Nell’uscita di oggi
🇨🇳 Come la Cina recluta ex piloti Nato attraverso una società sudafricana
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di Michele Ditto
Il 27 luglio 2026 la testata specializzata Intelligence Online ha rivelato che Pierre-Henri Chuet, ex pilota di Rafale Marine della Marine Nationale francese, è stato posto in stato di fermo giudiziario a Parigi.
Il provvedimento è arrivato al termine di un interrogatorio condotto dal servizio di intelligence interna francese, la Direction Générale de la Sécurité Intérieure (Dgsi).
Le accuse contestate riguardano la rivelazione di segreti della difesa nazionale e lo spionaggio a favore di una potenza straniera.
Il settimanale Le Canard Enchaîné aveva già riportato, nell’aprile 2025, che la procura di Parigi aveva ricevuto una segnalazione dal ministero delle Forze armate il 19 febbraio 2025, relativa a un ex militare sospettato di attività di intelligence per conto di un Paese straniero.
Secondo quella ricostruzione, Chuet si era recato in Cina due volte, nel settembre 2018 e nell’agosto 2019, mentre era ancora in servizio attivo, senza informarne la catena di comando come previsto dai regolamenti militari francesi. Entrambi i viaggi sarebbero stati organizzati e finanziati da una società di aviazione con sede in Sudafrica.
Chuet, cittadino franco-canadese, aveva volato su Super Étendard e Rafale M dalla portaerei Charles de Gaulle. Aveva completato anche un addestramento come ufficiale di scambio presso la Marina degli Stati Uniti, totalizzando circa 200 appontaggi su portaerei americane, prima di essere congedato per motivi medici in seguito a un ictus.
Dopo il congedo si è costruito una seconda carriera come autore, relatore aziendale, pilota di linea e divulgatore aeronautico su YouTube: una visibilità che, anni dopo, lo ha mantenuto un interlocutore riconoscibile nel settore.
L’esperienza di Chuet sull’aviazione imbarcata ha un valore specifico per Pechino. La Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione dispone oggi di tre portaerei operative, la Liaoning, la Shandong e la Fujian, con una quarta unità in costruzione.
Tra queste, la Fujian, la più recente, è già dotata di catapulte per il decollo e cavi d’arresto per l’atterraggio: lo stesso sistema, chiamato in gergo tecnico Catobar (catapult assisted take-off but arrested recovery), impiegato dalla Charles de Gaulle francese e dalle portaerei statunitensi.
Gli aviatori navali francesi, addestrati sull’unica portaerei Catobar operativa al di fuori della flotta americana, appartengono quindi a una categoria ristretta.
La società sudafricana coinvolta nel caso francese è la Test Flying Academy of South Africa (Tfasa), già comparsa in casi simili in altri Paesi dell’Alleanza Atlantica.
Una prima inchiesta di Sky News, pubblicata nel 2022, aveva infatti identificato Tfasa come canale di reclutamento di ex aviatori militari britannici, spingendo il ministero della Difesa del Regno Unito a intervenire pubblicamente sul caso.
Secondo quanto riportato all’epoca, circa 30 piloti sarebbero stati coinvolti, attirati con stipendi molto elevati per addestrare piloti dell’aviazione dell’Esercito Popolare di Liberazione.
Il ministero aveva avvertito che tale attività «erode il vantaggio difensivo del Regno Unito» ed esponeva i piloti coinvolti al rischio di procedimenti penali.
Tfasa dichiara sul proprio sito di fornire addestramento anche a cadetti di diverse compagnie aeree cinesi, nell’ambito di un accordo con la Aviation Industry Corporation of China (Avic), conglomerato aerospaziale e della difesa controllato dallo Stato.
Un’inchiesta successiva del Mail on Sunday, pubblicata a giugno 2026, ha identificato altri sette ex militari britannici avvicinati con lo stesso schema: l’allarme del 2022 non ha quindi chiuso la questione.
Il quadro coinvolge anche altri Paesi della Nato. Il giornale The Objective ha riportato, il 25 luglio, che i servizi di intelligence spagnoli hanno identificato almeno due ex piloti dell’Aeronautica spagnola impegnati nell’addestramento di aviatori militari cinesi, reclutati attraverso intermediari sudafricani, Tfasa compresa.
Negli Stati Uniti, il caso più risalente riguarda l’ex pilota dei Marines Daniel Duggan, incriminato dal dipartimento di Giustizia americano nel 2017 per l’addestramento all’appontaggio su portaerei fornito a piloti cinesi tramite un contratto con Tfasa.
L’Australia ne ha approvato l’estradizione nel 2022. A gennaio 2026 lo stesso dipartimento ha avviato una procedura di confisca su due simulatori di missione containerizzati costruiti da Tfasa e intercettati mentre erano in transito dal Sudafrica verso la Cina.
I sistemi, modellati sull’interno del velivolo antisommergibile P-8 Poseidon, avrebbero incorporato software di origine statunitense, destinati ad addestrare personale cinese nell’individuazione e nel tracciamento di sottomarini della flotta americana.
A febbraio di quest’anno è stato arrestato l’ex pilota dell’aeronautica militare statunitense Gerald Eddie Brown Jr, accusato di aver fornito addestramento non autorizzato a piloti militari cinesi.
Atti processuali resi noti nei mesi successivi hanno rivelato che Brown aveva anche tenuto, a Pechino, un briefing sulla struttura dell'aeronautica statunitense e sul caccia F-35.
I casi francese, britannico, spagnolo e statunitense condividono lo stesso schema: intermediari privati, incaricati di aggirare i controlli statali sull’esportazione di competenze militari sensibili.
Il meccanismo si fonda su contratti di addestramento civile, spesso presentati come attività di formazione per l'aviazione commerciale, che offrono un incentivo economico diretto a ex militari con esperienze rare
La difficoltà per i governi occidentali sta nella natura privata e transnazionale di questi contratti, che si muovono al di fuori dei canali diplomatici e militari sorvegliati.
Le misure adottate finora intervengono quasi sempre a fatto compiuto, quando il trasferimento di conoscenza si è già verificato.
Per la Cina, mantenere gli Stati Uniti impegnati nel dossier iraniano è una necessità strategica: ogni risorsa americana assorbita in Medio Oriente è una risorsa sottratta al contenimento di Pechino nel Pacifico.
Un'analisi di come Teheran sia diventata una leva strategica nella competizione tra le due potenze, e di come questo stia ridisegnando gli equilibri di forza nell'Indo-Pacifico.
Il rapido consumo di munizioni da parte degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran ha acceso il dibattito sulla reale capacità di Washington di sostenere un conflitto ad alta intensità e, allo stesso tempo, mantenere la deterrenza nei confronti della Cina.
Un tema destinato a influenzare le future scelte strategiche di Washington.
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