Dopo aver passato gran parte della mia vita a giocare prima e a studiare poi, eccomi qui: ho 28 anni, una vita indipendente iniziata praticamente l’altro ieri, e la sensazione costante di non aver combinato abbastanza nella vita.
Abbastanza cosa, esattamente?
Un po’ tutto: relazioni, luoghi esplorati, possibilità lavorative, tempo, soldi, opzioni.
Ma almeno non mi sento sola. Sono circondata da coetanei che si sentono esattamente allo stesso modo. Giovani adulti che vogliono un “di più” imprecisato dalla vita e che vivono con l’ansia di doverlo raggiungere il prima possibile, unicamente con le proprie forze.
Quindi, cosa fare quando le vocine perennemente insoddisfatte pervadono le nostre povere menti? Non aspettatevi risposte certe dalla sottoscritta, siamo sulla stessa barca amici. Però ecco, una cosuccia che mi ha sempre aiutato ci sarebbe.
Quando dentro sento il caos emotivo, cerco uno straccio di risposta attorno a me. Non sono particolarmente religiosa (ciao mamma, scusa se non vado più a messa) ma se presto attenzione mi accorgo che esistono dei segnali là fuori, apparentemente casuali, eppure incredibilmente precisi. Chiamateli segnali dell’Universo, energie cosmiche, Dio, poco cambia.
A me, di recente, ne è arrivato uno molto chiaro. Diceva più o meno così:
sii te stessa
datti tempo
non fare tutto da sola
Per riassumere: datti una cavolo di calmata.
Il messaggio è arrivato in modo un po’ criptico (altrimenti che gusto c’è?), ma nel momento giusto. Un libro ha attirato subito la mia attenzione in mezzo a tantissimi altri, in una libreria in cui sono entrata per caso, durante una gita improvvisata all’ultimo. Succede sempre così.
Il libro si intitola “Un sogno di polvere e acqua” e racconta la storia meravigliosa della famiglia che ha inventato la Moka.
Alfonso Bialetti è l’uomo che ha inventato la Moka, nel 1936.
Io mi immaginavo di leggere la storia di un genio fuori scala, uno con qualche dote sopra la media. Una specie di Steve Jobs degli anni Trenta. Insomma, stiamo parlando della Moka, altro che iPhone.
E invece no, cari miei.
Alfonso Bialetti era un uomo semplice, come potrebbe essere un nostro nonno. Uno di quelli che ha visto due guerre mondiali e che sapeva accontentarsi della fortuna di essere vivo, di avere un tetto sopra la testa e una famiglia accanto.
Eppure, senza l’ansia di dover fare sempre di più che ci accompagna oggi, ha realizzato il suo sogno più grande: inventare qualcosa di nuovo. Con una precisazione importante: ci ha messo una vita intera. Non un anno o due. Di certo non “prima dei trent’anni”.
Dalla sua storia emergono tre aspetti del successo di Alfonso, dannatamente controintuitivi per noi Millenials/Gen Z.
Alfonso sapeva di voler inventare qualcosa di nuovo, ma non aveva la minima idea di come ci sarebbe arrivato. Non aveva un piano preciso. Semplicemente assecondava la sua natura e faceva ciò che gli veniva naturale, con gli strumenti che aveva. Nel suo caso, osservare il mondo e disegnare sul suo taccuino. Ed è proprio osservando sua moglie che faceva il bucato e facendo uno schizzo veloce tra i suoi appunti, che un giorno intuisce di poter costruire una caffettiera.
Capito?
Niente liste di obiettivi da spuntare prima dei trent’anni.
Niente vision board scopiazzate da Pinterest.
Niente libri motivazionali sul comodino.
Ed ecco il primo messaggio cosmico: non devi sapere tutto subito. Devi solo restare fedele a ciò che sei.
Alfonso Bialetti non ha avuto fretta. Non ha proprio potuto concedersi questo lusso.
La sua invenzione ha richiesto letteralmente una vita intera, fatta di eventi che, messi insieme, raccontano molto più di qualsiasi “percorso di successo”.
Qualche esempio?
Annotare su un taccuino la costellazione di Orione il giorno in cui nasce Ada, la sua futura moglie.
Andare a Parigi per imparare a fondere le leghe.
Ritrovare Ada anni dopo, innamorarsene e sposarla.
Costruire un’officina con enormi sacrifici, fallire, perdere tutto e ricominciare.
Allargare la famiglia, avere un figlio – Renato – completamente diverso da lui.
Rischiare di perdere sua moglie.
Rischiare di perdere suo figlio.
E, infine, lasciare che fosse proprio quel figlio a prendere in mano il futuro della sua invenzione.
E questi sono solo alcuni passaggi. La storia completa è ancora più complessa e affascinante (l’ho raccontata meglio nel blog).
Il messaggio, però, è chiarissimo: non stai perdendo tempo. Stai solo vivendo.
Alfonso non è mai stato davvero solo. La Moka non è l’invenzione di un uomo, ma di una famiglia intera.
Nulla sarebbe successo se non avesse incontrato Ada. Se non avesse avuto quattro figli, che lo hanno costretto a cambiare strada più di una volta. Se uno di loro, Renato, non avesse preso in mano la situazione, rivoluzionando il mercato del caffè.
E allora la domanda viene spontanea: perché vogliamo fare tutto, subito, e per di più da soli?
Adoro le vision board e gli obiettivi per il nuovo anno. E sono anche d’accordo con chi dice che senza obiettivi non si va da nessuna parte. Però, dopo aver letto la storia della Moka, tutte queste liste ispirazionali – che siano scritte o per immagini – mi sembrano inutili forzature.
Nessuno ci obbliga a correre verso un traguardo perfettamente chiaro e delineato, con l’orologio in mano, l’ansia di dover arrivare il prima possibile e, possibilmente, da soli. Misurarsi così è un esercizio inutile e crudele.
Anche perché non è la campestre obbligatoria delle medie. È la vita, con i suoi tempi, i suoi ostacoli e tutto il resto.
E Alfonso Bialetti ci insegna una cosa fondamentale: le cose non accadono nonostante la vita, ma grazie alla vita. E grazie alle persone che, lungo la strada, camminano con noi.
☕Il mio ultimo articolo sulla storia incredibile dell’invenzione della Moka Express Bialetti
📖Il libro che ho usato come fonte: “Un sogno di polvere e acqua”, di Celestina Bialetti e Alessandro Barbaglia
💫Ci ho scritto anche una recensione (perché mi è piaciuto troppo e il mondo dei coffee lovers doveva saperlo)
📬Una newsletter perfetta per gli amanti del caffè, della lentezza e delle parole sussurrate: Briciole di croissant, parole e caffè di Elena Arcudi. Vi basterà sbirciare nel suo profilo per sentirvi istantaneamente rilassati e avvertire magicamente profumo di caffè, anche se appare solo per immagini.
🎄Una lettura super interessante, natalizia e che si legge nel tempo di un caffè: Tutto cominciò dal Nadalin, Cibo Ludens - Il bollettino dei Dodici Ghiotti. Questa è dedicata a chi, come me, preferisce senza ombra di dubbio il Pandoro al Panettone. Colpa di quei maledetti canditi!
Al prossimo viaggio, con l’acquolina in bocca 😋
Chiara ☀️
Grazie per aver letto fino in fondo. Se ti è piaciuto e vuoi supportarmi, sentiti libero di condividere.
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.