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Andrea Ferrario · Aug 5, 2026

TAVOLE - Il paese che si svuota

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Il Giappone ha bisogno di lavoratori stranieri, ma allo stesso tempo li respinge

Il censimento 2025 ha fotografato il calo demografico più ripido nella storia del Giappone. Mentre 45 prefetture su 47 si spopolano, il paese stringe le regole sui visti e rende più difficile la vita agli stranieri che potrebbero compensare tale perdita. I piccoli ristoranti etnici, più diffusi dei McDonald's, sono il luogo dove le due dinamiche si incrociano. Questa serie le osserva da una distanza discreta, nel momento in cui una di quelle luci si spegne.

Il declino non è una novità, ma la sua velocità sì. Dal 2020 il ritmo della contrazione si è più che triplicato, ed è la terza rilevazione consecutiva a registrare un segno meno. La carenza di manodopera che ne deriva colpisce soprattutto i servizi e l’agricoltura, settori in cui è difficile soddisfare il fabbisogno attingendo alla sola popolazione locale.

La crescita di Tokyo non contraddice lo spopolamento, lo alimenta. La capitale assorbe i giovani delle prefetture in declino, che si lasciano alle spalle centri abitati sempre più invecchiati e vuoti. All’interno della stessa Tokyo, intanto, la famiglia media si assottiglia fino a contare meno di due membri, segno di quante siano ormai le abitazioni occupate da una sola persona.

Dietro le insegne indiane ci sono quasi sempre gestori nepalesi, e il pranzo da 1.000 yen è diventato un’abitudine per molti impiegati. La ristorazione dipende ormai in misura crescente dai lavoratori venuti dall’estero, il cui contingente nel settore alimentare ha già toccato il tetto fissato dalla legge, tanto che il rilascio di nuovi permessi è stato sospeso.

La norma sui visti, decisa prima dell’arrivo dell’esecutivo Takaichi, puntava alle società di comodo aperte da stranieri facoltosi per ottenere un titolo di soggiorno. A pagarne il prezzo sono però soprattutto i piccoli esercizi familiari, in un settore in cui i fallimenti hanno toccato la punta più alta degli ultimi 30 anni. È previsto un periodo transitorio di tre anni, ma il rinnovo è interamente a discrezione dell’amministrazione.

La chiusura di questi locali si inserisce in un quadro più ampio. Negli stessi mesi le autorità hanno alzato le tasse sui permessi di soggiorno e avviato il monitoraggio dei lavoratori stranieri sui social, mentre alcune amministrazioni locali hanno introdotto premi per chi denuncia l'impiego irregolare. Tutto questo mentre il governo, in modo contraddittorio, annuncia di voler reclutare 800.000 lavoratori dall'estero entro il 2029.

La saracinesca abbassata di un ristorante di curry è il risultato più immediatamente visibile di questa contraddizione.

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