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Bruno Pagnanelli · Aug 10, 2026

L'insulto.

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Bruno Pagnanelli · Bruno Pagnanelli

Ieri era domenica e sono tornato di mattina.

Non c’era “Roma” e per Roma intendo tutti quelli che a qualsiasi titolo si muovono con i mezzi pubblici, quelli che vanno nei rispettivi luoghi di lavoro.

Ieri c’erano i classici gruppi assortiti di turisti, il classico poutpourri composto di ragazzi in pantaloncini e occhiali da sole e anziani del uaiòming con i frappuccini sciolti e i bicchieroni di caffè.

E mentre passavo e guardavo le coreane coi cappelli di paglia o i nordici con minimo tre figli biondi in fila come le paperelle sui video di youtube, c’erano dei poveracci sotto il sole.

Li ho guardati. Mi son detto: “v’ho nel còre regà”, che io solo per fare due km sotto il sole, per aver attraversato il piazzale ed essermi rifugiato nella parte sottorranea con uno zaino e una valigia ero fradicio.

Fra-di-cio.

Quelli erano lì, di domenica.

Sotto quel sole infame.

Gente nostra, roba di subappalti, alcuni italiani, altri stranieri. Sotto un sole menefottista, erano lì, fra una transenna e un’altra, a cercare di rattoppare, tagliare, rabberciare.

Perché non bastava quello scempio da decine di milioni di Euro, che è stato combinato di fronte alla stazione Termini. Non bastava la rottura di coglioni per chi usa quella piazza dal 2022. Adesso, dopo nemmeno 6 mesi dalla fine del Giubileo, stanno risistemando una cosa che è stata finita sei mesi dopo l’inizio del Giubileo.

E non son bastate le bugie del “bosco urbano”, quello che doveva essere il biglietto da visita dei turisti, non bastano gli alberi secchi, le fiorere che fanno tenerezza e la pavimentazione del piazzale. Non bastavano manco tutte le piastrelle sollevate dopo un anno.

Ci sono già andati, ci hanno già rimesso le mani, a via delle terme di Diocleziano dove c’erano gli ambulanti delle librerie. Hanno messo su un pezzetto di transenne e altri poveretti, un mesetto fa, ne hanno sistemate una ventina di metri quadri. Con mezza via che si solleva.

E non bastano le dichiarazioni di quelli che dicono che gli alberi non si possono mettere perché sotto c’è la metropolitana. Quelli di prima chissà come cazzo si tenevano su. Non bastano manco quelli che hanno messo nuovi, gli alberi nelle piazza di fronte al Planetario.

Tutto secco.

Adesso stanno rifacendo tutto il piazzale. Ci sono passato ogni giorno negli ultimi 5 anni in quel cazzo di piazzale, bestemmiando, maledicendo il mondo, gli uomini, chiunque, perché venivo dall’altra vita di merda che è quella che fai una volta che entri dalla stazione. O perché ce ne esci e sei carne da cannone. Che poi arriva un ministro e mentre il mondo intorno impazzisce e non funziona più un cazzo, scopri che era stato un chiodo.

Davvero regà. Un insulto all’intelligenza sto piazzale. Come tutto il resto.

lo hanno richiuso di nuovo, il piazzale intendo.

Si è sfaldato dopo manco un’anno. Un insulto, lo ripeto, all’intelligenza, al progresso, alla civiltà. Una pavimentazione dove si muovono centinaia di pullman al giorno, che dopo nemmeno un anno è ridotta come la pelle di un ragazzino con l’acne. Un colabrodo.

Un piazzale che è l’antitesi della logica, il fallimento della progettazione, del buongoverno. Una bolla di calore immensa, una tortura di questi tempi. Che arrivi e hai il muschio nelle mutande, l’ascella diluviante, la fronte come un gocciolatoio.

Doveva essere immerso nel verde. I rendering del progetto vincitore del concorso internazionale del 2021 riportava chiome verdi, l’ombra e dei percorsi pedonali immersi nel verde.

Mancavano solo le liane e le scimmiette, ah no quelle le ha comperate l’influencer.

Oggi, gli alberi sono quei pochi pini rimasti e gli altri erano solo sulla carta.

Ma non basta. Ne è morto pure uno di quelli vecchi. Non è bastato un anno e mezzo di rottura di coglioni, con la gente che non sapeva dove passare, i taxi a castello, gli autobus pure e quella lastra unica di asfalto e piastrelle che d’estate diventa un microonde.

Almeno prima c’erano gli alberi e l’asfalto che non si sbriciolava dopo 6 mesi per le ruote che ci sterzano sopra. Qui si è sfaldato in 6 mesi senza manco le radici dei pini pini.

Ora, a chi cazzo bisogna dirlo? ma veramente chi ha fatto il lavoro o chi ha controllato la congruità della spesa con il risultato, ha detto che era tutto a posto?

Anche perché sostituire la vecchia Termini con questa è come cagarsi nelle mutande e cambiarsi la maglietta.

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Read the original on brunopagnanelli.substack.com

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