Qualche sera fa ho guardato Comic Book Independents, un documentario del 2007 che mette davanti a una telecamera una ventina abbondante di autori del fumetto indipendente statunitense: Kevin Eastman, Wendy Pini, Scott McCloud, Craig Thompson, Jessica Abel, Matt Madden, Jim Woodring, Erik Larsen e altri che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito a costruire il fumetto americano.
Non è nemmeno un documentario particolarmente sofisticato, sono soprattutto persone sedute che parlano, eppure mi è rimasto in testa più di molte cose viste di recente, e per un motivo abbastanza semplice: a un certo punto mi sono accorto che per quasi due ore questi autori hanno parlato di… fumetti.
Detta così sembra una constatazione banale, lo so, ma guardandolo oggi fa quasi impressione. Eastman parla delle influenze che portarono lui e Peter Laird a inventarsi le Tartarughe Ninja, Wendy Pini parla di Elfquest, Craig Thompson parla di Blankets, Scott McCloud parla di Zot!, si discute di stampa, distribuzione, personaggi, editori, tavole, lettering, convention, rapporti con i lettori, e certo, naturalmente si parla anche delle loro vite, sarebbe impossibile il contrario, però il centro della conversazione resta sempre quello, il fumetto.
Guardandolo ho pensato al mio primo viaggio in Kurdistan, nel 2016, quello da cui poi è nato Kurdistan. Dispacci dal fronte iracheno. Giornate passate a registrare interviste, prendere appunti, fotografare qualunque cosa mi sembrasse interessante, riempivo taccuini al Nali’s Café di Sulaymaniyya, la sera in albergo riascoltavo registrazioni, cercavo di mettere ordine nel materiale accumulato durante il giorno, non avevo ancora la sensazione che tutto dovesse essere immediatamente raccontato mentre accadeva, o forse sarebbe più corretto dire che quella pressione esisteva già, ma era molto meno invasiva.
Oggi non ne sono così sicuro, quando lavori a un libro, adesso, una parte del lavoro consiste nel raccontare che stai lavorando a un libro, devi anticiparlo, accompagnarlo, spiegarlo, fargli spazio, tenerlo visibile mentre ancora non esiste, come se la sua esistenza dipendesse anche da questa esposizione continua e non solo dal lavoro in sé.
Non lo dico come una lamentela, sto scrivendo questa newsletter, dopotutto.
Nelle ultime settimane ti ho parlato della nuova edizione di È primavera, delle copie in curdo e in inglese di Dov’è la bellezza?, dei fumetti che leggo, sarebbe ridicolo fingere di considerarmi fuori da questo meccanismo.
Però guardando Comic Book Independents mi è rimasta una sensazione semplice: negli ultimi vent’anni è cambiata almeno una cosa nel mestiere, non perché gli autori siano diventati improvvisamente più narcisisti di prima, ma per il modo in cui circolano le opere, per l’economia dell’attenzione che oggi funziona così, per i social, per le newsletter, per gli algoritmi, per cui a un certo punto il pubblico smette di seguire soltanto ciò che fai e comincia a seguire… te. E quando succede diventa inevitabile che una parte crescente della conversazione si sposti dall’opera all’autore.
Sei anni fa, dieci anni fa, quindici anni fa, ma forse pure trenta, nelle discussioni sul fumetto si discuteva di libri, di tavole, di storie. Di finali riusciti e finali sbagliati. Di autori, certo, ma attraverso quello che avevano fatto. Oggi una parte crescente della conversazione si svolge su altri presupposti: chi ha detto cosa; chi è stato invitato dove; chi ha preso posizione; chi ha reagito a un post; chi ha litigato con chi; chi è problematico e chi non lo è.
A volte, ascoltando il conciliabolo permanente di autori, critici, addetti ai lavori e commentatori che parlano incessantemente di sé stessi e gli uni degli altri, mi viene il dubbio che del fumetto stia rimanendo sempre meno tempo per parlare, e che alla fine la cosa più rara non sia fare fumetti ma restare sul pezzo quando se ne parla, senza scivolare continuamente fuori verso tutto il resto che ci gira intorno: verso le biografie, le posture, le prese di posizione, le reazioni, i commenti ai commenti dei commenti.
