Ciao a tutte, bentrovate e, soprattutto, benarrivate.*
Ammetto che sono un po' in difficoltà. Scrivere una newsletter su una nuova piattaforma, dopo un lungo silenzio (sì, blog compreso), per un pubblico che in parte mi conosce già e in parte non ha la minima idea di chi io sia, è tutt'altro che semplice.
C'è questo misto di ansia e aspettative, quella sensazione inevitabile che accompagna ogni cosa nuova. Sai di cosa parlo: quella paura che ti paralizza al pensiero di fare clic sul pulsante sbagliato e trasformare tutto in un disastro.
Così, come è mia abitudine in questi momenti, mi metto a impastare il pane. Un rituale che sembra avere il potere di assorbire tutta la mia ansia e che mi ha spesso salvato dalla desolazione gastronomica, riportandomi a tempi più semplici. Poi, c'è l'ultimo progetto di cucito. C'è qualcosa di straordinariamente rassicurante nel filo che attraversa la stoffa, quasi come se stessi rammendando i piccoli strappi della mia vita, uno a uno, con una pazienza che sembra quasi curativa, come un balsamo.
Nella mia testa, sempre colma di idee, progetti e storie da raccontare, si insinua una calma che solo le piccole cose possono offrire. Come una tazza di tè alle cinque del pomeriggio o la luce tremolante di una candela al calar del buio. Sono questi momenti di semplice tranquillità che mi permettono di raccogliere i pensieri e, forse, scrivere qualcosa che valga la pena leggere.
Prendo un bel respiro e inizio da qui, presentandovi "Storie in viaggio".
Pensandoci bene, credo che tutto sia iniziato nel 2010, quando decisi di trasferirmi in Svezia e aprire un blog per raccontare la mia avventura nordica. Volevo condividere le scoperte, i progressi e le difficoltà di una vita completamente nuova.
Il mio primo inverno svedese mi è sembrato infinito. Trascorrevo le giornate spalando neve come se non ci fosse un domani e adattando le mie ricette, quelle collaudate da anni su cui potevo sempre fare affidamento, con ingredienti diversi da quelli che conoscevo, a volte del tutto sconosciuti. Ho imparato sapori e odori nuovi, questo è certo.
E poi cercavo, come un'esploratrice, di capire come rinnovare vecchi oggetti e ambienti datati in una dimora enorme – una vecchia scuola nel bosco che avevamo scelto come casa – naturalmente, senza alcuna esperienza.
Tutto era nuovo per me, e anche se non ero esattamente una guru del design, sembrava un’occasione perfetta per dimostrarmi che avevo il coraggio di mettermi in gioco e provare. Continuavo a ripetermi, per darmi coraggio e anche un po’ per scusarmi, che in fondo erano oggetti e materiali già di scarto che nessuno voleva, ma che io, non so perché, trovavo interessanti. Poi, visto che non c’era nessuno fisicamente presente a farmi desistere, anche le idee più fantasiose potevano avere una chance. Forse in una casa nuova avrei avuto più riserve a sperimentare, ma nella nostra ex scuola nel bosco, sembrava inevitabile. Quale posto migliore di una vecchia scuola per dare libero sfogo alle mie intuizioni e darmi modo di nutrire la mia creatività? Insomma, se dovevo sperimentare, che almeno fossero epici. E così fu, e ringrazio di aver trascorso quello e altri lunghi inverni avvolta nel silenzio ovattato del bosco, dove, come in una bolla, ho potuto scoprire e sperimentare molto. Senza giudizio, seguendo solo l'istinto e un po’ di buon senso.
Lasciate che io sia sincera fin da subito: questa newsletter sarà come un’estensione del mio diario di esperienze, aggiornato e rinnovato. Il cuore di questo spazio sarà dedicato a condividere il mio stile personale, le abitudini e le tradizioni che ho integrato nella mia vita quotidiana, dalla moda all’arredamento della casa. L'approccio sarà pratico anche per chi è alle prime armi e non sa da dove iniziare o come procedere. Tranquilla, anche io ero così e continuo a scoprire cose nuove. Vedi questo come un viaggio da fare in compagnia, nei tuoi tempi e quando vuoi. Spero che possa ispirare chi cerca di infondere un tocco nordico nella propria esistenza, o semplicemente chi ha la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo. In ogni caso, vi prometto che sarà un viaggio affascinante e, si spera, anche un po' illuminante. Credo fermamente che non ci sia niente di più affascinante che mescolare gli aspetti migliori di due culture così diverse come quella italiana e quella svedese, rendendole così decisamente più interessanti e, a volte, persino divertenti.
