia intravedere qualcosa che va oltre il motivo immediato del litigio; in Peppermint una ragazza mastica una gomma per cercare di nascondere ai genitori l’odore dell’alcol. Sono situazioni che non hanno bisogno di un colpo di scena perché il loro interesse sta nel riconoscimento: sappiamo che quel tipo di momento potrebbe appartenere alla vita di qualcuno che conosciamo, o alla nostra.

Il suo interesse per la quotidianità impedisce anche di ridurre questi lavori alla categoria dei “fumetti malinconici da social network”. Ci sono tristezza, solitudine e nostalgia, ma ci sono anche ironia, imbarazzo, affetto e normalità, il punto non è rendere poetica ogni situazione, quanto prestare attenzione a quelle situazioni che normalmente non consideriamo abbastanza importanti per essere raccontate.

Anche Instagram, in questo senso, ha avuto un ruolo meno occasionale di quanto potrebbe sembrare. Bolton aveva cominciato a usarlo già nel 2015 come spazio per mostrare il proprio lavoro, ma Scenes from Imagined Films trova nel formato del social una condizione particolarmente adatta: Il singolo post può funzionare come una scena e il carosello permette di costruire una sequenza attraverso lo scorrimento. Soprattutto, il lettore arriva senza necessariamente avere il contesto e deve decidere autonomamente che cosa sta succedendo.

Non è soltanto un autore di fumetti che pubblica su Instagram, ma un autore che ha trovato nel funzionamento stesso del social una forma vicina al proprio modo di raccontare.

Ed è forse questo che rende interessante anche il ritorno alla carta: i suoi lavori sono nati e hanno trovato un pubblico online, ma sono diventati anche libri e piccole pubblicazioni indipendenti. Scenes from Imagined Films è stato raccolto in più numeri, mentre Blue Sky Through the Window of a Moving Car permette di vedere quella produzione in una sequenza diversa da quella del feed.

La carta cambia inevitabilmente il rapporto con questi lavori, che sullo schermo arrivano come frammenti isolati, nel flusso di altre immagini. In un libro cominciano invece a stare uno accanto all’altro e diventa più facile riconoscere quanto siano coerenti tra loro: gli spazi, le inquadrature, il modo di usare il testo, l’attenzione per gli oggetti e soprattutto la scelta di non dire tutto.

È anche per questo che, arrivando ai suoi lavori attraverso Instagram, vale la pena fare un passo indietro e guardare ciò che Bolton faceva prima, dato che il suo modo di affrontare il fumetto non nasce dal nulla e non è semplicemente una bella idea diventata virale. Arriva dopo anni passati a costruire immagini per raccontare musica e cinema, a osservare gli oggetti dentro le inquadrature, a lavorare sulla composizione e sulla fotografia.

Forse la cosa più interessante del suo percorso è proprio il modo in cui tutte queste esperienze continuano a essere presenti nei suoi fumetti: il designer costruisce la pagina, il fotografo guarda la scena, il cinefilo pensa all’inquadratura, il fumettista decide quanto tempo lasciare tra un’immagine e l’altra.

E il lettore, alla fine, deve fare il lavoro che Bolton gli ha lasciato.

Guardare quello che c’è, e immaginare tutto quello che manca.

Se vuoi vedere altro di Jordan Bolton, il posto più ricco è il suo Instagram, dove trovi Scenes from Imagined Films e molti degli altri lavori che abbiamo visto qui. Il suo primo libro, Blue Sky Through the Window of a Moving Car: Comics for Beautiful, Awful and Ordinary Days, è uscito nel 2024 per Ebury Press nel Regno Unito e Andrews McMeel negli Stati Uniti; sul suo shop Etsy si trovano invece stampe, pubblicazioni e altri oggetti legati al suo lavoro. Sul suo sito puoi invece vedere il resto della produzione, dai lavori di graphic design ai progetti legati al cinema.

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Ti ricordo i nobili motivi per cui esiste questa newsletter: dietro la patina di benefattore e divulgatore disinteressato, si nasconde l’arcigna intenzione di venderti i miei libri a fumetti.

Nel 2008 Claudio Calia trasformava in fumetto la vita e il pensiero di Antonio Negri. Diciotto anni dopo, sei nuove tavole chiudono quel racconto e aprono una domanda: che cosa resta, oggi, della moltitudine, dello sciame e della promessa politica che portavano con sé?

Recensione su Pulp Magazine, la puoi leggere qui.

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Nato a Treviso nel 1976, ho realizzato per BeccoGiallo, tra gli altri, Leggere i fumetti. Dagli Avengers a Zerocalcare, una prima guida per chi vuole cominciare a leggere i fumetti (2016), Kurdistan. Dispacci dal fronte iracheno (2017) e Dossier TAV. Una questione democratica (2019). Partecipo alla redazione di Antifa!nzine e ho fondato l’associazione per la divulgazione del linguaggio del fumetto Oblò - APS, con cui pubblico I Baccanti. Con Claudio Marinaccio e Marco Corona ho dato vita alla newsletter gratuita di fumetti Smoking Cat, dieci numeri gratuitamente disponibili qui, da cui poi ho estratto il libro autoprodotto I giorni così. Nel 2023 è uscito Allargo le braccia e i muri cadono. Don Gallo e i suoi ragazzi (Feltrinelli Comics) vincitore del premio Boscarato “Miglior artista (disegno e sceneggiatura)” al Treviso Comic Book Festival. Il mio ultimo libro è Dov’è la bellezza? Kamaran Najm, il primo fotografo di guerra curdo-iracheno (BeccoGiallo, 2025). Poi ho scritto una cosa in cui le parole sovrastano con decisione le immagini: Graphic Journalist. Manuale per il reporter con la matita (Comicout, 2025).

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Anche per questa volta è tutto, grazie di esserci e alla prossima!
c.

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