RSS Amplifier

Scomode Verità · Aug 14, 2026

Buon compleanno Gianroberto!

0
Sign in to vote or save

Alessandro Di Battista · Scomode Verità

Oggi Gianroberto Casaleggio avrebbe compiuto 72 anni. In Africa si dice che le relazioni vengano prima delle prime azioni. E io sono grato alla vita per aver avuto la possibilità di conoscere Gianroberto. Il primo articolo che abbiamo pubblicato qui su Scomode Verità, quando eravamo ancora in pochi, l’ho dedicato proprio a lui. Oggi voglio condividerlo di nuovo con voi.

A 30 anni decisi di licenziarmi dal lavoro. Lavoravo in una onlus che si occupava di progetti di cooperazione internazionale, con la quale ero stato in Congo e in Guatemala. Feci un biglietto di sola andata per l’America Latina. Sono stato due anni in America Latina a raccogliere storie e a fare qualsiasi tipo di lavoro, con l’idea di scriverci un libro.

L’idea di ritornare mi fece cadere in attacchi di panico. All’inizio non capisci mai cosa siano; pensi sempre a brutte malattie. Poi inizi a lavorarci su, a comprenderli e a domarli. Volevo scrivere, viaggiare per scrivere e scrivere per viaggiare. Scrissi quindi uno dei miei primi reportage sulle dighe idroelettriche in Guatemala, registrai un video con il leader della comunità indigena e, una volta tornato in Italia, iniziai a mandarlo a tanti giornali. Non mi si filò nessuno. Ripeto: nessuno.

Molti conoscono questa sensazione: la frustrazione di sentirsi soli, di pensare di avere una bella storia da raccontare, un lavoro, dei valori da dimostrare, delle competenze, e inciampare sempre nella solita frase: “Ti faremo sapere”. In quel momento drammatico della mia vita a Roma, senza alcuna certezza sul futuro, l’unica persona che mi scrisse interessata al reportage che avevo scritto sulle comunità indigene in Guatemala fu Gianroberto Casaleggio.

Io nemmeno conoscevo l’esistenza di Gianroberto. Durante un incontro con un MeetUp degli amici di Beppe Grillo mi diedero il nome di una persona che lavorava alla Casaleggio Associati. Gli scrissi e mandai l’articolo.

Successivamente mi arrivò un’e-mail dalla Casaleggio Associati in cui mi dissero che l’articolo sarebbe stato pubblicato sul Blog con un commento di Beppe Grillo in persona. Molte persone videro il video in cui intervistavo un leader indigeno. Potete ancora trovarlo sul blog di Grillo.

Pensai allora di sfruttare il momento. Scrissi un’e-mail allo stesso indirizzo spiegando i miei obiettivi, ma non ricevetti risposta per due settimane. Poi mi chiamarono dalla Casaleggio Associati: Gianroberto voleva conoscermi a Milano.

Mi chiesero quale biglietto del treno volessi prendere, l’orario e tutte le informazioni necessarie. Per me fu molto importante, perché all’epoca ero davvero in difficoltà. Mi sembrò un gesto di grande rispetto.

Andai quindi a Milano, entrai in una sala della vecchia sede di Casaleggio Associati, la stessa sala dove ho visto Gianroberto vivo per l’ultima volta.

Dopo un po’ entrò Gianroberto. Si mise davanti a me, spense il cellulare e mi disse questa frase: “Parlami delle tue idee”. Così, in un quarto d’ora improvvisai: parlai di ciò che avevo fatto in America Latina, di quello che non ero riuscito a fare, di ciò che avrei voluto fare. Gli raccontai i miei sogni e i miei progetti.

Lui rimase in silenzio assoluto. Questa è un’altra caratteristica di Gianroberto: restava sempre in silenzio quando gli altri parlavano. Quando ero parlamentare, parlavo quasi tutti i giorni con lui. Gli telefonavo e gli raccontavo cosa accadeva in Parlamento. A volte pensavo che fosse caduta la linea, perché lui rimaneva in silenzio assoluto. Per lui ascoltare era naturale.

Passati quei 15 minuti nel suo ufficio, mi ringraziò, si alzò e se ne andò. Ricordo che, mentre tornavo a casa, mi chiamò mia mamma e mi domandò: “Beh, com’è andata?”. Io non seppi rispondere e dissi: “Mamma, non lo so. Non mi ha detto niente”. In realtà pensai che non fosse andata tanto bene, onestamente.

