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Ma che, davvero? · Aug 17, 2026

Quando una gogna mediatica finisce molto male: il caso Jason Arday

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Charlotte Matteini · Ma che, davvero?

Il 14 agosto il corpo di Jason Arday è stato trovato privo di vita nella sua abitazione di Battersea.Un decesso inatteso ma non sospetto”, secondo la polizia. A prima vista questa potrebbe sembrare la notizia di un decesso qualunque, per chi non avesse mai sentito nominare il nome di Arday fino a oggi. Non si tratta però di una morte qualunque ma del drammatico epilogo di una entusiastica parabola mediatica iniziata con la celebrazione del trionfo della diversità e inclusione finita, nel giro di poche settimane, nel peggiore dei modi.

Ma andiamo per gradi: Jason Arday era un professore di Cambridge di 41 anni, fino a pochi giorni fa considerato, secondo il racconto pubblico del mainstream, un vero e proprio miracolo vivente: autistico e muto fino a 11 anni, analfabeta fino a 18, all’improvviso scala le vette dell’accademia fino a diventare, nel 2023, a soli 37 anni, il più giovane professore nero nella storia quasi millenaria dell’Università di Cambridge.

Una storia di incredibile riscatto che sia la stampa generalista sia la stessa Università di Cambridge hanno immediatamente cavalcato e sfruttato per anni. Perché si sa, nulla è più potente di un racconto simile a livello di marketing, dove marketing pare essere la parola chiave.

Nel bel mezzo dell’estate, un’inchiesta giornalistica travolge, e distrugge, l’immagine pubblica e accademica di Arday, che nel giro di poche settimane passa dall’essere il professore prodigio di Cambdrige a un millantatore che ha copiato la tesi di dottorato e gonfiato il cv con balle spaziali mai verificate da nessuno. Un’incessante campagna mediatica peraltro cavalcata dalla stessa stampa che aveva contribuito a costruirne il mito a livello globale.

Per capire come si è giunti al tragico epilogo occorre però fare un salto nel passato, perché le accuse che sono esplose a metà 2026 in realtà non erano affatto sconosciute a Cambridge.

Già nel 2023, infatti, l’università di Cambridge ricevette le prime segnalazioni riservate di presunte irregolarità nei suoi lavori. L’ateneo però scelse di scaricare ogni verifica formale sulla Liverpool John Moores University, ovvero l’istituto dove Arday aveva conseguito il dottorato.

Per qualche tempo dunque la situazione venne di fatto ignorata, finché nel settembre 2025 la testata specializzata Times Higher Education (THE) arrivò a chiudere un’inchiesta durata mesi: un dossier di 63 pagine di raffronti testuali che sosteneva che il professor Arday avesse plagiato parti sostanziali della propria tesi di dottorato e di diversi articoli scientifici, arrivando in un caso persino a inserire testo copiato all’interno di virgolette attribuite a interviste che sosteneva di aver condotto personalmente. L’inchiesta, tuttavia, non vide mai la luce perché alla vigilia della pubblicazione, Arday incaricò uno studio legale specializzato in diffamazione per tentare di bloccarne la diffusione. Di fronte al rischio di una causa milionaria e prolungata, la direzione editoriale di THE decise di non pubblicare l’inchiesta.

Tutto sembrava essersi risolto, dunque, e per mesi della vicenda nessuno seppe nulla a livello mediatico. Fino all’estate del 2026.

Read the original on charlottematteini.substack.com

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