EDITORIALE
Viviamo nell’età dell’incertezza.
Io ero convinto che l’essere incerti fosse un qualche cosa che accade nella vita delle comunità umane. Nei tempi di guerra, ad esempio, oppure nel tempo delle calamità naturali.
Poi comprendi - a una lettura attenta dei media - che le guerre nascono perché le élite le vogliono: siamo ancora all’età feudale dello scontro tra i signorotti, mentre sono i contadini a rimetterci la vita.
Quanto alle calamità naturali, il terremoto del 24 giugno 2026 in Venezuela - con migliaia di morti e decine di migliaia di feriti - è la dimostrazione che le calamità naturali fanno danni se le lasciamo fare.
L’incertezza provoca ansia, causa paura, immette disorientamento. Mi chiedo, ogni tanto: “Se io, che sono nato nel 1957, avverto smarrimento e preoccupazione, pur avendo alcune sicurezze e una personalità formata, cosa accade a chi non ha nulla? Cosa accade a chi ha poco? Cosa accade a chi è fragile?”.
Con la ricerca sul caso di Lorenzo Bozano e Milena Sutter (Genova, maggio 1971) ho imparato a pormi tre domande: quali sono i fatti? c’è logica in quanto mi raccontano? a chi giova quanto accade (dato che si può fare di meglio e di diverso)?
I fatti ci dicono che possiamo eliminare le guerre. Possiamo gestire i conflitti, che vengono prima delle guerre e non hanno violenza. Possiamo gestire le calamità. E siamo in grado, come genere umano, di risolvere la maggior parte dei problemi.
La logica ci dice che c’è qualcosa di illogico nelle guerre e nelle catastrofi: le guerre le subiscono in molti, ma sono pochi a trarne guadagno.
Guardiamo ai dati. Un presidente Usa, come Donald Trump, dall’inizio dell’avvio del suo secondo mandato ha guadagnato 2 miliardi di dollari. Un regime feroce e sanguinario come quello dell’Iran ha oltre 100 miliardi di dollari in beni all’estero, bloccati per le sanzioni.
Ci vuole poco per capire che non c’è un complotto nel mondo di oggi. C’è uno schema. È lo schema della guerra tra élite di potere; dove a morire e soffrire sono quelli fuori delle élite, anche noi borghesi che siamo il “corpo intermedio”.
Diventa allora facile capire a cosa servano le notizie insistite, le “storie”, l’attenzione sui rischi da immigrazione, sulle idee razziste (remigrazione inclusa), sulla insicurezza creata dai diversi.
Veniamo in questo modo distratti dai danni creati dai problemi veri: il cambiamento climatico, ad esempio. E lo sfruttamento di chi lavora.
L’attenzione focalizzata a forza su certi argomenti esclude il nostro campo visivo e cognitivo dal resto. Si chiama saturazione del canale. Vediamo soltanto quello che viene gettato davanti a noi.
Sentiamo spesso parlare a forza di immigrazione come pericolo per le nostre comunità. Sentiamo dire che la sicurezza viene minacciata dalla microcriminalità (che è un problema) mentre si tace sulle mafie.
Ebbene, ricordiamoci che tutto questo serve a distrarci da tre cose.
Eccole le tre cose: potere delle élite; servitù ai danni delle persone (noi borghesi inclusi); e cambiamento climatico.
La partita, tuttavia, non è finita. Anzi, siamo solo agli inizi. E non è scritto da nessuna parte che le élite che calpestano i dirtti e le persone debbano per forza vincere.
Maurizio F. Corte
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