Questa facciata non la si nota dalla strada che sale al passo. In macchina si viaggia troppo veloci su un falsopiano al 4%. Sfugge. Anche in bicicletta non la si degna di troppa attenzione; piuttosto si preparano i rapporti e le gambe, soprattutto le gambe, per lo strappo al 12% qualche manciata di metri più avanti.
Insomma, si passa. Si passa e basta.
La facciata si nota se si devia dal passo verso una serie di parallele. Alcune guardano i pascoli, altre il corso d’acqua che scende dall’alto. La strada è ombrosa, ghiacciata d’inverno e fresca d’estate. L’acqua un tempo alimentava un’antica segheria veneziana, spingeva le pale di alcuni mulini, abbeverava animali e assetati.
Mi ha incuriosito la parte trasandata dell’immobile, l’ala rimessa a nuovo non l’avevo nemmeno notata mentre scattavo. Mi è tornata alla mente la prima intervista del podcast risalente all’ottobre del ‘22. Marinella e Stefano - da Valle di Cadore - spiegavano come un tempo ci si dividesse le case: “una finestra al sole, per stendere i panni, a testa”. Così le successioni ereditarie, nel tempo, si sono fatte complesse e l’asse ereditario migrato oltreoceano - in diversi casi - impossibile da contattare. Gli anni hanno scrostato gli intonaci, premuto i tetti verso il basso, aperto infiltrazioni e le finestre si sono arricchite di polvere, nostalgia e domande: “perché non ci pensa nessuno a quelle case?”.
“Quelle case” mi hanno sempre incuriosito, non perché fossero tra le montagne ma perché raccontano di un tempo che non se n’è andato. E’ rimasto lì, fermo a come tutto era finché un’ultima tempesta non le farà collassare. Altrimenti ci penseranno edere e rovi a inghiottirle. E’ solo questione di tempo.
E’ anche per questo che “quelle case” sono dei “soggetti” da immortalare, soprattutto quando qualcuno (chissà chi in questo caso) decide di investirci per assicurarsene solo una parte. L’altra rimarrà proprietà di sconosciuti, forse defunti, forse vivi, forse in Italia o forse no.
Della parte vecchia di questa foto non conosco nulla: forse è ancora abitata durante l’estate, forse qualcuno la abita ancora, forse sarà rimessa a nuovo dai proprietari dell’ala rinnovata.
Tante domande, tante riflessioni, tanti pensieri. Eppure ho soltanto girato a destra e traversato il corso d’acqua. Se non mi fossi fermato non avrei visto. Se non avessi parlato con Stefano e Marinella (che purtroppo ci ha lasciati) in quell’autunno non mi sarei chiesto nulla. Avrei accelerato ascoltando l’autoradio. Oppure avrei semplicemente abbassato la testa e scaldato le gambe alla ricerca di un insignificante tempo sul cronometro del Garmin.
Il territorio va esplorato e per farlo basta perdersi, silenziare il telefono e osservare da un’altra prospettiva quello che non si vuole vedere.
Si parla di montagna.

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