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Amanda Deni Living · Jul 26, 2026

Ultimo giorno di vacanza in Romagna: il mare che mi ha fatto rallentare, perchè a volte serve fare cose normali

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L’ultima alba a Bellaria, una corsa sulla battigia e il desiderio, ogni volta, di chiamare casa un luogo che sa di gentilezza.

C’è qualcosa di malinconico nell’ultimo giorno di vacanza.

Quattro notti e cinque giorni arrivati quasi per caso.

Il Lusu (mio marito Paolo, che tutti conoscono con questo soprannome nato dalla contrazione del nostro cognome) mi guarda e mi dice: «Prepara quattro cose in valigia che partiamo».

Io detesto partire senza programmi. Detesto preparare le valigie all’ultimo minuto. Sono quella che si porta persino qualcosa da cucire, che inizia a fare le liste una settimana prima e che dissemina la casa di “zone valigia”, pronte per essere riempite. Di solito non dimentico nulla.

Se volete trovate i video su @amandadeni in Instagram

Il trabocchetto del «partiamo domani», invece, mi mette ansia.

Eppure riesco sempre… a dimenticare qualcosa.

Ho dimenticato anche stavolta, ma conosco la meta, è familiare, è Bellaria.

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Il vantaggio di tornare in un luogo conosciuto, vissuto tante volte, esplorato in lungo e in largo, è che regala certezze. Mi tranquillizza. So che non troverò sorprese. Conosco il phon nelle camere, conosco l’accoglienza. So che a colazione troverò le mie brioche preferite. So che, prima di colazione, camminerò sul lungomare con il Lusu e che subito dopo raggiungeremo la nostra spiaggia, sempre la stessa. so anche che il mercoledi a Bellaria c’e il mercato, compro frutta, verdura e piante.

E tutto questo, invece di annoiarmi, mi dà conforto. La libreria dove vado sempre è balsamo.

Una cosa, però, cambia sempre: i ristoranti della sera. sono un’esploratrice culinaria, curiosa e affamata.

Qui ogni locale è quasi una certezza. È difficile mangiare male. Eppure continuo ad avere voglia di assaggiare piatti nuovi, sapori diversi, perché il cibo, per me, è anche un modo per conoscere un luogo. Non posso rinunciare ai piatti di pesce nonostante qualche senso di colpa

Forse è anche per questo che mi sono ritrovata nelle parole di Dacia Maraini, ne La nave per Kobe:

«Ammetto di essere una pessima vegetariana. Diciamo che il mio astenermi dalla carne è un atto di solidarietà verso i mammiferi. Mangiare una mucca, mi fa molto più senso che mangiare un pesce. Riconosco che sono sofismi. Il radicalismo vorrebbe che se uno rifiuta di mangiare carne, lo faccia astenendosi da ogni specie animale e per sempre, rigorosamente coerente con la propria scelta. Ma liberarsi dalle contraddizioni non è affare da poco. Quando guardo un povero pesce con la bocca aperta, disteso su un piatto, mi sento subito in colpa per aver inferto la morte, anche se non sono stata io a farlo di persona. Per essere in procinto di cibarmi di quella carne. Non sono tutte creature di Dio?, suggerisce una voce severa. Mi chiedo se San Francesco mangiasse qualche pesciolino.»

Quelle parole sembrano scritte anche per me.

Sono il mio stesso pensiero.

Quando la vacanza sta per finire è come se si cercasse di trattenere il tempo, di respirare più profondamente l’aria di mare, di imprimersi addosso ogni dettaglio prima di tornare alla quotidianità.

Staccare qualche giorno fa davvero bene.

Non devi chiudere le imposte la sera, non devi inserire l’allarme e neanche organizzare lavatrici e ritirare biancheria.

L’ultima mattina mi sono svegliata prestissimo.

La sera precedente mi ero addormentata tardi, con il libro di Dacia tra le mani, una scrittrice che sto scoprendo soltanto ora e che mi sta conquistando pagina dopo pagina.

Alle sei e un quarto ero già fuori.

Volevo salutare l’ultima alba.

Il mare al mattino ha una voce diversa. Più discreta. Più sincera.

Poi ho corso. Un’ora intera, a passo lento, sulla battigia, dove la sabbia è compatta e restituisce una falcata quasi perfetta.

Non ho corso per cancellare ciò che avevo mangiato in quei giorni.

Non c’era alcun senso di colpa da espiare.

Ho corso perché ne avevo voglia.

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Perché la brezza fresca del mattino rende ogni passo leggero. Perché il sole deve ancora scaldare la pelle. Perché correre davanti al mare è uno di quei piccoli privilegi che ti ricordano quanto sia bello sentirsi vivi.

Ogni vacanza lascia qualcosa.

Il tempo insieme è prezioso. Abbiamo amici che stanno vivendo un momento difficile e problemi di salute importanti, e non abbiamo potuto fare a meno di pensarci, apprezzando ancora di più le piccole cose.

Le vacanze sono anche idee. Talvolta diventano desideri o sogni a occhi aperti.

Sono riuscita ad andare in un mercatino a Rimini e a fare due passi sul ponte Tiberio, seppur in ristrutturazione, ha un fascino irresistibile e sotto l’arco di Augusto 2000 anni di storia sopra la mia testa

Il Giappone continua ad abitare i miei pensieri. La Puglia rimane uno dei luoghi che porto nel cuore. Ma ogni volta che torno qui mi sorprendo a fare sempre lo stesso ragionamento.

Se un giorno dovessi davvero lasciare la mia casa per trasferirmi altrove, credo che sceglierei l’Emilia-Romagna.

Forse perché è anche la terra della mia nonna.

