English version here:
Trent’anni.
A dirlo così fa un certo effetto e, a dire la verità, mi commuove un po’.
Sono partito con il mio amico Ed. Avevamo 21 anni e io, a quel punto della mia vita, ero abbastanza perso. Mi ero lasciato da circa sei mesi con una ragazza che amavo tantissimo, avevo la pressione della parte finale dell’università addosso e non avevo proprio un gran metodo per studiare. Sono sempre stato un po’ dislessico, anche se non sono mai stato diagnosticato, e l’università non era esattamente il posto dove questa cosa mi aiutava.
Era una bella università, un vero melting pot culturale, e c’erano tantissime cose che mi piacevano. Ma facevo fatica a stare dentro al sistema accademico. Durante le vacanze di Natale e di Pasqua mi ritrovavo spesso ancora sui libri mentre gli altri sembravano riuscire a staccare. E bevevo anche troppo, un po’ per la cultura inglese dell’epoca e un po’, probabilmente, per dimenticare.
Ero molto timido. Molto. Facevo fatica a guardare le persone negli occhi e a sentirmi veramente connesso. Avevo degli amici, certo: a pranzo giocavamo a Star Trek con delle macchine da flipper ed eravamo diventati veramente bravi. Poi, nell’ultimo anno, avevo finalmente trovato delle persone con cui condividevo la musica che amavo, jungle e drum and bass, e avevamo iniziato ad andare insieme alle serate a Birmingham. La vita c’era, insomma. Ma dentro di me sentivo ancora che c’era qualcosa che non avevo trovato.
E avevo una gran voglia di scoprire il mondo.
Non conoscevo praticamente per niente l’estero, ma volevo vedere cosa c’era là fuori. Così sono partito con Ed e, e appena atterrato in Francia, ho cancellato il biglietto di ritorno.
Non avevo un piano.
Trent’anni dopo mi accorgo che forse non era esattamente il mondo esterno che stavo cercando.
Era qualcosa di più interno.
Quali altri modi ci sono di stare al mondo?
In questi trent’anni ho fatto tante vite diverse. Ho viaggiato parecchio, ho vissuto in posti diversi, ho fatto teatro fisico, giocoleria, yoga, taiji, musica, acrobatica, clown, festival, insegnamento, ritiri, permacultura, progetti, fallimenti e nuove partenze. Ho avuto la fortuna di incontrare dei maestri straordinari e tantissime persone che, in un modo o nell’altro, mi hanno cambiato.
La giocoleria è diventata uno dei fili più importanti. All’inizio insegnavo soprattutto tecnica, poi piano piano le mie lezioni diventavano sempre più creative: c’erano più movimento, espressione, gioco e improvvisazione. E a un certo punto ho iniziato a vedere che alle persone stava succedendo qualcosa. Erano contente, si sentivano più libere, più presenti, più entusiaste. E non era semplicemente perché avevano imparato a fare tre palline.
Per molto tempo non ho capito bene quale fosse l’impatto di quello che facevo. Oggi lo vedo molto più chiaramente. Il lavoro che porto avanti può trasformare le persone, anche se mi rendo conto che è difficile dirlo senza sembrare esagerato. Ma quello che vedo è che, attraverso il gioco, il movimento, la creatività e l’incontro, le persone possono ritrovare entusiasmo, voglia di esserci, voglia di condividere, di osare, di imparare. A volte ritrovano semplicemente una parte di sé che sembrava essersi persa.
E forse è questa la ricerca che mi ha accompagnato per tutti questi anni.
Perché appena qualcosa diventa familiare, la mente dice: “Ah, questo lo conosco.” E quando pensiamo di sapere già, smettiamo di guardare davvero. Smettiamo di fare domande, smettiamo di vedere i dettagli e la meraviglia si spegne un pochino.
Io voglio continuare a tornare lì, a quel punto in cui non so ancora. In cui posso guardare qualcosa che ho visto cento volte e chiedermi: “Ma è davvero così?”
