Sto finalmente respirando.
Mentre ti scrivo, sono seduta davanti alla finestra della cucina. Piove. Ascolto il suono del vento e dell’acqua che scende sul suolo, che penetra profonda fino alle radici. Le fronde degli alberi davanti a casa si muovono in una danza: gioiscono a questo improvviso cambio di temperatura, a questa vita rinnovata che cade dal cielo.
Ti lascio un piccolo frammento di questa gioia, sperando che possa arrivare anche al tuo cuore.
Oggi voglio condividere qualcosa di più personale con te.
Grazie alle ultime due settimane di riposo (dopo due mesi di viaggio tra le aziende delle persone che seguo e vari eventi nel campo dell’agroecologia) ho finalmente avuto modo di fermarmi. Riflettere. Assorbire, osservare, digerire, evolvere.
In questo periodo, alcuni amici mi hanno chiesto spesso: “Ma se il tuo sogno è avere un progetto agricolo, perché non ricominci? Trovi un terreno in affitto e riprendi a fare agricoltura?”
È facile rispondere che questo non è il momento, che la vita è semplicemente diventata quello che è e la lascio scorrere.
Ma…io che lascio scorrere. Non è propriamente nella mia indole.
Sono sempre stata una progettatrice e costruttrice di sogni. Fin da piccola, qualsiasi cosa mi mettessi in testa, in qualche modo dovevo farla. Ce l’ho nel DNA: entrambi i miei genitori sono così, così come mio fratello. È difficile toglierci qualcosa dalla mente quando diventa il nostro obiettivo.
Con il tempo e con le cicatrici della vita, ho imparato a lasciare andare e ad accettare ciò che non può essere, a guardare la realtà in faccia invece di costruire castelli in aria. Ma questo non vuol dire che ho smesso di inseguire i miei sogni.
La prima è che sono ancora scottata da quello che è successo.
Se non conosci questa storia ti suggerisco di andare ad ascoltare l’episodio del podcast dove l’ho raccontata 👇
Ho perso la mia azienda agricola, ma non il mio sogno...
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August 21, 2025
Il lutto per quello che ho perso è ancora forte dentro di me. È migliorato, ma arrivano ancora ondate di tristezza e senso di ingiustizia. Quando le emozioni sono così presenti, c’è una stanchezza che porta a non voler riprendere quella strada.
Perché dentro di me torna sempre questa domanda: “E se succede di nuovo? Se costruisco e costruisco, e poi devo disfare tutto?”
Ho cercato di chiudere quello che avevo costruito con il mio ex-compagno a fine 2024: buttarmi tutto alle spalle, ricominciare. Eppure ci sono state questioni amministrative e burocratiche che per forza di cose mi sono dovuta trascinare fino al mese scorso.
Due anni dopo.
Il solo pensiero di rifare tutta la burocrazia per avviare un nuovo progetto - l’affitto dei terreni, le SCIA, l’ASL, i piani grafici, i regolamenti - mi dà ancora un gran mal di stomaco.
Come posso ricominciare qualcosa di bello, se ancora ho queste sensazioni?
Non fraintendermi: la luce è ancora lì. Mi fermo ogni tanto a guardare i terreni intorno a dove abito adesso e mi ritrovo a sognare. Li vedo già ripuliti, recintati. Immagino un sistema agro-silvo-pastorale su terrazzamenti, alberi da frutto ai bordi, orto sui pianali, forse lamponi e fragole, funghi nel bosco, galline al pascolo turnato sugli appezzamenti più in piano. Immagino le persone del paese che passano a chiacchierare durante le ore di lavoro, contenti che una donna giovane stia riprendendo a coltivare i loro terreni di famiglia abbandonati. Non te lo diranno mai, ma te lo faranno capire con piccoli gesti quotidiani.
Poi ritorno alla realtà. E ancora la paura è troppo grande. Perché avviare un progetto agricolo è un’impresa seria: fa paura anche a chi non ha i miei stessi trascorsi.
La seconda verità è che la vita e il lavoro che mi sono costruita mi soddisfano profondamente.
Forse non sto realizzando il mio sogno agricolo direttamente. Ma sto aiutando altre persone a realizzare i propri e devo dire che è molto appagante. Lo sto facendo potendo comunque coltivare il mio piccolo orto, tenere le galline, seguire le api.
Ho l’opportunità di viaggiare, conoscere persone e luoghi nuovi. A livello professionale, sto crescendo a una velocità che non avevo previsto: vedere contesti così diversi tra loro - tipologie di suolo differenti, situazioni personali di partenza così distanti - mi arricchisce in modi che non avrei immaginato. Mi fa sempre più affermare che davvero tutto è possibile. Dobbiamo solo capire qual è il nostro percorso unico.
E forse ancora io sto cercando il mio. I sogni cambiano e credo che il mio si stia trasformando, solo che ancora non so esattamente come lo vorrei perché sto ancora esplorando un percorso di vita nuovo e inatteso che ha bisogno di tempo per maturare.
E poi c’è un’altra cosa, che sento molto forte: sto contribuendo a cambiare qualcosa, al di là del mio orticello.
Dopo l’università avevo capito che potevo cambiare il mondo solo dal mio progetto e mi ero distanziata da qualsiasi forma di advocacy politica in campo agricolo. Nell’ultimo periodo, invece, sto trovando un appagamento profondo nel fare pressione anche fuori dalla mia bolla. È una parte di me che mi era mancata molto.
Trovo quasi buffo come fino a qualche anno fa credessi di essere sul percorso giusto della mia vita e poi è arrivato un uragano. Nel ricostruire, mi sono ritrovata a costruire qualcosa di molto più affine a me. Ho ripreso pezzetti di Adelaide che avevo lasciato indietro.
Perché siamo complessità, abbondanza e moltitudine anche noi. Tenere tutto insieme non è per niente facile.
Ho pubblicato ogni settimana da dicembre: sono già 7 mesi. Questo Diario si prende due settimane di ferie. Anche il riposo genera abbondanza e creatività, e ogni tanto me lo scordo.
Prima di partire, però, ti chiedo una cosa.
Cosa ti è piaciuto di questo progetto editoriale, in questi mesi? C’è qualcosa che non ha funzionato per te, o qualcosa che vorresti leggere di più?
Puoi rispondere direttamente a questa email.
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Io a vent’anni ero una di loro, e fu proprio la condivisione online a farmi scoprire che questo mondo esiste.
Un abbraccio,
Adelaide 🥕
Sono Adelaide Valentini, agronoma, insegnante e contadina. Sogno comunità rurali che rigenerano territori ed ecosistemi. Ecco perché ti aiuto a trasformare il tuo sogno agricolo in realtà. Ne hai bisogno tu, ne ha bisogno il mondo.

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