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Cartoline da Firenze · Mar 25, 2024

Come nasce un capo rigenerato

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A sustainable home · Cartoline da Firenze

Nei giorni scorsi ho avuto modo di scoprire il dietro le quinte della produzione di un capo rigenerato, grazie a un tour organizzato da Rifò, brand toscano di moda circolare, in collaborazione con Cap Viaggi.

Spoiler: ti piacerebbe ripercorrere alcune delle tappe principali del riciclo delle fibre tessili, proprio come ho fatto io? Leggi fino in fondo, c’è una sorpresa per te 😊

Il tour ha avuto inizio da una piccola azienda a conduzione familiare, la Nuova Fratelli Boretti di Prato, dove Silvia, guida preparatissima di Cap Viaggi e Niccolò Cipriani, fondatore di Rifò, ci hanno introdotto all’arte dei cenciaioli, mestiere che affonda le sue radici già nella metà dell’‘800.

Vedere i cenciaioli all’opera è stato emozionante, soprattutto se si pensa che è un’arte che rischia di scomparire.
Gianmarco, che lavora come cenciaiolo da diversi anni, ci ha mostrato innanzitutto la materia prima che arriva alla Fratelli Boretti tramite la Green Line, azienda di Recanati che raccoglie scarti dalla lavorazione di maglifici, confezioni, filature e tessiture da tutta Italia. Gli scarti sono principalmente ‘pre-consumer’, ovvero fibre, tessuti, ma anche capi invenduti o con piccole falle mai arrivati in negozio, altrimenti destinati agli inceneritori. Vedere con i miei occhi la quantità di ‘rifiuti’ tessili che arrivano qui è stato impressionante… ma anche rincuorante pensare che avranno nuova vita ❤️

foto crediti: Rifò

Gli scarti vengono selezionati dai cenciaioli in base al colore, pesantezza, composizione e qualità, secondo un’abilità che nessuna macchina a oggi è in grado di replicare e che non si impara in nessuna scuola, ma solo sul campo, affiancando un cenciaiolo più esperto. Rifò, per salvaguardare questo mestiere in via di estinzione, si è fatto promotore di un progetto d’inserimento lavorativo (Nei nostri panni) di alcuni giovani migranti che hanno così la possibilità di imparare un mestiere, inserirsi nel tessuto sociale e vedere riconosciuto economicamente il proprio lavoro.


“Un migrante da poco arrivato in Italia senza un lavoro si trova in una situazione di vulnerabilità” racconta Niccolò Cipriani. “Spesso le persone che si ritrovano in questo stallo sono costrette ad accettare lavori mal retribuiti, senza un contratto, e nel peggiore dei casi diventano vittime di sfruttamento. Con il progetto Nei Nostri Panni, vogliamo dare loro un aiuto concreto per iniziare una nuova vita.”

Grazie all’esperienza di Gianmarco ho potuto togliermi una curiosità sulla differenza tra la qualità di un capo vergine e uno rigenerato. “La differenza, se c’è, la fa la materia prima” mi spiega facendomi toccare con mano un filato pregiato che ha appena selezionato. “Se si parte da una lana/cachemire di qualità, il capo rigenerato è pari al nuovo.”
Da qui l’importanza del lavoro del cenciaiolo per selezionare le fibre migliori 😊

Foto crediti: Rifò.

Ringrazio Gianmarco e gli altri cenciaioli, e proseguiamo per la seconda tappa del tour, la Filpucci di Campi Bisenzio (FI), azienda leader nella creazione di filati per la maglieria di alta gamma, dove ho potuto vedere come le fibre selezionate dai cenciaioli vengono trasformate in nuovo filato pregiato.

