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Bruno Pagnanelli · Aug 12, 2026

E se l'Amazzonia...

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Bruno Pagnanelli · Bruno Pagnanelli

Ho parlato spesso di El Niño e se cercate con la chiave “ENSO” o “El Niño” troverete decine di articoli che si sono succeduti nel corso di questi 14 anni di attività.

Ultimamente ho raccontato gli effetti di quello storico del 1877-78 che contribuì a una carestia globale che spazzò via dal 3 al 4 percento della popolazione mondiale. Alcune stime moderne parlano di 30-50 milioni di morti, talvolta anche oltre.

E’ vero che molte di quelle morti furono dovute non solo al Nino ma anche a politiche coloniali, esportazioni di grano da parte degli inglesi dall’India che misero in ginocchio il subcontinente indiano. Poi l’assenza di reti di soccorso e la cattiva gestione politica. Per fortuna oggi, noi abbiamo una buona gestione politica!

La popolazione mondiale allora era circa 1,3-1,4 miliardi: quindi il 3-4% significherebbe circa 40-55 milioni di persone. Fu senza dubbio una delle peggiori catastrofi ambientali mai abbattutasi sull’umanità. Lo ripeto, qualcosa che devastò la popolazione della terra come la peste nel Medioevo , la spagnola del 1918, o l’eruzione del Tambora nel 1815 che provocò l’ “anno senza estate”.

Il Super El Niño del 1877 innescò siccità simultanee in India, Cina, Brasile e Africa orientale. I raccolti fallirono in quattro continenti contemporaneamente. La carestia durò tre anni. L’ultimo aggiornamento della NOAA dà una probabilità di due su tre che questo raggiunga un livello forte o molto forte entro l’autunno.

Adesso è uscito un ultimo articolo su Nature (LO RIPETO SU NATURE, NON SU LIBERO O SU LA VEIRTA’) che mette in guardia sulle conseguenze che potrebbe avere un “Super El Niño” sull’Amazzonia, soprattutto se l’evento dovesse raggiungere un’intensità paragonabile ai grandi episodi del passato recente, come quelli del 1982–83 e 1997–98.

El Niño modifica la circolazione atmosferica tropicale e tende a provocare sull’Amazzonia meno precipitazioni e temperature più elevate. E adesso avverrà con temperature che sono già elevate e con uno stato pregresso di sofferenza dell’Amazzonia.

La combinazione è particolarmente pericolosa perché aumenta fortemente lo stress idrico della vegetazione, favorendo siccità, incendi e mortalità degli alberi. Il rischio non riguarda soltanto la foresta: l’Amazzonia svolge un ruolo fondamentale nel ciclo globale del carbonio e nella regolazione climatica.

Un punto centrale dell’articolo è che una foresta già sottoposta a pressioni crescenti (deforestazione, riscaldamento globale, incendi e precedenti siccità estreme) potrebbe reagire in modo diverso rispetto al passato. Un El Niño molto intenso potrebbe quindi trasformare una situazione di stress temporaneo in un fenomeno più persistente.

La preoccupazione maggiore riguarda il possibile feedback tra siccità, incendi e carbonio. Una foresta indebolita assorbe meno CO₂ dall’atmosfera; se inoltre gli alberi muoiono o bruciano, parte del carbonio immagazzinato nella biomassa viene restituita all’atmosfera. Questo potrebbe ridurre ulteriormente la capacità dell’Amazzonia di funzionare da pozzo di carbonio, contribuendo al riscaldamento globale.

Gli scienziati sottolineano tuttavia che non è inevitabile un collasso della foresta. La risposta dell’Amazzonia dipenderà dall’intensità e dalla durata di El Niño, dalla distribuzione geografica della siccità e dalle condizioni della foresta prima dell’evento.

Il messaggio conclusivo è quindi soprattutto preventivo: un Super El Niño potrebbe diventare un test estremamente importante per la resilienza dell’Amazzonia in un clima più caldo. La combinazione fra variabilità naturale di El Niño e cambiamento climatico antropogenico potrebbe infatti produrre condizioni molto più difficili di quelle sperimentate nel passato.

In sostanza è quello che vado dicendo da mesi, dal primo insorgere delle registrazioni delle temperature marine nell’area.

il rischio non è semplicemente “un altro El Niño”, ma l’interazione fra El Niño + riscaldamento globale + deforestazione + incendi, che potrebbe amplificare gli effetti sulla più grande foresta tropicale del pianeta.

E senza l’amazzonia, (vi lascio una infografica semplificata delle interazioni chimiche e fisiche che esistevano e che esistono ora con il nostro intervento) è probabile che avvenga quello che dice quel “geniaccio” di Senaldi, che spenderemo molto meno in riscaldamento.

Poi però se non riusciamo ad avere cibo, se non riusciremo più a muoverci, andare a scuola, curarci, lavorare o se spenderemo 50 volte di più per i condizionatori, beh sti cazzi.

Eh beh, fondamentalmente è proprio questo il discorso.

STI CAZZI.

Perché l’importante è accalappiare nella rete altri subumani che poi voteranno i loro padroni.

E il circolo vizioso poi, alla fine, si chiuderà.

Dire come, a quel punto, non avrà più senso.

Buona eclisse.

Anche se la quella che non vediamo è iniziata almeno da 40 anni.

fonte: https://www.nature.com/articles/d41586-026-02449-w

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Read the original on brunopagnanelli.substack.com

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