Tanto che, per dire, sono sempre più rare le recensioni online mentre sono sempre più diffuse le interviste, in un continuo parlarsi addosso — a cui come autori siamo anche costretti, eh —, nel tentativo costante di essere “notiziabili”, in un ciclo infinito in cui si smarrisce spesso il punto.
Sia mai ti fosse piaciuto quel che hai letto, cosa ne dici di condividerlo con qualcun* a cui vuoi bene?
Quando ti intervistano Boris Battaglia e Paolo Interdonato è un attimo che non capisci più chi sta intervistando chi. Leggere per credere.
Rockit parla dei R.I.G.A. e, inevitabilmente, del Rocambolesco Cabaret de I Baccanti. Leggi qui.
Perché racconta una cosa triste. La storia è frutto del lavoro collaborativo della redazione di Antifa!nzine, io poi ho disegnato.
Penso che nessuna rivista a fumetti abbia mai fatto qualcosa del genere e ti invito a leggerla e farmi sapere cosa ne pensi. Il percorso per arrivare a queste 9 pagine è stato lungo, tortuoso e doloroso. Un abbraccio a tutta la redazione, finalmente lo possiamo dire: ce l’abbiamo fatta!
Si intitola …da qualche tempo…, è sul numero 20, disponibile qui.
Ti ricordo i nobili motivi per cui esiste questa newsletter: dietro la patina di benefattore e divulgatore disinteressato, si nasconde l’arcigna intenzione di venderti i miei libri a fumetti.
Uscito la settimana scorsa, nella nuova edizione c’è un capitolo in più e una nuova introduzione di Luca Casarini. Puoi acquistarlo qui o qui.
Puoi acquistare Dov’è la bellezza? in libreria, e poi qui o qui.
Poi il mio primo libro “scritto”.
Maledetti Fumetti! è una newsletter gratuita. Oggi ci stiamo spostando tutt* su Substack e i limiti della piattaforma stanno venendo a galla: io non posso dare 5 euro al mese a ogni persona di cui vorrei sostenere il lavoro qui. Suppongo che non possa farlo anche tu. Non te lo chiedo neanche: se e quando puoi, se e quando vuoi, fai quel che ti senti cliccando sul pulsante qua sotto.
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Nato a Treviso nel 1976, ho realizzato per BeccoGiallo, tra gli altri, Leggere i fumetti. Dagli Avengers a Zerocalcare, una prima guida per chi vuole cominciare a leggere i fumetti (2016), Kurdistan. Dispacci dal fronte iracheno (2017) e Dossier TAV. Una questione democratica (2019). Partecipo alla redazione di Antifa!nzine e ho fondato l’associazione per la divulgazione del linguaggio del fumetto Oblò - APS, con cui pubblico I Baccanti. Con Claudio Marinaccio e Marco Corona ho dato vita alla newsletter gratuita di fumetti Smoking Cat, dieci numeri gratuitamente disponibili qui, da cui poi ho estratto il libro autoprodotto I giorni così. Nel 2023 è uscito Allargo le braccia e i muri cadono. Don Gallo e i suoi ragazzi (Feltrinelli Comics) vincitore del premio Boscarato “Miglior artista (disegno e sceneggiatura)” al Treviso Comic Book Festival. Il mio ultimo libro è Dov’è la bellezza? Kamaran Najm, il primo fotografo di guerra curdo-iracheno (BeccoGiallo, 2025). Poi ho scritto una cosa in cui le parole sovrastano con decisione le immagini: Graphic Journalist. Manuale per il reporter con la matita (Comicout, 2025).
PS: Ti prego considera che i link ai libri sono diretti prevalentemente verso il sito dell’Impero del Male. Il posto dove si comprano i libri è la libreria, ma ci sono mille motivi per cui non è sempre possibile. La buona educazione mi impone di informarti che se acquisti qualcosa a partire da questi link me ne verrà qualcosa in saccoccia per acquistare nuovi fumetti di cui scriverti.
Anche per questa volta è tutto, grazie di esserci e alla prossima!
c.
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