E tutto questo non poteva non includere anche ricette italiane, quelle che ogni expat si ritrova a improvvisare con ciò che ha a disposizione, perché molti degli ingredienti a cui eri abituata sembrano essere scomparsi nel nulla, come se avessero preso il volo verso destinazioni sconosciute, la verità è qui non arrivano. E poi ci sono le ricette svedesi. Alcune sono diventate subito le mie preferite, mentre altre sono ancora in attesa di una "seconda chance" (ok, a volte anche una terza chance) — e scopriremo insieme voi cosa ne pensate. Non possiamo dimenticare il galateo svedese a tavola, che può essere, a volte, sorprendentemente eccentrico e, al contempo, magnificamente semplice, come un enigma che si risolve da solo.
Quindi, troverete ricette, alcune scritte in grammi e altre in tazze (con una tabella di conversione, perché nessuno ha voglia di fare conti a metà ricetta con tutti gli ingredienti sparsi sul tavolo) e una guida su cosa significhi davvero "stagionale" qui, un concetto che non ha nulla di universale.
In sintesi, avrete due categorie principali: Lifestyle e Food. E, sprofondare nella quotidianità nel caos casalingo e di parvenza di ordine controllato, ho aggiunto un pizzico di Home Living. So benissimo quanto sia difficile separarsi dalle cose, specialmente quando sei una multiappassionata come me, che adora il riciclo e si aggrappa ai vecchi jeans di vostro figlio come se fossero reliquie sacre. Immaginate Marie Kondo che mi fissa con disapprovazione, invitandomi a lasciarli andare mentre io stringo quel paio di pantaloni adorabili dell’asilo, rispondendo con un “col cavolo”. Ma non temete, nella sezione Fai da te troverete idee e suggerimenti per reinventare i vostri oggetti, dimostrando che, nonostante le leggi di Marie Kondo, sappiamo trasformare il nostro disordine in qualcosa di personale. Le newsletter si alterneranno con una frequenza minima bisettimanale e potrete trovarle nella barra del menu, proprio come un'ancora di salvezza tra i contenuti di questa newsletter.
Il blog e questa newsletter sono pensati per chi si trova in un periodo di cambiamento o cerca idee e ispirazioni. Se stai cercando un luogo dove sentirti accolta e meno sola, in un ambiente intimo e spontaneo, sei nel posto giusto.
Offro una parte dei contenuti gratuitamente, perché credo che tutti meritino uno spazio dove trovare conforto e stimoli senza spendere un centesimo. Tuttavia, c'è anche la possibilità di accedere a una community esclusiva a pagamento. Abbonandoti, potrai usufruire di risorse aggiuntive, partecipare a eventi speciali e interagire più profondamente con me e con coloro che decideranno di unirsi.
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Substack è, a mio avviso, al momento la cosa più vicina a una versione utopica di un'app di social media. Non ha pubblicità – un aspetto decisamente significativo per il suo funzionamento – ed è prevalentemente accogliente e supportiva. È popolata da persone che preferiscono leggere piuttosto che scrollare compulsivamente da un contenuto all’altro. In effetti, è così ricca di spunti e contenuti che valorizza e sostiene le differenze, al punto che inizialmente non mi ero nemmeno accorta che fosse un social media nel vero senso del termine.
In passato, sui social media non c’erano pubblicità, cuccioli adorabili in primo piano o vite (e case) perfette. La comunicazione e lo scambio erano al centro dell'attenzione, proprio come nei vecchi blog che facevano furore (chi ha iniziato con Blogspot, alzi la mano!). I blog e le sezioni dei commenti erano spazi dedicati al dialogo, allo scambio di idee e alla riflessione, privi di insulti, limiti di caratteri e secondi fini come scambi di link o spam. Chi è nuovo sui social non ha mai vissuto quell’esperienza, ma all’epoca i siti permettevano davvero alle persone di connettersi, conoscersi, scambiarsi idee e coltivare rapporti virtuali, un’esperienza che molti ritengono oggi irraggiungibile.
Ecco perché credo che continuare a parlare di vite reali, con tutte le imperfezioni e i progressi, possa e debba contrastare il mondo perfetto che, pur sapendo di essere un’illusione, crea frustrazione perché col tempo ci convinciamo che quella sia la norma e dimentichiamo quanto sia distante dalla realtà. Qui vi prometto che vedrete progressi fatti con gioia (e sì, tanta pazienza), perché le cose belle vanno conquistate. E mi hanno insegnato che le cose più preziose sono quelle che crescono lentamente, proprio come una pianta che, a dispetto di tutte le sue difficoltà, riesce a fiorire.
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Nel frattempo, condividilo con chi pensi possa essere interessata! Grazie ❤️
* P.S. Sono solita scrivere al femminile perché, da sempre, ho avuto lettrici e, con il tempo ho prevalentemente interagito con donne, diventando così naturale per me rivolgermi al femminile. Tuttavia, chiunque è il benvenuto.

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