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Paolo Benanti · Jul 26, 2026

Il pasto che accompagna il farmaco che ripara il pasto

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Paolo Benanti · Paolo Benanti

Nei banchi frigo dei supermercati americani, accanto alle indicazioni consuete sul contenuto proteico e sulle calorie, è comparsa da qualche mese una formula che fino a poco tempo fa non avrebbe significato nulla per nessuno: “GLP-1 Friendly”. La sigla designa un ormone intestinale, il glucagon-like peptide 1, che il nostro corpo rilascia dopo il pasto per segnalare la sazietà, e per estensione la classe di farmaci che di quell’ormone imitano l’azione, i cui nomi commerciali abbiamo ormai imparato tutti. Un cibo “GLP-1 Friendly” è dunque un cibo che si presenta al mercato non più in rapporto a chi lo mangerà, ma in rapporto alla molecola che circola nel sangue di chi lo mangerà.

Conagra ha apposto quell’etichetta su ventisei piatti pronti surgelati della linea Healthy Choice. Nestlé ha creato per l’occasione Vital Pursuit, il primo marchio americano lanciato dal gruppo in quasi trent’anni, con pizze dalla base di cavolfiore e ciotole di pasta proteica sotto i cinque dollari. Smoothie King ha un GLP-1 Support Menu, Factor vende kit chiamati GLP-1 Balance, Lactalis ha formulato uno yogurt dichiaratamente pensato per chi assume quei farmaci, Chipotle e Shake Shack hanno presentato piatti ad alto contenuto proteico citando esplicitamente quei consumatori.

Poi ci sono i numeri, che sono più eloquenti dei nomi. La pizza a tre carni con base di cavolfiore di Vital Pursuit contiene quattrocento calorie e circa un terzo del fabbisogno proteico giornaliero, ma anche il quaranta per cento del sodio e dei grassi saturi raccomandati per l’intera giornata, e diciotto grammi di grassi in una singola porzione. Lo smoothie della linea GLP-1 di Smoothie King, nel formato grande, ha più calorie, più sodio e più colesterolo di una ciambella glassata di Krispy Kreme. Il dipartimento dell’Agricoltura statunitense ha autorizzato quelle diciture, precisando nel contempo che per l’espressione “GLP-1 Friendly” non esiste alcuno standard normativo.

E c’è infine il dato che più di ogni altro dice che cosa stia realmente accadendo: secondo l’azienda, il settantasette per cento delle vendite di Vital Pursuit proviene da famiglie in cui nessuno assume quei farmaci. Il riferimento medico non serve a servire un paziente. Serve a vendere una promessa.

Read the original on benanti.substack.com

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