Forse non mi interessava tanto scoprire tutto quello che c’era nel mondo. Mi interessava, e mi interessa ancora, scoprire modi diversi di stare al mondo.
E questa ricerca continua.
Per questo mi piacerebbe tornare in India, sarà la terza volta. Dal 10 al 31 gennaio propongo un viaggio per un piccolo gruppo che partirà da Varanasi, sulle orme di Hanuman. Ma il viaggio, in realtà, sarà anche un’altra cosa: un’occasione per ritrovare quella parte di noi che non cambia, quella gioia più profonda che non dipende da quello che succede fuori.
Meditare nei templi, guardare i colori, lasciarsi sorprendere, tornare magari a quegli sguardi innocenti che hanno i bambini. Praticare. E naturalmente fare giocoleria. Se non sai farla, imparerai. Tre / cinque palline e via.
La giocoleria è anche un modo meraviglioso per viaggiare. In India, poi, le persone si aprono tantissimo quando la vedono. E c’è qualcosa nell’India che ti insegna la gratitudine, a essere grato alla vita nonostante tutto. In un’epoca in cui abbiamo tantissimo e spesso non siamo felici, forse abbiamo qualcosa da reimparare.
E allo stesso tempo sento un richiamo verso casa, verso la Cornovaglia, verso Penwith, quella punta occidentale dove sono cresciuto da adolescente. Un posto magico. Forse anche qui c’è un viaggio da fare, un pellegrinaggio. Perché il pellegrinaggio non deve necessariamente essere il Cammino di Santiago: quello è un modo, ma ce ne sono tantissimi. Puoi trovare il tuo.
Ho 51 anni. E quando penso ai prossimi trent’anni non riesco proprio a considerarli come una discesa verso la fine. Conosco persone di 78, 79 anni che stanno benissimo e hanno ancora una voglia enorme di vivere. E proprio recentemente, in Inghilterra, ho incontrato un signore di 93 anni con un’energia che mi ha dato un gran gioia.
Quindi forse non abbiamo idea di quanto ci resta da scoprire.
Ed è anche quello che vorrei trasmettere alle persone dopo i 50: non è finita qui. Non hai già visto tutto. Non sei obbligato a diventare una versione più piccola di te stesso. Possiamo continuare a cambiare e fare piccoli cambiamenti che migliorano la nostra vita. Non necessariamente fare di più, ma fare le cose con più criterio. E soprattutto trovare modi per farle insieme agli altri.
Perché sì, da solo vai più veloce. E ci sono cose che, in certi momenti, devi fare da solo. Ma avere una visione condivisa, creare qualcosa insieme, avere intorno persone che hanno ancora voglia di esplorare, questa è una cosa poderosa. La sento nel lavoro con Pearls of Juggling, ma la sento ancora più forte nel lavoro di Giocosamente.
Una parte di questa storia l’ho raccontata nel mio libro Meeting Life, pubblicato in italiano come Giocare il gioco della vita. Se non l’hai ancora letto e questa storia ti incuriosisce, puoi procurartene una copia.
E se ci siamo incontrati in qualche punto di questi trent’anni - attraverso la giocoleria, un workshop, un festival, Giocosamente, un viaggio o semplicemente una conversazione - mi piacerebbe sapere cosa ti è rimasto di quell’incontro. A volte non sappiamo davvero dove arrivano le cose che facciamo. Se qualcosa che abbiamo condiviso ha toccato, aperto o migliorato anche solo un piccolo pezzo della tua vita, mi farebbe piacere saperlo.
Trent’anni fa sono partito senza un piano. Avevo voglia di scoprire.
E forse, dopo tutto questo tempo, la cosa più bella è che la domanda è ancora la stessa.
Non so esattamente cosa ci sia ancora là fuori. E non so esattamente cosa ci sia ancora qui dentro.
Ma ho ancora voglia di scoprirlo.
E le avventure ci sono ancora.
Per fortuna.
Grazie per esserci.
Anthony
PS Prossima avventura - 11-13 Settembre al Pianeta Verde - Una Vita Vibrante
Ti aspettiamo!!
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