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Al di lá del Velo di Maya 🌊 · Jan 31, 2026

Oblio del tempo

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Franz Simonini · Al di lá del Velo di Maya 🌊

di Franz Simonini, 31 Gennaio 2026 (lettura 7 minuti)

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Il multitempo unificato

Esiste un tempo che avanza, un altro che ritorna e un terzo che si plasma in una sincrasi aurorale. I popoli non sono mai privi di una grammatica temporale: ogni collettività pensa sé stessa nel tempo e tramite il tempo, ne fa materia di dominio, strumento di legittimità, fondamento di creazione e proiezione. La percezione del tempo non è mai neutrale.

L’Impero, come forma di collettività, per esistere ha bisogno di ordinare lo spazio, ma per sussistere deve controllare il tempo. Stabilire il passato attraverso il presente plasmando il futuro.

Un meccanismo che forma la realtà attraverso l’inconscio temporale. Ogni Impero, nel momento in cui tocca il proprio zenit non si muove all’interno di un singolo modello temporale. Muove la propria traiettoria storica in una forma di compenetrazione di elementi metafisici che diventano essenza manifesta.

Un tempo rituale, sacro e ciclico che fonda la propria legittimità attraverso una forma mitopoietica della storia eternizzando e sacralizzando l’ego imperiale.[1]

Il kairós si fa spazio materiale nella volontà di potenza attraverso la pianificazione della visione strategica e tattica trasformando gli elementi geografici in teatri di conquista.[2]

Nella sua forma escatologica che inscrive la fine dentro l’inizio[3] creando forme di schizofrenia tra eternità e morte.

In questo intreccio di temporalità – rituale, materiale ed escatologica – la collettività imperiale assume una forma complessa capace di abitare il tempo in tutte le sue dimensioni. Un multitempo unificato che sembra vivere di isomorfismo, ma che dipende nelle sue sfumature primarie dalle complessità psicologiche derivate dall’essenza storica e antropologica di ogni collettività. Una percezione profonda che ne determina la traiettoria complessiva.

Read the original on aessenzageopolitica.substack.com

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