Forse perché qui ritrovo un senso di civiltà fatto di piccoli gesti, di ospitalità autentica, di persone gentili senza essere invadenti.

Mi colpiscono le città pulite, gli spazi curati, il rispetto per i luoghi comuni. Mi piace trovare materie prime eccellenti, mangiare bene senza dover cercare ristoranti esclusivi, respirare quel perfetto equilibrio tra campagna e mare, tra movimento e silenzio.

E poi c’è il cibo.

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Chi mi segue sa che da un anno esatto sto seguendo un percorso alimentare che mi ha regalato grandi soddisfazioni. Lo racconto proprio qui nelle newsletter. Ma una vacanza è anche il luogo in cui si impara a fare pace con se stessi.

Non ho messo da parte la consapevolezza.

Ho semplicemente lasciato in pausa la rigidità.

La prima mattina mi sono concessa una colazione senza fare troppi calcoli, anche con dolci e carboidrati. Quando siamo lì alloggiamo nel medesimo alberghetto in stile shabby a gestione familiare, pulito e profumato. Sa di amici. La responsabile di sala è Lumi una ragazza bella e garbata, mai una parola fuori posto, con la sua presenza discreta mi vizia ogni volta. E qualche brioche ci è scappata.

Nei giorni successivi ho trovato spontaneamente un equilibrio: dopo una colazione anche con cetrioli e pomodorini pachino, omelette, latte e caffè (non ridete) a pranzo mi bastava un frutto, a volte neanche quello, acqua a volontà, mentre la sera mi concedevo un secondo, oppure - con strappi alla regola che in questi giorni sono diventati consuetudine - un primo accompagnato da un secondo.

Ho evitato sempre i fritti. Mi sono pentita! Una buona frittura ci poteva stare. Una volta sola

E poi ci sono loro. I bomboloni. La rivelazione di quest’anno che ci ha fatto dimenticare il gelato che amiamo di più proprio a Bellaria

Immancabili. Bomboloni, compagni di ogni sera.

Ogni sera? Sì!

Qualcuna di voi mi ha scritto una frase che mi ha fatto sorridere:

«Andare in Romagna e non mangiare un bombolone è come scendere a Napoli e non mangiare la pizza.»

Come darle torto?

Alla fine mi sono resa conto che una vacanza non si misura dalle calorie.

Si misura dai ricordi che riesce a lasciarti.

Dalle albe viste, dai tramonti, dalle pagine di un libro lette tutte d’un fiato, dai giri in bicicletta con il vento sulla faccia, dalle chiacchiere scambiate con persone che ormai si incontrano anno dopo anno.

Dalla leggerezza con cui, almeno per qualche giorno, impariamo a vivere il presente senza fare continuamente i conti con ciò che verrà dopo.

Bellaria. È un nome quasi propiziatorio. Ha sempre tirato un’ arietta piacevolissima.

Queste righe le avevo iniziate in auto, durante il viaggio di ritorno.

Prima di partire mi sono fermata da Crem Caramel, accanto alla chiesa, una piccola bottega che vende i bomboloni alla crema più buoni che abbia mai assaggiato.

Quattordici bomboloni alla crema: dieci destinati a casa e quattro che ci hanno tenuto compagnia durante il viaggio.

Inutile dire che stamani sono finiti e io ho solo guardato.

Poco più avanti, nella stessa via, c’è Mirko. Qui si trovano pasta fresca, piadine e cassoni preparati a regola d’arte. Sono tornata a casa con cinque cassoni alle erbe e gorgonzola, preparati al momento.

La proprietaria, credo sia la proprietaria, con due occhi azzurri bellissimi, peccato non averle chiesto il nome, cosa che faccio sempre, mi ha spiegato come trasportarli e come scaldarli una volta arrivata a casa, perché restassero fragranti come appena sfornati. Mi ha poi dato il numero di telefono per chiamarla laddove avessi avuto necessità di ragguagli. Capite la cordialità?

Sono stata tentata anche dalla pasta fresca ripiena e da qualche piadina in più.

Poi mi sono fermata.

Sapevo che il giorno dopo (oggi) sarei tornata alla mia alimentazione abituale e che non riempire il frigorifero di troppe tentazioni mi avrebbe aiutata a riprendere il ritmo.

E infatti eccomi qui. Oggi giornata irreprensibile.

Ho limato questo racconto tra una lavatrice e un riordino. Ho controllato il giardino e, tutto sommato, le piante hanno retto bene al caldo e alla mia assenza, anche se qualche giorno in più probabilmente avrebbe presentato il conto.

Le galline stanno bene.

Stella e Lea ci hanno accolti come se fossimo stati via un anno intero.

Capita anche a voi?

Ho colto le prugne, lavato e riposto tutti i costumi e i panni anche inutilizzati. Questa volta ho ottimizzato gli spazi. Come dicevo conoscere cosa si farà facilita il compito del decluttering del superfluo.

Adoro il profumo del bucato appena fatto, quel profumo che sa di casa e di normalità.

Non mi sono ancora pesata, anche se forse avrei dovuto farlo per capire i “danni” della vacanza. Ma siccome già da oggi ho ripreso la retta via, preferisco aspettare la prossima settimana.

Da domani ricomincia la solita corsa.

Sono già immersa nei programmi della settimana e nel lavoro che mi aspetta. Ho un progetto importante da preparare per una rivista e, incredibilmente, si comincia già a pensare al Natale.

La vacanza è finita.

Le buone abitudini sono ricominciate.

Ma il profumo del mare, quello, rimane addosso ancora per un po’.

Per chi andrà in vacanza auguro una buona ricarica.

Amanda

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