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Bruno Pagnanelli · Aug 21, 2026

L’umanità e il “cammino”.

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Bruno Pagnanelli · Bruno Pagnanelli

Negli ultimi tempi ho incontrato persone che mi hanno riconciliato con l’umanità. Perché negli ultimi 5 anni io l’umanità l’ho spesso rinnegata.
Perché questi ultimi 5 anni, per me, sono stati durissimi. Fisicamente, mentalmente, spesso al limite della sopportazione, come tre martedì fa, quando ho pensato letteralmente di soffocare, di svenire, di morire su un cazzo di treno, forse in preda ad una crisi di panico, ad un colpo di calore, alla rabbia.

5 anni che mi hanno cambiato la vita.
5 anni in cui tutto quello in cui credevo, dalla politica, all’amicizia, alla mia città, è stato cancellato. 5 anni in cui ho consapevolmente provato a cancellare ogni riferimento precedente, ogni ponte, collegamento. 5 anni in cui ho provato semplicemente a sopravvivere alle sveglie, ai treni, ai parcheggi, alla metro, al sonno. 5 anni in cui il posto in cui sono nato l’ho trasformato nel posto in cui dormo

E invece, in questi tempo, ho incontrato il “prima”. Quelli che non appaiono, che stanno zitti, che sopportano, che si aiutano, che provano empatia. Sono loro che mi hanno riavvicinato a tutto quello che mal tolleravo.

Perché ho mal tollerato l’umanità intera, intendendo per “umanità” l’accezione riguardante i componenti, non i caratteri essenziali della specie. Un po’ perché quell’umanità di cui ritenevo di far parte, anche per mia colpa, mi ha illuso, un po’ perché le persone, i leader, l’establishment, sono diventati come una sorta di parodia, di grottesca rappresentazione di una malattia dilagante. Una specie di follia necessaria, un mondo al contrario, utile solo a generare profitto e potere per pochi e cancellare ogni residuo di logica, empatia, di “umanità” appunto.

Questa cosa è tanto più scandalosa quanto più letta, scritta su questi mezzi. Basterebbe catalogare quello che mi arriva fra commenti e messaggi sulla mia pagina in cui parlo di fatti, di scienza, di rischio oggettivo. Un bestiario inimmaginabile dieci anni fa. Inenarrabile per alcuni versi oggi.

Perfino la religione, quella dichiarata dalla persone di cui sopra, è diventata funzionale a questa follia. E per me che sono agnostico osservare quell’ipocrisia, quel fanatismo, quello squallido sciacallaggio messo in piedi da laici per “raccattare” subumani (basterebbe ricordare quello che hanno messo in atto nello studio ovale) mi provoca una mestizia senza precedenti.

E in quella macedonia di persone incontrate nei treni, ho avuto la fortuna di avere risorse infinite, di osservare. Dagli operai con le scarpe con la calce alle maestre coi compiti in classe da correggere, dagli studenti che pranzano mentre preparano l’esame di matematica ai pendolari storici, quelli capaci di dormire a comando. Ho imparato cosa significa pazienza, dolore, rassegnazione. Ma anche curiosità, gioia, voglia di vivere.

Una di queste risorse è mia nipote.
E’ lei che mi ha proposto una cosa che avrei sempre voluto fare e che per mancanza di tempo non ho mai nemmeno accettato, preso in considerazione. Mi piace solo per il principio, per quello che rappresenta, per quella necessità che ho di riconciliarmi con l’umanità. E’ stato come un regalo, come se sapesse di questo mio bisogno.

Mi ha proposto il cammino di Santiago il prossimo anno.

Ho accettato, lo voglio fare. E lo voglio fare per me, per ritrovare chi sono, per ritrovare la pace che ho perso 5 anni fa.
Una sorta di percorso per la redenzione personale, ma senza la fede o quella che io credo che sia. Magari la ho e non lo so.
Ma stamani ho avuto la conferma che è qualcosa che desidero, che voglio impormi, perchè ha una sua magia, un suo potere.

Mi sono fermato per un caffè in un posto dove il barista rappresentava tutto quello che il mio immaginario respinge. Palestra, tatuaggi, apparire. Mentre serviva, ero distante ma ha detto la parola “Santiago” ad un suo amico.
Ho chiesto lumi. E quell’umano che il pregiudizio mi aveva precluso, mi ha travolto. Letteralmente. I suoi occhi hanno preso a brillare. Parlava e mi diceva: “ho la pelle d’oca”.
Ed era vero.

Gli ho detto: “ma io non sono credente”.
E lui: “nemmeno io”.
Un fiume in piena.
Mi ha sbalordito.
Avevo già letto parecchio in merito, ho già visto alcuni di quei luoghi, avevo letto testimonianze. Nulla come stamani.
Sono curioso, vorrei partire già adesso.
Faremo il percorso portoghese.
Nessuno a casa ci seguirà probabilmente.
Saremo io e lei. 60 anni io, 28 lei.
Ci prepareremo, nel mentre leggerò tutto quello che posso.
Sperando di ricordare nei momenti bui quelle parole di stamani.
Mi ha emozionato.

Mi emoziona.
Mi emoziona come quando riuscii a scattare la prima foto ad un colibrì, quel piccolo essere che prendo ad esempio quando parlo di clima, quando racconto la favola africana che uso come metafora. E sono talmente tanto emozionato che non so nemmeno perché lo scrivo qui. Ma per raccontarlo sono andato a ricercare quello scatto.

E visto che chi frequenta la pagina ha imparato a leggere i miei deliri, volevo chiedere se avete fatto la stessa esperienza.
Vi chiedo: perché l’avete voluta, cosa avete cercato, provato, lasciato.

Per una volta, vi prego, perdete del tempo.
Raccontatemi voi…

Read the original on brunopagnanelli.substack.com

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