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E adesso, via veloce verso il vento. Dov’eravamo rimastз?
— Non è possibile! Tutti gli anni la stessa maledetta storia. — Adelaide si passò una mano tra i capelli bianchi e diede un calcio frustrato allo scatolone degli addobbi. — Si può sapere cosa ti tengo a fare, se non dai nemmeno la caccia ai topi?
Esmeralda alzò la testa dalla soffice coda nera e sbadigliò. — L’ultima volta che ho controllato il nostro contratto, il mio compito era custodire il libro degli incantesimi non gli addobbi di Natale.
— L’ultima volta che hai controllato — le fece il verso Adelaide — non avevo un figlio, una nuora e due nipoti che verranno a passare qui le feste di Natale. Se ci fosse ancora Gerardo…
— Io dovrei ancora fingere di miagolare e tu non potresti fare mezzo incantesimo per addobbare casa.
— Cosa che farei, se quegli stupidi topi non avessero rosicchiato di nuovo tutte le luci! — Sbuffò. Avrebbe dovuto ricomprarle una per una, visto che la tecnologia interferiva con la sua magia. Le nuove generazioni sapevano mischiarle, ma lei era troppo vecchia per aggiornarsi, anche se i suoi ragazzi continuavano a spiegarglielo con tutte le buone intenzioni del mondo. — Bah, intanto tiriamo su l’albero. Per le luci mi inventerò qualcosa.
— Ecco, questo è lo spirito. — Esmeralda si stiracchiò, fece un paio di giri su se stessa e tornò ad appallottolarsi contro la stufa, con il muso nella coda.
Adelaide non sapeva se ridere o disperarsi. Nel dubbio, si tirò su le maniche e scrocchiò le dita. — Chi fa da sé fa per tre, perciò tutti qui da me! — scandì, puntando gli scatoloni.
L’albero mise fuori la punta e si tirò su con i rami. — Comandi, signora!
— Va’ a metterti lì nell’angolo, dov’eri l’anno scorso. — Giusto, le rime. — Ahem… Vola, vola, alberello e in un baleno sarai bello. Voi, palline colorate, in una danza lo accompagnate e sui suoi rami torvate posto, ché non è mica ferragosto!
Gli addobbi si inclinarono dubbiosi verso di lei.
Adelaide roteò gli occhi. Le rime potevano non essere le migliori, ma non era il momento di essere schizzinosi, maledetti scansafatiche. — Forza, forza, addobbi belli: a Natale si è tutti fratelli. Se ci si aiuta con buon cuore, si fa tutto e torna il buonumore.
L’albero balzò fuori dal suo scatolone e con un gesto del ramo spinse le palline a seguirlo. Saltellò fino al suo angolino accanto alla vetrata che dava sul balcone e in due giravolte si addobbò di tutta la plastic colorata che lei e Gerardo avevano accumulato negli anni. — Mia signora, ma le luci?
— Arriveranno, abbi fede! Devo sol…
Il citofono squillò.
Adelaide si affrettò a rispondere. Era troppo presto perché fossero già i suoi ospiti. Possibile che…?
Aprì la porta e si trovò di fronte una ragazzina con le guance arrossate dal freddo. Teneva arrotolato intorno alla spalla un filo di luci di Natale. I led lampeggiavano di mille colori al ritmo di una musica che dovevano sentire solo loro. — Luci a domicilio! Piacere, sono Lucia. Sì, i miei genitori avevano davvero poca immaginazione. — Mostrò un sorriso di denti rossi, verdi e blu e porse la mano guantata.
Adelaide gliela strinse.
Il filo di luci si arrotolò intorno al braccio della ragazzina. Strisciò come un serpente, superò il gomitò, guizzò lungo l’avambraccio, sul polso e poi passò sulle mani strette.
Ad Adelaide sfuggì una risatina per il solletico al dorso della mano.
Il filo risalì il suo braccio e si attorcigliò alla spalla.
— Quanto gliene serve? Dieci metri bastano? Di più? Mi dica lei.
Il serpente di luci, sottile quanto la mina di una matita, continuava a scorrere dalla ragazzina fino a lei. Il rocchetto intorno alla sua spalla non accennava a ridursi. Che meraviglia, le luci di Natale infinite. E il servizio a domicilio era un tocco di classe.
Esmeralda sbucò da dietro la porta. Si leccò la zampetta e se la passò dietro l’orecchio. — Mi ero preoccupata per nulla. — Si stiracchiò dal musetto fino alla punta della coda e sparì in salotto.
— Credo che così sia sufficiente. — Adelaide mollò la presa e il cavo si staccò all’altezza del suo polso.
La ragazzina tirò fuori da un sacchetto di juta una presa di corrente. — Non che serva, ma, se dovesse avere in casa ospiti Mundani, sarà più credibile.
— Grazie davvero. Non so come avrei fatto sen…
Un rumore di vetri infranti provenne dal salotto.
— Con permesso. — Chiuse la porta in faccia a Lucia senza darle il tempo di rispondere. Cosa aveva combinato stavolta Esmeralda?
La gatta nera alzò gli occhi dalla fu pallina in vetro azzurro e fece spallucce. — Avresti dovuto dirle di mettersi più in alto.
— Come se questo avesse mai fermato qualunque gatto. — Adelaide si chinò a raccogliere i frammenti. — Oh, la mia schiena! Era anche una delle mie preferite. Ma che avete contro gli alberi di Natale?
Esmeralda si leccò una zampa e si strofinò l’orecchio destro. — Proprio niente. È che sono ipnotici e poi, dai, le palline sono fatte per essere colpite. Voglio dire… pendono!
Adelaide sbuffò e appoggiò i pezzi sul tavolo. Per quelle magie delicate, ci voleva la rima adatta. — Fila via, prima che decida di usarti come ghirlanda! Anzi, già che ci sei, va’ a sistemare il camino: con due bambini sotto lo stesso tetto, il grassone cercherà di sicuro di infilarcisi e non vogliamo che si incastri come l’ultima volta, no?
I peli di Esmeralda si rizzarono come aghi di pino. — Sempre a me, i compiti ingrati!
— Così impari a rompere i regali di anniversario.
Esmeralda le diede la coda con tutto lo sdegno di una maestà lesa e si mise al lavoro.
Adelaide ridacchiò e srotolò le luci nuove di zecca. — Luci lucine, come stelle piccine, quest’albero già ben addobbato senza di voi si è addormentato. Svegliatelo, orsù, voi che potete, e nella notte buia splendete!
Le luci tintinnarono, avvolgendosi intorno all’albero come uno scialle che cambiava colore al ritmo di Jingle Bells.
— Ghirlande e festoni, ai vostri muri,
senza attendere i tamburi!
Pigne e candele per centrotavola,
un bel nastro ci sta una favola.
Ora le calze, su, tutte appese,
per riempirvi di sorprese!
Dai, ci siamo, è quasi fatta;
manca solo il fiocco alla gatta!
— Non ti azzardare! — miagolò Esmeralda dalla cappa del camino, ma il fiocco di raso verde la aspettava al varco insieme alla spazzola. Appena le sue zampe toccarono il tappeto, le piombarono addosso, tirandola a lucido. — Un giorno di questi ti brucio il grimorio sul serio! Vedrai se non lo faccio!
— Sì, sì, lo so, la tua terribile vendetta eccetera eccetera. Ora, i biscotti li vuoi con il pollo o con il salmone?
Se ti va, continua da qui! Non c’è un minimo di parole da scrivere, ma non andare oltre le cinquecento.
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Foto di Bakhrom Tursunov da Pixabay

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