Tre settimane dopo, però, mi richiamarono dalla Casaleggio Associati e mi chiesero di tornare a Milano. Ero al settimo cielo, perché sentivo che c’era un’opportunità, e questo mi aiutò tanto in quel momento. Gli attacchi di panico c’erano ancora, ma avevo iniziato a imparare a gestirli.

Mi pagarono di nuovo il biglietto del treno, andai a Milano, entrai nella stessa sala, stessa identica dinamica. Mi sedetti su una sedia, Gianroberto davanti a me, spense il cellulare e mi chiese: “Puoi approfondire il tema di quella questione di cui mi avevi parlato?”.

Gli avevo raccontato che a Panama, in un quartiere che si chiama Chorrillo, avevo conosciuto dei giovani sicari. Gli raccontai il tema dei sicari a pagamento. Questa storia gli piacque e mi propose di tornare in America Latina per scrivere un libro su questo tema. Voleva lanciare una collana che si chiamava Adagio e quindi mi propose di scrivere un libro, di tornare in America Latina con un progetto legato a quello che sognavo di fare.

Mi diede l’opportunità di realizzare un sogno. Mi chiese: “Quanti soldi ti servono per questo libro?”. Gli chiesi 3.600 euro, comprensivi di viaggio, voli e spostamenti. Alla fine, per questo libro ho guadagnato 800 euro, ma in realtà ho guadagnato un pezzo di vita, la certezza di poter fare ciò che sognavo. Ho guadagnato respiro.

Andai così in America Latina, feci delle indagini e delle ricerche in Guatemala, Panama, Colombia, Ecuador e scrissi il mio primo libro: Sicari a 5 euro. Il titolo, tra l’altro, me lo suggerì proprio Gianroberto Casaleggio.

Mentre correggevo le bozze di Sicari a 5 euro, che sarebbe uscito alcune settimane dopo, decisi di candidarmi alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle. In quel momento mi ero preso due mesi di correzioni di bozze per migliorare il mio portoghese. Ero a Lisbona, in un quartiere storico chiamato Mouraria. Condividevo un appartamento con due ragazzi brasiliani, Kardec e Renato.

Correggevo le bozze del libro e lì feci quel video di candidatura con il Movimento 5 Stelle. Incontrai di nuovo Gianroberto quando venni eletto.

Gianroberto è tutto questo: una persona che sapeva dare opportunità, che riusciva a guardare oltre, a comprendere il valore delle persone ascoltandole. È stato una delle persone più importanti della mia vita, diffamata in vita e persino da morto. Quando è morto, mi è crollato tutto addosso, perché per me era non solo un punto di riferimento politico, ma un secondo padre.

Ricordo che, il giorno in cui morì, preparai la colazione perso nei miei pensieri, con gli occhi gonfi di lacrime. Dopo un po’, accesi la televisione: Dario Fo aveva convocato una conferenza stampa. Dario è diventato un mio amico negli ultimi anni della sua vita. Un po’ come un nonno, un’altra persona eccezionale. Fece quella conferenza stampa per dare coraggio ai figli politici di Gianroberto. Dario capì perfettamente il momento, capì che eravamo smarriti e volle metterci la faccia, dicendo: “Ce la faranno”.

Il giorno dopo andai a salutare Gianroberto. Beppe non piangeva, ma aveva gli occhi lucidi. Eravamo intorno al corpo di Gianroberto in silenzio. Gli voleva un gran bene: avevano condiviso anni, parlandosi ogni giorno. Poi Beppe ruppe il silenzio con una battuta meravigliosa, per noi: “Avevamo anche You and Me”. Faceva riferimento a quel contratto telefonico che permetteva di chiamarsi ogni giorno.

In quel momento drammatico, una risata ci fece sentire più leggeri, grazie alle parole pronunciate da un grande uomo. Vi racconto questa storia perché ci tengo a condividere con voi ciò che è accaduto e darvi più elementi per capire il percorso che ho fatto. La ricchezza più grande che ho avuto in questi anni è stata l’opportunità di conoscere grandi uomini e grandi donne.

Grazie di tutto Gianroberto. Tanti auguri!

Nessun post

Read the original on alessandrodibattista.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.