Dopo un veloce spuntino, eccoci alla terza tappa del tour, il Museo del Tessuto di Prato. Qui, grazie a Silvia di Cap Viaggi, abbiamo ripercorso la storia della lana rigenerata. Con mia sorpresa ho potuto scoprire che il recupero della lana non è un fatto recente; a Prato, già a partire da metà ‘800, arrivavano container da tutto il mondo carichi di abiti usati, che attraverso un macchinario apposito (macchina stracciatrice) venivano ridotti in ‘cenci’ poi selezionati dai cenciaioli.
Il museo è molto curato e ha un approccio moderno e interattivo. La struttura in cui è ospitato nasce nell’ex Campolmi, la più grande fabbrica ottocentesca all’interno delle mura medievali del centro storico pratese, specializzata nella cimatoria, una fase della lavorazione del tessuto che consiste nel taglio e nella regolarizzazione della superficie pelosa dei tessuti. Un esempio meraviglioso di recupero di una struttura ormai dismessa che ha ritrovato vita e che oggi, oltre al museo, ospita la biblioteca comunale e un’area ristoro. Nel museo, oltre alla sezione permanente, si svolgono circa due mostre temporanee l’anno, tra cui segnalo a breve quella sullo stilista italiano Walter Albini.

Ultima tappa del Textile tour è stato il quartier generale di Rifò, dove abbiamo potuto toccare con mano il prodotto finito, visitare i magazzini, gli uffici e approfondire insieme i valori dell’economia circolare ♻️ su cui si basa l’azienda:

  • Km0: durante la giornata abbiamo visto due delle realtà che partecipano all’intero processo produttivo dei capi a marchio Rifò, ovvero la Nuova Fratelli Boretti e la Filpucci, ma nel processo di produzione sono coinvolte circa 25 aziende, ognuna specializzata in un particolare passaggio. Per rendere il processo produttivo a Km0, sono state selezionate solo aziende comprese nel distretto pratese, in un raggio di circa 30 km. Questa scelta, oltre che ridurre al minimo l’impatto ambientale, vuole valorizzare un territorio dove la rigenerazione di fibre non è una novità. Ciò che ha fatto Rifò è stato dar voce e valore a qualcosa che già avveniva da oltre un secolo, riscoprendo l’antica tradizione della lavorazione dei ‘cenci’ per creare prodotti di qualità.

  • Materiali riciclati e riciclabili: il vantaggio per l’ambiente utilizzando una tonnellata di materiali rigenerati comparati con materiali vergini, è notevole:
    Per la lana: - 76% di energia, - 99% di acqua e - 92% di CO2
    Per il cachemire: - 67% di energia, - 66% di acqua e - 85% di CO2

    Per una t-shirt in cotone riciclato: - 43% di acqua, - 42% di energia, - 44% di CO2

  • Prevendita: quando viene lanciato un nuovo prodotto viene messo in prevendita per circa due settimane con un piccolo sconto per riuscire a capire le richieste del mercato ed evitare di produrre più di quanto è necessario.

    Adottare un processo di economia circolare, infatti, non basta a risolvere il problema della sovrapproduzione. Se la produzione è superiore alla domanda si genererà sempre un invenduto che potrebbe trasformarsi in una mole di rifiuti. 

foto crediti: Rifò

Saluto Silvia di Cap Viaggi e Niccolò Cipriani, portandomi a casa una rinnovata consapevolezza sull’importanza delle mie scelte come consumatrice, e il desiderio di condividere con altre persone questa intensa giornata. Inizio da qui, con una cartolina per voi ❤️

*Il Textile tour alla scoperta delle aziende che si occupano di rigenerazione tessile a Prato viene organizzato ogni stagione. Se vi interessa partecipare al prossimo, sono già aperte le iscrizioni qui.

*Se volete toccare con mano la qualità dei capi Rifò, ho uno sconto per voi valido 7 giorni da ora:  ASUSTAINABLEHOME10
Io lo utilizzerò per acquistare due maglioni passe-partout che ho in wishlist da un po’ (il cardigan in cachemire rigenerato Cecilia e la maglia girocollo in cachemire rigenerato Alfredo)
😊

Foto crediti: Rifò

Read the original on asustainablehome.substack.com

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